Non possono essere vendutigli edifici pubblici che hanno oltre cinquantanni di storia alle spalle. Il Colosseo, come ha ripetuto per mesi e mesi il ministro Urbani, non sarà certo messo in vendita e, almeno per ora, non cambieranno padrone neanche gli appartamenti dell'Istituto autonomo case popolari, costruiti oltre cinquant'anni fa. Il divieto nasce dal "codice" Urbani, o decreto per la salvaguardia dei beni culturale e del paesaggio e da una circolare: «Non si possono alienare gli edifici pubblicisi leggesenza il placet del ministero del Beni culturali gli edifici pubblici». E in particolare «quegli edifici che hanno un interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico, con alle spalle più di mezzo secolo di vita». E proprio il codice Urbani ha messo in difficoltà molti notai, che hanno sospeso i contratti in attesa di sapere se è indispensabile il via libera del ministero. Che i palazzoni di corso Iglesias e via Sanzio o le palazzine di via Asproni e via Satta facciano parte dell'ipotetica lista di edifici di "interesse artistico, storico" e via discorrendo, potrebbe apparire eventualità singolare. L'impiccio però c'è: alcuni notai hanno sospeso le procedure di compravendita di alcuni appartamenti e locali commerciali dell'Istituto case popolari, dopo aver posto in evidenza che, in assenza del nulla osta del ministero q della soprintendenza ai Beni culturali, secondo il dettato dell'articolo 12 del decreto 42, il contratto non può essere perfezionato. Facile immaginare lo sconcerto di chi, da anni, attendeva di diventare finalmente proprietario della casa o del locale avuto in affitto: perplessità che sono aumentate quando si è diffusa la voce secondo cui altri professionisti avevano perfezionato l'atto di alienazione degli immobili e quindi non hanno ritenuto di sottostare alle disposizioni del "codice Urbani". Adesso molti si chiedono se quegli atti non siano impugnabili, con le conseguenze di una possibile beffa per chi pensava di aver ottenuto il risultato agognato per lungo tempo. La circostanza è confermata da Remigio Cabras, consigliere provinciale della Margherita e componente del consiglio di amministrazione dell'Iacp di Cagliari: «Si è avuta conoscenza del caso in questione spiega alla fine dell'anno passato. Per quanto mi riguarda, ho chiesto immediatamente lumi alla direzione dell'Istituto, affinchè fosse attivata, assieme alla Regione, la procedura per superare un ostacolo sicuramente insidioso». Lo Iacp la notizia è di ieri s'è già mosso, per ottenere il via libera all'alienazione di unità abitative che, per quanto "storicamente" legate alle vicende della nascita della "città del carbone", e dunque immobili da tutelare per la conservazione della forma originaria, non possono essere considerati beni pubblici "che presentano interesse artistico, storico, archeologico o etnoantropologico": a difenderne le forme architettoniche sarà più che sufficiente una disposizione del Piano urbanistico comunale, evitando di scomodare il ministero e le sue emanazioni territoriali. «Lo Iacp prosegue Cabras ha chiesto al ministero la stipula di una convenzione che autorizzi la vendita: l'augurio di tutti è che questo accordo arrivi al più presto possibile». Evitare ulteriori lungaggini burocratiche e diradare le incertezze relative ai diversi atteggiamenti dei notai rispetto alla necessità del via libera ministeriale: queste le esigenze che devono essere soddisfatte attraverso la convezione. A Carbonia, in tanti attendono di poter diventare proprietari della casa in cui vivono da anni: «In città spiega Cabras la proprietà dell'istituto è maggiore di quella del resto della provincia».