Un' altra tessera del puzzle del Caravaggio degli ultimi anni in fuga tra Malta, Napolie la Sicilia sembra trovare infine la sua collocazione; e non è un tassello da poco, visto che riguarda la "Natività" palermitana trafugata nel 1969 e, da allora, vicenda noir in quella trama romanzesca che fu tutta la vita del Merisi. Su quel dipinto con i santi Francesco e Lorenzo, Maria seduta per terra come nell' iconografia dell' Umiltà e il bambino «abbandonato a terra come un guscio di tellina buttato», per citare la superba ekfrasis di Longhi, i dubbi erano molti. Il dipinto fu realizzato durante l' anno siciliano, tra l' estate del 1608 e quella successiva, a fare compagnia alle altre opere note tra Siracusa e Messina, oppure pervenuto per altre strade, e in altri tempi? La critica non è mai stata concorde, dibattendosi tra la diversa cifra figurativa dell' opera di Palermo rispetto alle altre siciliane, caratterizzate da luci filamentose e bagliori sordi come smarriti in grandi ambienti in ombra, e la sequenza dei fatti documentati nei drammatici mesi isolani che lasciavano aperto uno spiraglio per un eventuale soggiorno di Caravaggio a Palermo. Una finestra breve, un mese e mezzo al massimo tra le notizie riportate nell' agosto del 1609, quando è a Messina, e l' ottobre dello stesso anno, quando giunge notizia di una aggressione di cui è vittima a Napoli che quasi lo sfigura. Della figurazione di quel puzzle abbiamo adesso nuove ricostruzioni. Giovanni Mendola, storico dell' arte e paziente segugio di archivi, che già in passato aveva indagato il soggiorno di Van Dyck a Palermo prolungandolo di un anno, ha scoperto nuove fonti, collegato quelle note che di continuo arricchiscono la nostra conoscenza dei fatti di Caravaggio, dato consistenza a personaggi (mercanti, banchieri, bottegai, confrati) che si muovono nell' orbita della biografia e dell' opera del pittore come una folla sfocata, ed è pervenuto alle conclusioni esposte l' altro giorno in una affollata conferenza alla chiesa di Sant' Antonio Abate allo Steri: Caravaggio non è mai stato a Palermo, la "Natività" è stata dipinta a Roma nella primavera del 1600 ed è arrivata in città per i consueti canali commerciali entro pochi mesi, quando (nuova fonte) la Compagnia di San Francesco in San Lorenzo commissiona la doratura della cornice dell' altare maggiore dell' oratorio. Il documento è del 28 luglio, e a quella data il dipinto doveva quindi ragionevolmente essere pronto per la sua collocazione. In questo modo si sciolgono tante incongruenze: dal punto di vista stilistico innanzitutto, visto che la tela palermitana ha sempre mostrato legami evidenti con i primi grandi cicli romani di San Luigi dei Francesi e di Santa Maria del Popolo realizzati tra il 1599 e il 1602 (inquadrature più ravvicinate, luci e colori più nitidi), ma anche per una maggiore verosimiglianza dei fatti. Anche se a Siracusa dipinge il "Seppellimento di Santa Lucia" quasi senza preparazione, nella fretta di chi è braccato, difficilmente Caravaggio avrebbe potuto realizzare la "Natività" nelle poche settimane concesse dalle notizie certe, soprattutto se, come sembra dalle riproduzioni, l' opera ha una stesura più accurata e lenta che il pittore in ansia (le fonti lo descrivono stravolto e come fuori di sé) difficilmente avrebbe avuto modo di impiegare. Altri interrogativi tuttavia si aprono: se il dipinto è stato commissionato per l' oratorio - nessuno lo ha mai messo in dubbio - chi sono stati i mediatori, e quali i rapporti tra Roma e la Sicilia che hanno reso possibile la committenza? In quell' anno di grazia 1600 Caravaggio era appena approdato ai primi incarichi pubblici, ed era artista contesoe di caro prezzo. Non alla portata di tutti. È a questo punto che interviene la lettura d' archivio di Mendola. Parte da un documento (24 aprile del 1600) in cui un banchiere senese, Fabio Nuti, impegna Caravaggio per un dipinto di cui ci sono note le misure (palmi 12 per 7 o 8: sono quelle della "Natività") ma non il soggetto; scopre che Nuti era in relazione con un confrate dell' oratorio palermitano, Cesare da Avosta, che nel marzo 1601 presenta una lettera di cambio del senese (riguarda l' opera del Merisi? Gli indizi sono tanti), e intorno ai capi di questo filo ordina una serie di figure tra Roma e Palermo direttamente o meno riconducibili a Caravaggio: pittori come Mario Minniti, Paolo Brame e Lorenzo di Carlo, notai come Giovanni Agostino Tullio, ecclesiastici come fra' Vincenzo da Chiusa Sclafani, nobili ed eruditi come Berlinghiero Ventimiglia e Mariano Valguarnera. Una rete di relazioni ampia al punto da assicurare i canali attraverso cui la "Natività" ha compiuto le sue tappe sino all' oratorio palermitano, la cui costruzione in una città in piena riconfigurazione urbanistica era terminata pochi anni prima e che la confraternita si stava preoccupando di dotare degli arredi sacri e di decorare. In questo gioco di incroci e di raffronti Mendola va anche oltre, e suggerisce di riconoscere, nella modella che ha posato per Maria, una delle donne che compaiono negli atti che affiancano la vita turbolenta di Caravaggio. Un nome noto alle cronache giudiziarie, insieme a quelli di Fillide Melandroni e di Lena Antonietti, Anna Bianchini, Annuccia: fulva di capelli, minuta. È lei la Madonna della "Natività" perduta? Di certo fece una brutta fine, ripescata morta nel Tevere nel 1604 dando adito forse alle voci che volevano che Caravaggio si fosse ispirato al cadavere di una prostituta romana annegata per la sua "Morte della Vergine" del 1606. Il gioco delle somiglianze con altre figure caravaggesche è, appunto, un gioco che ciascuno può fare e che ci riconduce a quella temporalità quotidiana sordida, vitale e disperata in cui Caravaggio fece balenare, con la luce della sua pittura, la possibilità redentrice della grazia.
L' ULTIMO MISTERO di CARAVAGGIO
Riassunto in 200 parole:
Un dipinto di Caravaggio, "Natività" palermitana, trafugato nel 1969, sembra trovare la sua collocazione. Il dipinto, realizzato tra l'estate del 1608 e l'estate successiva, era stato commissionato per l'oratorio palermitano. Tuttavia, la critica non era concorde sulla sua provenienza. Giovanni Mendola, storico dell'arte, ha scoperto nuove fonti che collegano il dipinto a Roma. Mendola ha trovato un documento del 28 luglio 1600 in cui un banchiere senese, Fabio Nuti, impegna Caravaggio per un dipinto di misure simili a quelle della "Natività".
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