Chiara Frugoni, la docente che lanciò il manifesto degli intellettuali, in sopralluogo ieri agli Scrovegni La medievalista: troppo umidità, quello spazio va bonificato Nella commissione di tutela anche personalità non padovane I grandi interventi. Troppo cemento: io bloccherei Pp1 e Auditorium. La Cappella prima di tutto PADOVA Aprire al pubblico la cripta che si trova sotto la Cappella degli Scrovegni. Ed effettuare un censimento di tutti i pozzi esistenti nell'area che va da via Trieste a piazza Eremitani e che servono a controllare le due falde acquifere, collegate tra loro e praticamente parallele al Piovego. Sono anzitutto questi i suggerimenti, piuttosto energici, che ieri mattina, nel corso di un sopralluogo dentro e fuori il monumento di Giotto, la professoressa Chiara Frugoni, nota storica dell'arte medievale originaria di Pisa, ha voluto rivolgere al Comune. Proprio la Frugoni era stata la prima a sottoscrivere l'appello «Save Giotto», voluto da un lungo elenco di intellettuali a livello nazionale, che tornava a chiedere più attenzione e cautele di fronte ai progetti edilizi nelle aree confinanti di piazzale Boschetti, con l'Auditorium, e del Ppi. Un documento che aveva riaperto il dibattito sui pericoli per il delicato equilibrio della cappella di fronte allo sviluppo di quei grandi progetti. Ora la Frugoni è arrivata a Padova. All'ispezione, quattro giorni dopo quella effettuata lunedì da Franco Miracco, consigliere del ministro della Cultura Lorenzo Ornaghi, e Sabina Ferrari, soprintendente ai Beni architettonici e paesaggistici del Veneto orientale, hanno preso parte anche lo stesso Miracco, l'assessore alla Cultura Andrea Colasio, l'ex direttore dei Musei civici Girolamo Zampieri, il caposettore dell'Edilizia monumentale in municipio, Luigino Gennaro, e poi Elio Franzin, Sergio Costa e Maurizio Ulliana per gli Amissi del Piovego. Mentre, a differenza di quanto successo ad inizio settimana, non c'erano il vicesindaco Ivo Rossi né l'assessore ai Lavori pubblici Luisa Boldrin. La visita all'interno della cripta, che in molti preferiscono chiamare cenobio, è durata circa mezz'ora: "Secondo ciò che mi è stato raccontato, e non stento a crederci, questo spazio tende ad allagarsi ogni volta che piove - ha esordito la Frugoni con addosso due babbucce impermeabili proprio per non bagnarsi i piedi, considerata la presenza di un evidente rigagnolo d'acqua - Negli ultimi tre anni, ad esempio, è sempre successo. E persino adesso, nonostante parecchi mesi di siccità, si nota come questo luogo sia un bel po' umidiccio. E' un vero peccato - si è rammaricata la professoressa - soprattutto perché non credo che, a suo tempo, questa cripta sia stata costruita per imbarcare acqua e restare chiusa al pubblico». E poi ha continuato il suo ragionamento: «Anzi, è molto probabile che si trattasse di una sorta di sacrestia, dove abitualmente si riuniva la comunità religiosa che frequentava la Cappella. Insomma, questo spazio deve essere bonificato ed aperto ai cittadini e ai turisti». Quindi, l'intellettuale toscana ha rilanciato l'idea, di fronte alla decisione del Comune di rivitalizzare il ruolo della Commissione dei sedici, che aveva controllato la «salute» degli Scrovegni durante il restauro di dieci anni fa, di costituire «una commissione di esperti a salvaguardia degli Scrovegni, possibilmente formata non solo da padovani - ha sottolineato - ma anche da studiosi provenienti da altre zone d'Italia e del mondo». Infine, una battuta sulle nuove costruzioni al di là del Piovego: «Prima il parcheggio multipiano dell'ex Cledca, poi il mega-intervento del Pp1, un domani chissà l'auditorium al Boschetti - ha osservato la Frugoni -. E' innegabile come si stia cementificando un po' troppo. Dipendesse da me, bloccherei ogni opera e farei una bella area verde. Perché la conservazione della Cappella di Giotto viene e deve venire prima di tutto». «Professoressa - le ha sorriso l'assessore Colasio - Remiamo tutti dalla stessa parte, non si preoccupi».