Le quattro allegorie di Jan di nuovo insieme alla Pinacoteca Ambrosiana mentre Como celebra con unantologica larte della dinastia fiamminga In principio erano quattro elementi: laria, lacqua, il fuoco e la terra. Poi venne Napoleone e, oltre a portarsi a Parigi tesori rastrellati in mezza Italia, saccheggiò anche la Pinacoteca Ambrosiana, uscendo con il Codice Atlantico di Leonardo sotto il braccio e caricando in carrozza il cartone per la Scuola di Atene di Raffaello insieme proprio alle tavole dei Quattro Elementi commissionati dal cardinale Federico Borromeo a Jan Brueghel, genio della pittura fiamminga, specialista di temi naturali dal sapore simbolico. Fu così che il prezioso poker di quadri approdò al Louvre dove rimase fino al Congresso di Vienna del 1815, quando il commissario inviato a Parigi per la restituzione dei pezzi sequestrati spuntò solo due tavole su quattro, lAcqua e il Fuoco, lasciando ai francesi lAria e la Terra. Bontà sua, recuperò il Codice di Leonardo, perché da Roma giunse un ordine tassativo del Papa incalzato da Canova. Fatto sta che, da allora, il quartetto non fu più riunito. Fino a oggi, visto che lAmbrosiana interpellata dal Louvre per il prestito di una Sacra Famiglia di Bernardino Luini, ha chiesto in cambio la spedizione degli elementi mancanti per mostrare il capolavoro nella sua integrità. In una sala allestita ad hoc, ecco il ciclo ricongiunto sotto la curatela di Marco Navoni e il titolo (un po ostico) Rizómata che, nella filosofia greca di Empedocle, significava "radici" alludendo agli elementi fondamentali per lorigine del creato. Tema esoterico che Brueghel, campione di realismo e precisione, distillò con tecnica a olio su rame, divertendosi a immaginare una fantasmagoria delluniverso e confessando il suo gaudio in una lettera scritta a Federico nel 1610 dallamico Rubens (che masticava meglio di lui litaliano) in cui, lodando il soggetto diceva «mi darà campo largo per scapricciarmi». E infatti i risultati furono pirotecnici. Nella Terra o nellAria, paradisi terrestri popolati da decine di animali in un mix di citazioni sacre e mitologiche. Ma, soprattutto, nellAcqua, repertorio di specie marine da far credere ai suoi contemporanei dessere tanto abile nella pesca quanto nella pittura; e, infine, nel Fuoco, infernale fucina di Ciclopi intenti a produrre armi e fusioni domando le fiamme che, a loro volta, incendiano il paesaggio. Un Brueghel in gran forma, che non si esaurisce in una stanza, ma continua in Pinacoteca nella Sala dei fiamminghi con natura morte che gli valsero lepiteto «Il Brueghel dei fiori», oltre a un topino su pergamena inviato in dono a Federico che esclamò: «è così bravo da far apprezzare anche i topi». Ma fuori dallAmbrosiana il viaggio nel mondo calligrafico di Jan e di tutta la sua famiglia, una vera factory del Rinascimento nordico, prosegue pure in direzione di Como. Qui, la neoclassica Villa Olmo, sede ormai fissa di mostre primaverili, promosse dal Comune, è teatro di un omaggio alla Dinastia dei Brueghel che, curato dal conservatore del museo di Tel Aviv, Doron Lurie, contempla un centinaio di pezzi firmati dal capostipite Pieter il Vecchio, lolandese che bacchettava i vizi e illustrava i proverbi, fino al più giovane Abraham con il suo talento per la frutta matura. In mezzo ci troverete lo stesso Jan, autore di mazzi di fiori cristallini (si dice iniziò a dipingerli per donarli a una donna che non poteva comprarli) insieme a una ghirlanda con una sacra maternità siglata a quattro mani con Rubens. Se lattrazione dovrebbe essere il sunto in una tavola dei Sette peccati capitali di Bosch in arrivo da Ginevra (lesemplare famoso è invece al Prado), la curiosità vera sta nello scoprire le inclinazioni di ciascuno. Dal più mordace Pieter il Giovane a un Jan van Kessel splendido entomologo con la passione per le farfalle.
la Repubblica
27 Marzo 2012
✓ Entità verificate
Milano ritrova i quadri rubati da Napoleone
CH
Chiara Gatti
la Repubblica
La Pinacoteca Ambrosiana di Milano ha riunito le quattro allegorie di Jan Brueghel, create nel 1610, con il Codice Atlantico di Leonardo e il cartone per la Scuola di Atene di Raffaello. Il quadro fu sequestrato da Napoleone e portato al Louvre, dove rimase fino al Congresso di Vienna del 1815. Solo due tavole, l'Acqua e il Fuoco, furono restituite, mentre l'Aria e la Terra rimasero al Louvre. Nel 2023, la Pinacoteca Ambrosiana ha richiesto il prestito del quadro per mostrare il ciclo completo.
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