Finalmente lo buttano giù INVIATO A FIRENZE Ha i giorni contati l'ecomostro di Procchio, simbolo per eccellenza del terremoto giudiziario che nel 2003 sconvolse l'Isola d'Elba. In maggio sarà finalmente abbattuto, con le colonne grigie e nude ridotte in polvere e i solai di calcestruzzo fatti a pezzi. Doveva essere un centro servizi, con appartamenti, uffici, negozi e posti auto sotterranei. Invece è solo uno scheletro di cemento, 7500 metri cubi tirati su proprio nell'alveo del fosso Vallegrande, da cui è stato allagato il 7 novembre scorso. L'ultima in ordine cronologico, prevedibilmente la prima di una lunga serie prodotta dai mutamenti climatici: in una manciata di minuti ora viene giù la quantità di pioggia che prima ci metteva giorni a cadere. Per evitare disastrosi allagamenti, come quello dell'autunno scorso, bisogna ricostruire il reticolo idraulico, che a Procchio passa attraverso la demolizione dell'ecomostro: il fosso Vallegrande scorre proprio lì, ma non si vede. Fluisce nel cemento. È tombato e, quando s'ingrossa, allaga ogni cosa. L'intesa di Procchio. L'accordo per l'abbattimento è stato illustrato da Enrico Rossi, presidente della giunta regionale ma nella circostanza in veste di commissario straordinario per l'alluvione. Perché di accordo si tratta, con l'imprenditore Franco Giusti disponibile a farsi carico delle spese: «All'Elba ho già lasciato 12 milioni - racconta il proprietario dell'ecomostro -, ne spenderò altri 500mila per smantellare tutto». Il governatore ha ricordato che lo scheletro di cemento da otto anni ostacola il deflusso delle acque: «Restituiremo al torrente lo sbocco diretto al mare. Ma sarà sistemato anche il reticolo idraulico della valle». L'intervento costerà cinque milioni e garantirà lo smaltimento di ondate di piena fino a 29 metri cubi al secondo per un chilometro. Poi il paese di Procchio sarà sicuro e reso più bello dalla cancellazione della bruttura di cemento. «Arrivammo all'Elba nel 2002 - spiega Franco Giusti - e acquistammo da Edilmare il terreno con la concessione edilizia approvata». Un ecomostro "concessionato", come si dice in gergo tecnico, che nessuno avrebbe cancellato senza un accordo con l'intestatario della licenza: «Possono esser demolite solo le opere costruite senza autorizzazione. Quelle in regola, dobbiamo tenercele. Intanto, godiamoci questo risultato», ha aggiunto Enrico Rossi. Nel caso specifico, poi, non c'è mai stata un'ordinanza di demolizione e la disponibilità di Franco Giusti a trovare un'intesa costituisce la premessa perché s'intavoli un'ulteriore discussione, stavolta relativa a trasferire altrove i volumi edificativi previsti con l'ecomostro. Il nodo del paesaggio. D'altra parte i temi della tutela del suolo e del paesaggio rappresentano il punto nodale del futuro della regione. E Rossi ricorda di aver dato un incarico al centro di ricerca sul territorio e di aver siglato una convenzione col ministero dei beni culturali per mettere a punto il piano paesaggistico: «Il paesaggio rappresenta la nostra identità - ha spiegato il governatore -. Tutelarlo e mantenerlo è un compito prioritario, evitando che la Toscana diventi il luogo delle seconde case come se fosse la Florida d'Europa. Sarebbe una prospettiva devastante: per questo dovremo favorire il riuso e la ristrutturazione dei volumi esistenti». 13 milioni per l'Elba. Ai cinque milioni previsti per la zona di Procchio, se ne aggiungeranno altri otto (tre dei quali stanziati dal governo) per le azioni di ripristino e di prevenzione nei comuni di Campo nell'Elba e di Marciana. Si tratta di un primo stralcio, poiché l'intero piano d'interventi si aggira sui 50 milioni. Solo i danni denunciati dai privati, infatti, superano i due milioni: per ora saranno parzialmente ripagati, nella misura di 500mila euro. A questi si aggiungeranno i 200-250mila stanziati dalla Provincia di Livorno. Così sarà in questa fase, ha ricordato il presidente nella sua veste di commissario, poiché il governo ha stanziato tre milioni, «molti meno di quanti pensavamo». E dunque, tolta la quota d'indennizzo ai privati, due milioni e 420mila euro saranno destinati alle imprese, che sono soprattutto turistiche. Di più è difficile immaginare, visto che con Fidi Toscana sono state istruite un centinaio di pratiche da parte delle aziende elbane e lunigianesi, anche quest'ultime colpite da una disastrosa alluvione. Le banche però hanno concesso crediti solo per 2,6 milioni. Capitolo risarcimenti a parte, la Regione cercherà di mettere in sicurezza il territorio isolano sommerso in autunno dai torrenti in piena, con le strade trasformate in fiumi: per Procchio e Marina di Campo servono 25 milioni, 13 dei quali già stanziati dalla Regione compresi gli interventi di somma urgenza. Ma già ora «l'Elba è pronta alla stagione estiva - ha concluso Rossi -. Tutto è stato ripristinato. Basta andarci per rendersene conto. Tanto più che le tariffe dei traghetti Toremar non subiranno ritocchi per tutto il 2012».