«Una buona notizia arrivano finalmente fondi importanti per la prima volta per un sito archeologico la cui importanza non è nemmeno da sottolineare». Antonio Irlando, presidente dell'«Osservatorio Patrimonio culturale», è contento ma anche prudente. Il motivo è presto detto: troppe volte su Pompei sono state alimentate pericolose illusioni. Irlando, lei è stato tra i più critici rispetto alle gestioni del passato, sprechi e malversazioni potrebbero ripetersi? «Indubbiamente L'Unione europea ci ha ammonito in passato anche sull'utilizzo dei fondi. Proprio perché il grande finanziamento è un'occasione importante, speriamo che non venga vanificata da una gestione non corretta. Occorre perciò metere le mani avanti per far sì che i soldi vengano spesi nella direzione giusta. Di interventi straordinari su Pompei se ne sono fatti anche in passato con fondi europei e sarebbe opportuno che se arriva la somma di 105 milioni si conoscesse nel dettaglio come dovranno essere impiegati». In una prima stesura del programma non tutti i fondi erano destinati a Pompei. «Evidentemente si è realizzato un cambiamento perché in origine, se non ricordo male, erano previsti 27 milioni per Napoli e per i Campi flegrei e a Pompei ne erano riservati 49. Sarebbe opportuno conoscere nel dettaglio lo stanziamento dei fondi. Dobbiamo capire bene: l'auspicio è che non si sprechi questa opportunità che appare sempre più non replicabile». Come innescare un ciclo virtuoso negli scavi? «Un suggerimento ai politici: sarebbe opportuno cogliere l'occasione di questi fondi per attuare, oltre gli interventi straordinari sulle domus, anche l'organizzazione di un programma ordinario di manutenzione, organizzando dei team che si occupano più o meno stabilmente degli interventi».