Asse Democratici Lega per indebolire il decreto su Roma capitale La legge dà alla Capitale poteri e strumenti finanziari importanti: dalle deroghe al Patto di stabilità, alla possibilità di rivolgersi direttamente al Cipe Passi la Lega, che dell'ostilità a Roma ha fatto il suo primo manifesto. Ma perché il Pd ha votato quelle «due cattiverie», come le ha definite Gianni Alemanno, contro la Capitale? La prossima settimana il Consiglio dei ministri darà il via libera definitivo al decreto per Roma Capitale. Si tratta di un atto formale, perché di fatto l'approvazione dei poteri speciali per la città è arrivata l'altra sera dalla Commissione bicamerale per l'attuazione del federalismo fiscale con il sì al secondo decreto. II testo è uscito dalla Commissione con l'attribuzione alla Capitale di maggiori strumenti in campo finanziario, per il turismo, per la protezione civile, per l'ambiente, per l'organizzazione. Significa, per esempio, che Roma godrà di deroghe al Patto di stabilità, che potrà rivolgersi direttamente al Cipe per i finanziamenti, che potrà dedurre i costi che sostiene per la sua funzione di Capitale d'Italia: per costruire le grandi opere non dovrà più aspettare eventi come il Giubileo o le Olimpiadi; per le spese per cortei o celebrazioni legati al suo ruolo otterrà un risarcimento economico. «Dal punto di vista dei finanziamenti, del Patto di stabilità, ma anche dei poteri, è stato fatto un grande passo in avanti con l'approvazione del decreto», ha spiegato ieri Alemanno, aggiungendo che ora il Campidoglio si metterà subito al lavoro sul nuovo Statuto che consentirà «di ridurre il numero dei municipi, dare nuove regole e introdurre il principio di pari opportunità». A completare questo percorso manca la legge regionale che renderà possibile il trasferimento dal Lazio a Roma delle competenze in materie come urbanistica, trasporti, attività produttive e sociali. Su questo tema però esiste già un protocollo siglato tra il sindaco e la governatrice Renata Polverini, quindi la legge «sarà fatta - ha detto il primo cittadino - il più rapidamente possibile». Eppure, nel quadro di questo «grande passo avanti», ci sono dei «nei», quelle «cattiverie» di cui ha parlato Alemanno. «Mi aspettavo che fosse confermata la norma sull'autonomia del Teatro dell'Opera», ha chiarito il primo cittadino, aggiungendo che «il Pd, che ha votato contro insieme alla Lega, ci deve spiegare perché ha fatto questo dispetto al teatro. E stata una cattiveria». L'altra «è stata fatta nei confronti degli assessori-consiglieri, perché è stata eliminata la possibilità della surroga», ovvero se un consigliere viene nominato assessore e poi esce dalla giunta non può più rientrare in aula come consigliere. In particolare la questione del Teatro dell'Opera, che resta alle "dipendenze" del ministero dei Beni culturali, è il sintomo di quelle «resistenze centraliste» di cui ha parlato ieri il deputato del Pdl e membro della Bicamerale per il federalismo Marco Marsilio. «Il Pd, l'Api, l'Idv e persino la Lega pur di contrastare Roma si sono messi a difendere strenuamente le prerogative dello Stato centrale», ha spiegato il parlamentare, sottolineando che «è il Pd che ha dato i voti necessari alle opposizioni per respingere, alla faccia del federalismo patrimoniale, il trasferimento della proprietà di Eur SpA, per lasciare il Teatro dell'Opera nelle mani burocratiche del ministero, per non scalfire alcuno dei poteri immensi e spesso arbitrari delle Soprintendenze del Mibac». Scelte che, ha chiarito Marsilio, sono in netta contraddizione con ciò che questi partiti affermano a proposito del decentramento e del riconoscimento alla Capitale di uno status adeguato alle sue funzioni. «Tutti - ha commentato Marsilio - ci si sciacquano la bocca, ma quando si tratta di passare dalle parole ai fatti nessuno molla il più piccolo ossicino». E' dunque per la responsabilità di queste forze politiche che il decreto, secondo Marsilio, «è deludente», non contiene tutti i poteri e le risorse che avrebbe potuto e dovuto assegnare a Roma. «I nemici di Roma - ha concluso il deputato del Pdl - sono venuti allo scoperto, e non si trattava solo dei leghisti che, almeno, sono "pagati" per questo: si tratta soprattutto di quelle forze politiche, a cominciare dal Pd, che hanno la faccia tosta di rivendicare un "grande risultato" per la Capitale e di aver "migliorato" il decreto, quando in realtà hanno fatto del loro meglio per seppellire la possibilità per la nostra città di decollare definitivamente. Tutto con l'ottica piccina e micragnosa di chi, per il timore di offrire al sindaco Alemanno un'opportunità di crescita e di successo, ha preferito la logica del "tanto peggio tanto meglio"».