Il furto nel cortile senza testimoni né telecamere Resta da capire quando la pietra è stata staccata dal muro Labate: "Non escludo un ticket dingresso per finanziare un sistema che dia più sicurezza" Hanno lavorato di scalpellino, probabilmente a più riprese, approfittando della confusione che in certe ore del giorno si crea nel porticato di Ansperto della basilica di SantAmbrogio, visitata da comitive di turisti e di studenti. E colpo dopo colpo, sono riusciti ad asportare una lapide in marmo di epoca romana, grande circa venti centimetri per trenta. Ad accorgersene è stato un custode peruviano, che ieri mattina, pulendo con la scopa il cortile, ha notato il buco nel muro e ha dato lallarme. «Sono allibito, in 15 anni che sono qui non cè mai stato un furto. Non so nemmeno come abbiano potuto fare una cosa del genere: non può essere altro che un furto su commissione per conto di qualche collezionista», dice monsignor Erminio De Scalzi, abate di SanAmbrogio e vicario episcopale. Nellantico cortile risistemato dallimperatore Francesco Giuseppe dAustria nel 1870, in effetti, non cè impianto dallarme, né telecamere, né un servizio di vigilanza. Anche perché alle 19 il portone di legno viene chiuso. Solo venerdì sera è rimasto aperto fino alle 22 per una conferenza nei locali adiacenti la basilica paleocristiana, la più antica di Milano, di fondazione romana, sorta su un cimitero di epoca imperiale dove vennero trovati molti bassorilievi, pezzi di colonne e di lapidi con iscrizioni di argomento vario, ma soprattutto religioso e civile, in latino. Nel '700, nel cortile su cui affaccia la cappella di San Sigismondo, venne messa una lapide per segnalare ai ladri che il furto poteva costare la scomunica. Un avvertimento che in questo caso non ha sortito effetti. «Le lapidi con le iscrizioni vennero incastonate nelle pareti dei portici dallimperatore dAustria. Noi abbiamo una vecchia catalogazione fotografica, ma dobbiamo verificare esattamente qual è il pezzo mancante», spiega monsignor Biagio Pizzi, arciprete di SantAmbrogio, memoria storica da 35 anni del monumento, vincolato dalla Sovrintendenza ai beni artistici. Il furto è stato denunciato alla polizia. Labate e i suoi collaboratori si domandano se le indagini potranno servire a recuperare il cimelio: «È difficile stimare il valore di una lapide di epoca romana. Sono frammenti senza prezzo - dice monsignor Pizzi - oggetti che possono stare in un museo o nella casa di qualche collezionista senza scrupoli». Ma quel che è accaduto pone un problema di sicurezza per la basilica e i suoi tesori. «Bisogna correre ai ripari - dice De Scalzi - Questa chiesa è visitata da migliaia di persone al mese, senza alcun controllo. Noi siamo pochi per tenere sotto controllo un monumento così grande. Non escludo di mettere qui, come in Duomo, un biglietto dingresso, che ci consenta di recuperare risorse da destinare alla sicurezza della struttura». De Scalzi, di fronte alle scolaresche che bivaccano nel cortile dove è avvenuto il furto, trasecola: «Ho suggerito al Comune, mentre sistema la piazza col nuovo parcheggio, di creare una specie di anfiteatro allesterno, luogo di sosta e di riflessione per le comitive. Così eviteremmo il caos qui dentro».