Piove dal tetto. Il Comune non fa «sconti» alla Soprintendenza Manutenzione straordinaria. Aperto il cantiere per riparare i lucernari sul tetto e restaurare la facciata. Fine lavori a giugno Cinque mesi di cantiere e tot metri quadri di ponteggi che coprono la facciata del palazzo e occupano un bel pezzo di marciapiede: fanno 60 mila euro più spiccioli. La Soprintendenza ha chiesto il preventivo al Comune prima di attaccare con la prevenzione. Il tetto di Brera va sistemato, l'acqua filtra tra gli ondulati, scivola dai lucernari, piove sulla collezione storica della Biblioteca Braidense e sui capolavori della Pinacoteca. Solo il restauro, intervento irrinunciabile e urgente, costa 300 mila euro. Poi bisogna aggiungere il «canone», la tassa di occupazione suolo pubblico, la Cosap da versare a Palazzo Marino: altri 60 mila euro. Il soprintendente Alberto Artioli aveva chiesto uno sconticino al sindaco Pisapia prima di assumere gli operai. Niente. Non sono previste deroghe neppure per le operazioni di salvataggio del patrimonio artistico più prezioso di Milano. Un sesto della spesa se ne va in tasse. Il Comune è fiscale (anche) con Brera. «Se non avessimo coperto la facciata dell'edificio storico con i maxi-poster pubblicitari commenta l'architetto Artioli i costi del restyling sarebbero stati insopportabili». La Soprintendenza ha affittato gli spazi espositivi a una concessionaria di affissioni e incassa 15 mila euro al mese dai manifesti: «E' stata una scelta sofferta, ma obbligata aggiunge Artioli . Non avremmo avuto risorse interne sufficienti per finanziare i lavori di ristrutturazione». Le Belle arti avevano già interrogato l'ex sindaco Letizia Moratti e hanno riproposto la domanda a Giuliano Pisapia (con una lettera ufficiale): è possibile, nel rispetto dei limiti di legge, ottenere un'agevolazione sul pagamento? Non per altro: i tempi sono difficili, le casse vuote; e poi, attenzione, qui si tratta di un'amministrazione pubblica (il ministero per i Beni culturali) che paga un altro ente pubblico (il Comune) per tutelare un tesoro pubblico di proprietà dello Stato (il complesso teresiano-napoleonico di Brera) che rappresenta Milano stessa, e la arricchisce; è indispensabile questa partita di giro? La risposta: sì, la legge esclude agevolazioni e trattamenti di favore. L'unico soccorso d'emergenza, finora, l'hanno prestato i custodi della Pinacoteca. Nove mesi fa. Immaginate la scena: Milano è colpita da un violento nubifragio e a Brera esplode un canale di scarico, l'acqua sgorga dal muro esterno, è una cascatella insistente, i dipinti vengono sollevati dai perni e spostati in deposito, resta spoglia la sala dei fiamminghi e viene staccato dalla parete Lo sposalizio della Vergine di Raffaello (temporaneamente trasferito nel deposito a vista della sala XXIII). E stato questo episodio era l'11 giugno 2011 a svelare la fragilità di Brera, lanciare l'allarme sulle precarie condizioni dell'edificio e a imporre una terapia d'urgenza. II programma di restauro, avviato a fine gennaio, riprende la tabella dei lavori lasciati incompleti qualche anno fa (e costati un milione di euro). La Soprintendenza sta proteggendo i lucernari del tetto sostituendo gli ondulati con le vetrate, sta ritoccando i pluviali incassati nella facciata e curando le ferite nella parete. «L'intervento sarà completato entro il 30 giugno», conclude l'architetto Artioli. Una volta medicate le brecce si aprirà, forse, uno spiraglio sul futuro di Brera. Il Cipe ha appena sbloccato 23 milioni di euro per il «ripristino edilizio» di Palazzo Citterio, la «messa in sicurezza» della caserma «Magenta» di via Mascheroni e la manutenzione straordinaria del museo di Brera. I bandi di gara saranno aperti entro l'anno e nel 2013 dovrebbero aprire i primi cantieri. Per completare l'operazione Grande Brera, tuttavia, serviranno altri 130 milioni di euro necessari per costruire il campus Mascheroni, accompagnare il parziale trasferimento dell'Accademia nell'ex distretto militare e raddoppiare gli spazi della Pinacoteca nella sua sede storica.