Incassato l'ok dalla commissione bicamerale. Alemanno soddisfatto La commissione bicamerale per l'attuazione del federalismo fiscale ha dato parere favorevole per Roma Capitale. Hanno votato a favore di Roma Capitale il Pd e il Pdl. Linda Lanzillotta si è astenuta a titolo personale, quindi come rappresentante dell'Api e non del Terzo polo. Astenuto a titolo personale anche Rolando Nanninici, del Pd. Al momento del voto non erano presenti gli esponenti dell'Idv. La Lega che inizialmente aveva espresso parere negativo, si è allontanata dall'aula e non ha partecipato al voto. Prudente ma soddisfatto il Sindaco di Roma, Gianni Alemanno: "Attendiamo l'approvazione del Consiglio dei Ministri, che dovrebbe arrivare la prossima settimana. È un atto dovuto perché la legge sul federalismo fiscale prevede che i decreti legislativi, in seconda lettura, tengano conto delle modifiche effettuate in Commissione bicamerale, che non sono un optional. Nel decreto - ha aggiunto Alemanno - ci sono tre deroghe al patto di stabilità: la prima è relativa ai finanziamenti per Roma Capitale previsti dalla legge 396, la seconda riguarda i costi legati all'essere Capitale e la terza le funzioni trasferite. Per esempio verrà riconosciuto un ritorno economico per fronteggiare le spese di manifestazioni, celebrazioni e cortei. Ora - ha concluso il sindaco - manca la legge regionale sul versante dei poteri, che riguarda tutte le funzioni previste dalla legge delega: urbanistica, trasporti, attività produttive e sociali... tutte le materie su cui opera la città". La commissione bicamerale per l'attuazione del federalismo fiscale ha dato parere favorevole per Roma Capitale. Hanno votato a favore di Roma Capitale il Pd e il Pdl. Linda Lanzillotta si è astenuta a titolo personale, quindi come rappresentante dell'Api e non del Terzo polo. Astenuto a titolo personale anche Rolando Nanninici, del Pd. Al momento del voto non erano presenti gli esponenti dell'Ido La Lega che inizialmente aveva espresso parere negativo, si è allontanata dall'aula e non ha partecipato al voto. "Finalmente la commissione ha varato il decreto sulle funzioni di Roma Capitale - ha dichiarato il presidente della commissione Enrico La Loggia - si tratta di uno strumento prezioso per permettere alla città di meglio organizzare le sue molteplici funzioni sia a livello nazionale che internazionale. Questo fa sicuramente di Roma una città diversa rispetto alle altre del nostro Paese - ha aggiunto - a conferma del suo ruolo eccezionale, della sua storia, della sua arte e della sua cultura. Rispetto poi al decreto giunto dal governo - ha concluso - non esito a dire che lo abbiamo molto migliorato". E le reazioni all'approvazione del Decreto si sono avute soprattutto nella giornata di ieri, visto che il disco verde è arrivato solo nella tarda serata di giovedì. Prudente ma soddisfatto il Sindaco di Roma, Gianni Alemanno: "Attendiamo l'approvazione del Consiglio dei Ministri, che dovrebbe arrivare la prossima settimana. È un atto dovuto perché la legge sul federalismo fiscale prevede che i decreti legislativi, in seconda lettura, tengano conto delle modifiche effettuate in Commissione bicamerale, che non sono un optional. Nel decreto - ha aggiunto Alemanno - ci sono tre deroghe al patto di stabilità: la prima è relativa ai finanziamenti per Roma Capitale previsti dalla legge 396, la seconda riguarda i costi legati all'essere Capitale e la terza le funzioni trasferite. Per esempio verrà riconosciuto un ritorno economico per fronteggiare le spese di manifestazioni, celebrazioni e cortei. Ora - ha concluso il sindaco - manca la legge regionale sul versante dei poteri, che riguarda tutte le funzioni previste dalla legge delega: urbanistica, trasporti, attività produttive e sociali... tutte le materie su cui opera la città". Poi una polemica con il Pd: "Mi aspettavo venisse confermata la norma sull'autonomia del Teatro dell'Opera. Il Pd, che ha votato contro insieme alla Lega, deve spiegarci perché ha fatto questo dispetto al Teatro dell'Opera, non si capisce questa cattiveria. Un'altra cattiveria - ha aggiunto Alemanno - è stata fatta nei confronti degli assessori consiglieri togliendo la possibilità della surroga, per cui se un consigliere che viene nominato assessore esce dalla giunta, non può più rientrare in Consiglio". Soddisfazione anche del Presidente della Provincia di Roma e possibile sfidante di Alemanno alle prossime elezioni comunali: "Sono molto soddisfatto che il processo di riforma vada avanti. Il passaggio parlamentare