Apre domenica alle visite del pubblico il sito archeologico emerso dai lavori di due anni fa ricco di reperti e manufatti Duemila anni di storia racchiusi in un unico sito archeologico. Questa la caratteristica della Domus romana riemersa circa due anni fa nel corso dei lavori di ristrutturazione del seminterrato di palazzo Orsucci tra via Cesare Battisti e via S. Giorgio di proprietà di Giuseppe Bulleri. Un ambiente suggestivo per un tuffo nel passato, partendo dall'epoca romana (I secolo a.C.) e passando da quella longobarda e medievale fino al Rinascimento che consentirà di ammirare l'evoluzione delle tecniche costruttive delle varie epoche. Un museo pubblico. Ora l'antica Domus sarà a disposizione del pubblico che da domenica potrà visitarla tutti i giorni dalle 9 alle 13 e dalle 14.30 alle 18.30. Ingresso 3 euro, 5 comprensivo della moneta di Augusto, gratuito per i bambini fino a dieci anni. Il sito archeologico rinasce grazie agli straordinari ritrovamenti che hanno portato alla luce due ambienti delimitati da muri perimetrali in pietra calcarea bianca trattata a liste come in uso all'epoca e i pavimenti di alcuni vani sotto i quali erano sistemate canalizzazioni in muratura per il deflusso delle acque piovane, ben visibili e protette da una teca in vetro. La scoperta di due anni fa. All'esterno i resti di un grande portico a colonne pavimentato a ciottoli, degradante verso quella che oggi è via S. Giorgio. Dalle pareti dell'edificio, ornate di intonaci dipinti, sono stati recuperati frammenti originali di nero, giallo ocra e rosso pompeiano, colore riproposto nella ristrutturazione attuale. Tra i ritrovamenti oggetti di vita quotidiana e di carattere votivo, come vasellame e frammenti di anfore usate per riti propiziatori. E una fibula in bronzo, eccezionalmente ancora funzionante, oltre a un Sesterzio con l'effige di Augusto divinizzato emessa dall'imperatore Tiberio intorno al 14 d.C. riprodotta per i visitatori del museo. Il fregio beneaugurante. Ma la scoperta più importante riguarda i frammenti di un rarissimo fregio in terracotta che ornava l'atrio del palazzo, raffigurante due putti che cavalcano altrettanti delfini, per i Romani simbolo beneaugurante di prosperità. Proprio da questo raffinato fregio prende il nome la Domus, chiamata appunto "Casa del fanciullo sul delfino". «Un ambiente esclusivo che trasferisce le suggestioni del passato ai tempi nostri attraverso un caleidoscopio di oggetti ed emozioni visive» dice Giulio Ciampoltrini della sovrintendenza dei beni archeologici della Toscana che ha diretto i lavori, auspicando che il sito susciti l'interesse dell'opinione pubblica e che possa essere inserito nei percorsi turistici. Richiamo per i turisti. «Un ritrovamento eccezionale che ci ha consentito di ottenere una risposta esplicita di un passato che continua a riproporsi in tanti luoghi del centro storico di Lucca, molti dei quali ancora segreti, che la comunità ha il dovere di tutelare e valorizzare, riportando alla luce gli aspetti più remoti della città». Così la dottoressa Elisabetta Abela che ha condotto gli scavi in condizioni particolarmente difficili per la presenza di acqua e fango che ha richiesto particolari opere di isolamento da infiltrazioni per consentire l'installazione degli impianti elettrici canalizzati, del sistema di climatizzazione e di riciclo d'aria e dei servizi tecnologici. Il tutto posto a quota oltre tre metri dall'attuale livello della strada. Il percorso lavorativo che ha portato alla scoperta del sito archeologico è stato ricostruito in un Cd di circa dieci minuti che sarà mostrato ai visitatori del museo. Il premio. Sarà inoltre istituito il premio Domus Romana Lucca Leader rivolto a coloro che operano sul territorio lucchese e che si sono distinti in attività professionali e imprenditoriali.
LUCCA. Domus romana, duemila anni di storia in un unico luogo
Riassunto in 200 parole:
Il sito archeologico della Domus Romana, scoperto due anni fa, è ora aperto al pubblico. La struttura, che risale all'epoca romana (I secolo a.C.), è stata ristrutturata e restaurata per renderla accessibile ai visitatori. Il sito comprende due ambienti delimitati da muri in pietra e pavimenti con canalizzazioni per il deflusso delle acque piovane. Sono stati recuperati molti reperti, tra cui oggetti di vita quotidiana, oggetti votivi e frammenti di arte antica. Tra i reperti più importanti vi è un fregio in terracotta raffigurante due putti che cavalcano delfini, considerato un simbolo beneaugurante per i Romani.
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