Potrebbe trattarsi di uno dei più grandi ritrovamenti archeologici romani presenti sul territorio comunale formiano. L'area sotterranea si trova nei pressi del porto Caposele a Vindicio. Proprio accanto ai locali della vecchia sede Asl. Un articolato sistema di grotte sotterranee, lastricate con sampietrini, ornate di colonne e affreschi e al cui interno sono state trovate innumerevoli anfore e reperti archeologici. Si presuppone con buona probabilità che la struttura sia di epoca romana. Anche se a darne certezza ci penseranno i periti della Sovrintendenza dei beni culturali del ministero che raggiungeranno in mattinata il sito. Un'area di grande prestigio di proprietà privata che è stata subito messa sotto sequestro. A insospettire gli uomini della guardia di Finanza di Formia coordinati dal maggiore Luca Brioschi sono stati i lavori edili che si stavano effettuando nei pressi dell'abitazione che si trova a ridosso dell'unico punto di accesso, conosciuto, per le grotte. Abitazione di proprietà di un campano di Casagiove e data in affitto a una donna sui 50 anni, intestataria del contratto e al suo compagno, originario di Caserta, che si trovava a scontare gli arresti domiciliari perché pregiudicato. Strano, avranno pensato i finanzieri, che un cantiere con 11 operai sia stato allestito da affittuari. E cosl ieri mattina verso le 9 è partito il blitz che ha sorpreso i due committenti e gli undici operai, tutti italiani e nessuno regolarmente assunto, all'interno delle grotte romane mentre stavano asportando la pavimentazione originale in sampietrini in parte già sostituita con un'altra superficie. Grotte all'interno delle quali avevano già depositato parecchio materiale edile, ma ancora non si sa per fare cosa. Forse una piscina, qualcuno ha ipotizzato addirittura un bunker. Non era la prima volta per i due perché i finanzieri hanno constatato anche la costruzione abusiva di altre strutture immediatamente in superficie rispetto al livello del sito archeologico. Su un altro livello inoltre c'era un locale adibito a suite, anch'esso abusivo. Per questo motivo l'uomo e la donna sono stati raggiunti dalla contestazione del reato di abusivismo edilizio. La donna è difesa dall' avvocato Gianluca De Meo. Ma la loro posizione giudiziaria, in attesa del parere tecnico di stamane, potrebbe essere aggravata dal vincolo archeologico alla quale è sottoposta l'area. I due restano tuttavia a piede libero anche se l'uomo in virtù della custodia cautelare domiciliare potrebbe subire più gravi ripercussioni giudiziarie dal tribunale di sorveglianza. Le attività di controllo della Guardia di Finanza sono proseguite col sequestro di personal computer all'interno dell'abitazione e del contratto di locazione. Inoltre è stata asportata una cassaforte dalle mura della casa, grazie all'intervento dei vigili del fuoco, al cui interno sono stati trovati due mazzi di chiavi. Inoltre sono state fatte intervenire anche le unità cinofile perché erano stati segnalati precedenti per spaccio di alcuni degli operai «in nero». Ma non è stato trovato nulla. Sta di fatto che ancora una volta a Formia emerge un sito archeologico millenario di interesse mondiale. Alla mercè di chiunque perché non adeguatamente salvaguardato nonostante si sapesse della sua esistenza.