Una riflessione sulla conservazione di registri e diari delle navi per gli studiosi Un libro sulla carboniera palermitana che trasportava emigranti in America aiuta a ricostruire il puzzle disperso della storia di capitani e bastimenti Se la letteratura italiana non abbonda di libri di mare, quella siciliana ne è quasi priva: è una letteratura terragnola. Del mare e della sua gente, i nostri letterati si sono occupati assai poco, quasi niente. In Sicilia è prevalsa la cultura dello zappone. Autorevoli maestri del pensiero stabilirono una volta per tutte che i siciliani non hanno mai amato il mare, e anzi lhanno temuto, tutte le loro sventure essendo scaturite da esso, invasioni, saccheggi, schiavitù. Ne è derivato, con un gioco di rimbalzo fra causa ed effetto che neanche la ricerca storica e perfino etno-antroplogica possono vantare indici folti sulla storia della navigazione siciliana e della sua gente di mare. Luscita di due piccoli libri può fornire loccasione per riproporre la questione e suggerire un paio di proposte. Li hanno scritti due uomini che con il mare hanno avuto lunga dimestichezza di lavoro. Di uno, Acqua davanti e di Tore Caruso (Arti Grafiche Corrao, Trapani) si è già accennato per dettaglio su Repubblica (28 febbraio), ricostruendo la storia della prua "storica" diventata precaria installazione darte sul molo della Cala. Ma il libro racconta soprattutto del coraggio e infine della resa al mercato di due armatori trapanesi, Salvatore e Paolo Caruso padre e figlio, che subito dopo la guerra ebbero in mare una piccola flotta mercantile di cabotaggio mediterraneo. Paolo Caruso teneva un diario: carichi buoni e meno buoni, navigazioni serene e altre segnate da una improvvisa e imprevedibile "scomparizione in mare", navi fortunate e navi nate con la malasorte del naufragio, e capitani, nostromi e marinai. Il figlio Tore, ingegnere navale, lo ritrovò e decise di pubblicarlo. Così si è conservata la memoria di un frammento della marineria minore trapanese. E questo libro ne è una fonte. Lo stesso può dirsi per il secondo volume: Rosalia sposata per procura ed il marinaio (Anselmo Editore, Trapani). Lautore è Gioacchino Lipari, capitano di lungo corso, ed è il racconto del suo primo imbarco come mozzo, a diciassette anni, su una Liberty carboniera in partenza vuota da Palermo per caricare carbone a Baltimora. Vuota? Nelle stive, più di ottanta uomini a perdere: emigranti clandestini in fuga verso il sogno americano dalla Sicilia ancora povera alle soglie del cosiddetto miracolo economico italiano. Il mozzo non sapeva ancora che uno di quegli uomini, gli avrebbe cambiato la vita: «Studia, torna a studiare» gli ripeteva. Era un comunista, professore di psicologia, costretto allespatrio dalla mafia, andava in America per studiare il nemico capitalista più da vicino. Oceani dopo, il mozzo diventato capitano, rifletterà che era stato anchegli complice di quel traffico: fatti i conti con la storia, lo stesso che oggi quotidianamente semina di morti africani il Mediterraneo. Il secondo giorno di navigazione, il giovane aveva intercettato il lampo di uno sguardo, senza parole e senza sorriso, di una misteriosa ragazza, mai più vista durante il viaggio. Esisteva veramente, era unallucinazione, era un sogno? Finché, vestita da uomo, fra i clandestini che sintrufolavano nei varchi di frontiera con i pass dellequipaggio vide la ragazza. Tanti anni dopo lei lo rintracciò e gli raccontò la sua avventurosa seconda vita da americana. Due libri, due storie di mare minime e non prive qua e là di una loro rustica vigoria letteraria, ma soprattutto due fonti di prima mano, piene di indizi e di piste di ricerca per ricostruire il puzzle disperso dalla storia marinara della Sicilia. Se anche in Sicilia ci fosse qualcosa di simile allArchivio diaristico nazionale, inventato e fondato dal giornalista e scrittore Saverio Tutino, i resoconti di Caruso e Lipari avrebbero potuto finire lì, in attesa che altri li seguissero. E chissà quanti ce ne potrebbero essere. In Sicilia esiste, ed è benemerita, la Sovrintendenza del Mare. Fra i suoi numerosi compiti, quello di tutela e salvaguardia del patrimonio culturale riferito al mare: non potrebbe essere questa Sovrintendenza la sede perfetta di un tale archivio? Altro suo impegno dovrebbe essere quello di salvare il salvabile della documentazione storica conservata (più propriamente, ammassata) nei magazzini delle varie Capitanerie di porto dellisola. Come i grandi registri della Matricola della gente di mare e quelli della Matricola delle navi. Là dentro cè scritta la storia dei bastimenti e degli equipaggi, dal 1860 in poi: unincredibile e pressoché sconosciuta epopea marinara in pillole. Allo stato attuale, molti sono in cattive, spesso pessime, condizioni di conservazione. Anni fa, lArchivio di Stato di Palermo incaricò una funzionaria di controllare e ordinare i registri, che per legge sono patrimonio archivistico. La funzionaria andò, controllò, verificò, con la collaborazione degli ufficiali della Marina e in qualche modo, e per qualche anno, il materiale fu ordinato, finché la Capitaneria non ebbe bisogno di spazio nel magazzino e i registri finirono sul pavimento o dove ci fosse un po di spazio sulle scaffalature. Tutto è rimasto in quel magazzino perché lArchivio di Stato non può prenderlo in carico, non sa dove metterlo. A questo punto, la prima proposta: la Sovrintendenza del Mare si offra di custodire i registri, dintesa con Archivio di Stato e Capitaneria di porto. Insieme con la custodia, naturalmente, dovrebbe curarne il restauro, lo studio, la catalogazione. Le stesse procedure seguite a Palermo potrebbero essere ripetute in tutte le altre Capitanerie. NellArchivio di Stato di Palermo, documenti riguardanti la marineria si trovano disseminati in molti fondi diversi e proprio quelli più specifici sembrano scampati a naufragi, le pagine ingiallite e appiccicate, tutti avrebbero bisogno di restauri e alcuni sembrano perduti per sempre. Alcuni sono stati sistematicamente studiati e hanno fornito sostanza a pregevoli pubblicazioni specialistiche: ma sono tutti lavori di carattere soprattutto economico, le navi e la loro gente ne sono quasi totalmente esclusi se non come meri mezzi di trasporto. Analogo discorso può farsi per tutti gli altri Archivi di Stato dellIsola. Proposta numero due: perché Sovrintendenza del Mare e Archivi di Stato non elaborano un progetto di ricerca, cercando gli opportuni finanziamenti, per mettere insieme, traendolo dai vari fondi, un inventario specificatamente dedicato alla storia della marineria, affidando il lavoro il lavoro a gruppi di giovani ricercatori?
SICILIA - Una riflessione sulla conservazione di registri e diari delle navi per gli studiosi
Due libri, "Acqua davanti" e "Rosalia sposata per procura ed il marinaio", raccontano storie di mare minime ma ricche di indizi e piste di ricerca per ricostruire il puzzle disperso dalla storia marinara della Sicilia. Il primo libro racconta la storia di due armatori trapanesi, Salvatore e Paolo Caruso, che subito dopo la guerra ebbero in mare una piccola flotta mercantile di cabotaggio mediterraneo. Il diario di Paolo Caruso, ritrovato e pubblicato dal figlio Tore, fornisce una fonte unica per la storia di un frammento della marineria minore trapanese.
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