Lo scorso 16 dicembre, su queste pagine, veniva sollevata la questione del Piano Vesuvio, portata alla ribalta dal blocco dei procedimenti di condono in zona di rischio vulcanico per legittime precauzioni amministrative. Si trattava di un problema sentito, tanto che suscitò qualche altro intervento e una certa discussione. Adesso arriva la risposta della Regione, anche se bisogna andarla a scovare nelle pieghe di un disegno di legge che, con largomento, sembrerebbe avere ben poca attinenza. È quello che indica le procedure per la redazione del Piano Paesaggistico Regionale a cui è già stata dedicata unattenzione maggiormente pertinente quando si sono sollevati gli allarmi relativi alla penisola sorrentina-amalfitana o le preoccupazioni per larea di Velia. La soluzione trovata si articola in due mosse. Con la prima si apportano lievi modifiche alla legge che si proponeva di affrontare il rischio vulcanico tese a escludere dai suoi provvedimenti i fabbricati realizzati prima del 2003 (ovvero quelli da condonare) e di ampliare le categorie di intervento fino alla ristrutturazione edilizia; con la seconda si abolisce del tutto il piano strategico e operativo per la zona soggetta a rischio, una volta che sia stato approvato il piano paesaggistico. Che il primo punto superi le obiezioni dellavvocatura mi è difficile da comprendere stando alla sostanza di quelle osservazioni che si focalizzavano sulla congruenza della opere da condonare con gli eventuali provvedimenti di mitigazione del rischio da prevedere nel piano, ma lascio la materia alla competenza degli avvocati amministrativisti. Mi limito alla considerazione che il ricorso a quei codicilli si può intuire solamente ipotizzando che lamministrazione regionale prevede, sebbene dà a intendere il contrario, che si arriverà al Piano Paesaggistico chi sa tra quanti anni e solo allora si potrà disfare del Piano Vesuvio. Nella relazione di accompagnamento al disegno di legge si afferma che «La proposta, infine, contiene labrogazione di alcune disposizioni che si rendono necessarie per lapprovazione del PPR, onde evitare sovrapposizioni e contrasti normativi». A questo punto viene da chiedersi cosa centra il Piano Vesuvio con il paesaggio. Le sue proposte si articolano nel campo della prevenzione dei rischi naturali come quelli che sono generati dalleruzione e da tutti i fenomeni naturali a essa connessa e che riguardano frane, alluvioni, scosse sismiche. Si propone di migliorare lefficienza delle vie di fuga e di alleggerire leccesso di concentrazione della popolazione per rendere praticabile levacuazione in caso di registrazione degli eventi premonitori di uneruzione. Il piano si propone anche di accompagnare la decompressione demografica con politiche di sviluppo economico per evitare il deperimento delle imprese e delle attività produttive; mira a compensare la depressione dei valori immobiliari per il blocco delle nuove costruzioni abitative con la conversione delle destinazioni duso degli immobili esistenti. Tutto questo non trova affatto posto in un piano paesaggistico. La Regione, che questo piano, approvato dalla Provincia di Napoli, a cui aveva dato il compito di redigerlo, lo tiene da anni, non lo istruisce, non consente che il Consiglio ne discuta (come era previsto nella legge), che possa emendarlo o perfino rigettarlo (dopo averlo esaminato nel merito), ma semplicemente lo abroga. Dopo lallarme lanciato dalla ricerca delluniversità Federico II, lappassionata campagna di stampa del 2003 che spinse alla legge regionale, linquadramento del problema nel contesto della pianificazione regionale con lapprovazione del PTR, siamo giunti alla svolta definitiva: alla cancellazione della politica regionale di prevenzione del rischio vulcanico. È la conclusione prevedibile di una linea di condotta schiacciata sui comuni che risulta, allo stesso tempo invasiva delle autonomie locali e rinunciataria delle prerogative regionali. Se la linea seguita è di risolvere tutto il dimensionamento dei Piani nellambito comunale, come nella lunga diatriba di Volla, senza applicare la legge che richiede un indirizzo sovracomunale per redistribuire il carico insediativo in maniera sostenibile, allora è evidente che si sta abbandonando la responsabilità di pianificare il territorio regionale, tra cui quello del decongestionamento delle aree a rischio naturale. Cè da chiedersi quanti saranno i problemi che si lasceranno senza la minima attenzione, procedendo lungo questa strada. Chi e come ci si occuperà di fermare lerosione urbanizzatrice delle aree agricole; di garantire laccessibilità in un efficiente sistema di trasporto delle nuove abitazioni; di razionalizzare il sistema logistico e le localizzazioni industriali per ridurre i costi esterni delle imprese; di accompagnare i processi di riconversione e di riqualificazione delle aree sottoutilizzate, di alleggerire le pressioni sulle aree di pregio?
CAMPANIA - il piano paesaggistico la regione risponda
La Regione ha approvato un disegno di legge che cancella il Piano Vesuvio, un piano strategico e operativo per la zona soggetta a rischio vulcanico. Il piano si proponeva di escludere dai suoi provvedimenti i fabbricati realizzati prima del 2003 e di ampliare le categorie di intervento fino alla ristrutturazione edilizia. La Regione sostiene che il piano paesaggistico regionale sarà sufficiente per affrontare il rischio vulcanico. Tuttavia, il piano paesaggistico non affronta direttamente il problema del rischio vulcanico e la cancellazione del Piano Vesuvio è stata vista come una mossa per evitare di affrontare il problema.
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