Dopo i crolli presto al via i lavori allo scopo di mettere in sicurezza le aree più a rischio. Il rilancio di Pompei parte da qui: dall'approvazione ieri, da parte della Commissione europea, del piano di restauro e valorizzazione da 105 milioni di euro, necessari per la messa in sicurezza del sito archeologico che, con i suoi 44 ettari di estensione, è il più grande d'Italia. Il "Grande progetto Pompei", relativo alla «preservazione, mantenimento e miglioramento», potrà contare sul maxi-investimento «combinando contribui Ue e nazionali», fanno sapere dalla Commissione. «Abbiamo dato la nostra approvazione a questa importante opera di restauro non solo nell'interesse dell'Italia, ma dell'intero patrimonio storico europeo», dice il commissario Ue alle politiche regionali Johannes Hahn. E «l'intervento più grande degli ultimi decenni» per il presidente della Regione Campania Stefano Caldoro che ha ricordato spesso la genesi del grande Progetto Pompei, che prevede il coinvolgimento di istituzioni italiane, europee e Unesco. L'idea è nata nel corso di una riunione con l'allora ministro per gli Affari regionali, Raffaele Fitto dopo i primi crolli del 2010, da cui partì quella che Caldoro ha definito «l'intuizione» di rimodulare il programma relativo agli attrattori culturali e che impegna, attraverso i programmi operativi pluriregionali, Campania, Calabria, Puglia e Sicilia e «prevede la parte del Governo». Un solo "Grande progetto", quindi, frutto, per Caldoro, «della logica della governance messa a punto con Fitto, in una visione globale». E se prima, dal Governo Monti, si erano levate «voci critiche», adesso «per fortuna anche loro ne sono convinti». Il placet ieri da parte della Commissione europea fa seguito a una richiesta dell'Italia a un piano di azione concordato con l'esecutivo europeo in cui si è accertata l'entità dei lavori necessari per la riabilitazione di Pompei, e per la quale sono scesi in campo anche investitori stranieri. Da Parigi, infatti, dove nel novembre 2011 è stato presentato un accordo per il salvataggio dell'area, è arrivata la decisione di avviare i programmi più urgenti di restauro e manutenzione, favoriti da sponsor interna-zionali, coordinati dal consorzio francese Epaseda. I primi bandi partiranno a breve: la prossima settimana sono attesi i ministri Cancellieri e Ornaghi per la firma dei primi atti formali. Il bando iniziale interesserà il restauro di cinque domus per le quali è prevista anche l'installazione delle coperture di protezione. Successivamente partirà la gara d'appalto per la messa in sicurezza e la riduzione del rischio idrogeologico del terrapieno delle "Regiones" III e VIII (quelle vicino a via dell'Abbondanza, dove ci sono stati i crolli del 2010). Entro l'estate saranno aperti i bandi per le "Regiones" maggiormente a rischio: verranno effettuati lavori di consolidamento strutturale, protezione degli affreschi, recupero dei mosaici e delle singole tessere. Le sei "Regiones" rimanenti, invece, saranno oggetto di bandi da avviare entro il 31 dicembre 2012, per cui i lavori inizieranno solo l'anno successivo.