lo ha migliorato e rafforzato, e questa e' una buona notizia per la città. Ci sono alcuni aspetti di modifica, ma credo marginali, che non credo sbagliati: quello della surroga dei consiglieri comunali rischiava, anche se non era così, di essere interpretato al di là della volontà come una domanda di privilegio rispetto ai colleghi degli altri 8.000 comuni. Se si è pensato di toglierla è perché quella norma non era strettamente connessa alle funzioni di Capitale e quindi non era corretto ci fosse. Sostanzialmente condivido il giudizio del sindaco che si tratta di un importante passo in avanti". Di diverso avviso, rispetto sia ad Alemanno che a Zingaretti, Marco Marsilio, deputato del Pdl che è anche componente della Commissione Bicamerale: "Il secondo decreto per Roma Capitale è deludente, contiene misure appena sufficienti per giustificare il nostro voto favorevole. Ma se non contiene più poteri e più risorse, la colpa è delle resistenze 'centraliste' messe in atto dal governo, dal Pd, dall'Api, dall'Idv e persino dalla Lega, che pur di contrastare Roma si è messa a difendere strenuamente le prerogative dello Stato centrale. E il Pd, infatti, che ha dato i voti necessari alle opposizioni per respingere il trasferimento della proprietà di Eur SpA (alla faccia del federalismo patrimoniale), per lasciare il Teatro dell'Opera nelle mani burocratiche del Ministero, per non scalfire alcuno dei poteri immensi e spesso arbitrari delle Soprintendenze del Mibac. In sostanza, tutti parlano di federalismo e si sciacquano la bocca sulla necessità di riconoscere alla Capitale ruoli e risorse adeguate, ma quando si tratta di passare dalle parole ai fatti nessuno molla il più piccolo ossicino. Tutti restano abbarbicati alle loro competenze e prerogative. A gran fatica siamo riusciti a far passare il concetto che i soldi che Roma spende non per i propri cittadini, ma al servizio dell'intera Nazione - ha sottolineato Marsilio - , devono almeno essere scomputati dal Patto di stabilità; ma perché questo principio venga applicato bisognerà ogni anno passare per una trattativa e per uno stanziamento di fondi nella legge di stabilità. I nemici di Roma sono venuti allo scoperto, e non si trattava solo dei leghisti (che, almeno, sono 'pagati' per questo): si tratta soprattutto di quelle forze politiche, a cominciare dal Pd, che hanno la faccia tosta di rivendicare un 'grande risultato' per Roma e di aver 'migliorato' il decreto, quando in realtà hanno fatto del loro meglio per seppellire la possibilità per la nostra città di decollare definitivamente. Tutto con l'ottica piccina e micragnosa di chi - per il timore di offrire al sindaco Alemanno una opportunità di crescita e di successo - ha preferito la logica del 'tanto peggio tanto meglio. Soddisfazione, invece, del Capogruppo del Pd di Roma Capitale, Umberto Marroni: "L'approvazione del secondo decreto è una notizia positiva per Roma. Le proposte avanzate dal Partito Democratico e approvate dalla bicameralina hanno trasformato il decreto in un passo in avanti per una vera riforma di Roma Capitale dando sostanza soprattutto per quel che riguarda l'aspetto finanziario, ad un provvedimento che rischiava altrimenti di essere una scatola vuota. Si affronti ora una seria discussione sui poteri tramite legge regionale evitando inutili meline e velocizzando il processo di trasferimento di quelle competenze utili e necessarie a semplificare l'azione di Roma Capitale nella gestione ordinaria e straordinaria della città". Poi una risposta alla polemica aperta dal Sindaco Alemanno sul Teatro dell'Opera: "Vista la collaborazione tra il relatore del PDL Leo e quello del PD Causi, mi sembra improprio l'utilizzo da parte del Sindaco del termine 'cattiveria', in quanto, seppur discutibili, le scelte da parte delle istituzioni vengono fatte secondo il metro dell'opportunità, dove per opportunità si intende una valutazione seria delle ricadute sulla cittadinanza e sul governo della città". "La scelta del Partito Democratico sul Teatro dell'Opera è stata una scelta dettata dalla necessità di garantire alla struttura operistica di Roma risorse utili reperibili attraverso una sinergia di intervento tra Comune e Stato evitando probabilmente il disimpegno di quest'ultimo".
Italia Sera
31 Marzo 2012
Roma Capitale, spetta a Monti l'ultima parola
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Susanna C. Sambucini
Italia Sera
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Bene culturale
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