Con la fiducia al maxiemendamento il decreto passa alla Camera per l'approvazione definitiva: tra le novità la «tassa sulle calamità» per le opere regionali finanziate dal Fondo protezione civile. La legge di conversione del decreto semplificazioni si appresta a percorrere gli ultimi metri in Parlamento. La scorsa settimana, infatti, è stato completato il passaggio al Senato, durante il quale il Dl ha incassato le ultime modifiche. Si tratta, per le costruzioni, della cancellazione della depenalizzazione dei reati collegati alle costruzioni in mancanza di autorizzazione paesaggistica e del ripristino della possibilità, da parte della Regioni, di attingere al Fondo per la Protezione civile in caso di stato di emergenza. A questo punto il testo è sostanzialmente definitivo. Non c'è più tempo per un ulteriore passaggio parlamentare: il decreto, infatti, scade il 9 aprile. Sarà approvato questa settimana alla Camera, in via definitiva. Un ulteriore intervento in materia di semplificazioni sarà oggetto di un disegno di legge, che raccoglierà gli spunti emersi durante l'analisi del Dl 52012, come annunciato in Aula dal ministro della Funzione pubblica, Filippo Patroni Griffi. La modifica più importante per l'edilizia arriva all'articolo 44 del decreto, dove viene cancellato il comma 2. Un cambiamento chiesto a gran voce dalle associazioni ambientaliste, appoggiato in Parlamento dalla Lega e poi avallato da un accordo tra Governo e partiti. La questione riguarda le opere eseguite in assenza di autorizzazione paesaggistica. Il Dl semplificazioni, nel passaggio cancellato, andava a modificare l'articolo 181 del codice dei beni culturali (Dlgs 422004). Fermo restando il principio generale, secondo il quale chi costruisce senza autorizzazione paesaggistica è perseguibile, oltre che con una sanzione amministrativa, anche per vie penali, veniva creata una importante eccezione. Si facevano, in pratica, saltare tutte le sanzioni penali per tre ipotesi: i lavori realizzati in assenza o difformità dall'autorizzazione paesaggistica che non abbiano determinato creazione di superfici utili o aumento dei volumi legittimamente realizzati; l'impiego di materiali in difformità dall'autorizzazione paesaggistica; i lavori configurabili come manutenzione ordinaria o straordinaria. Questo, però, sulla base del presupposto che l'autorità competente (la Regione, previo parere della Soprintendenza) si fosse prima pronunciata sulla «compatibilità paesaggistica» dell'intervento in questione. Una sola l'eccezione, nella quale restava la sanzione penale: il caso di costruzioni in aree tutelate che abbiano comportato un aumento di cubatura superiore al 30 per cento. Il cambiamento, leggermente rivisto in sede di conversione alla Camera, serviva ad alleggerire il carico sanzionatorio per alcune ipotesi di costruzione abusiva considerate di minore impatto ambientale. Associazioni come Legambiente hanno, però, gridato al condono mascherato. E sono state ascoltate dalla maggioranza parlamentare. La modifica apportata al Senato, allora, fa tornare il sistema al passato, come se nulla fosse accaduto in questi mesi. Per le tre tipologie di illeciti citati sopra continueranno a esserci sanzioni penali, ma solo nel caso in cui ricadano in aree di notevole interesse pubblico o in aree tutelate dal codice dei beni culturali. La seconda modifica, invece, riguarda il Fondo nazionale di Protezione civile. E, anche in questo caso, si tratta di un ritorno al passato. Il maxiemendamento votato al Senato cancella un'abrogazione contenuta negli allegati del decreto e, in pratica, ripristina la norma per la quale, in caso di dichiarazione di stato di emergenza, le Regioni possono attingere al Fondo presso Palazzo Chigi. Non possono farlo, però, gratis. Tutto quello che prelevano deve essere reintegrato «in pari misura con maggiori entrate derivanti dall'aumento dell'aliquota dell'accisa sulla benzina». Quindi, mettendo le mani nel Fondo si innesta una partita di giro che, alla fine, porta un aumento dei prelievi verso i cittadini alla pompa di benzina. Tanto che questo meccanismo è stato definito «tassa sulle calamità».