Capua TREMILA anni di vita. Che hanno visto osci ed etruschi, sanniti, romani, longobardi, normanni, poi svevi e angioini e aragonesi. Tremila anni di una storia legata a personaggi come Spartaco e Annibale, Cesare Borgia ed Ettore Fieramosca. Tremila anni della città di Capua che, da domani, si potranno rileggere nelle oltre 30 sale del rinnovato Museo Campano di Capua, che riapre i battenti dopo un lungo intervento di restauro e di riallestimento. E sarà il presidente della Repubblica il primo a visitare la struttura rinnovata. Giorgio Napolitano, da sempre legato anche politicamente a quel territorio di Terra di Lavoro, giungerà al museo di Palazzo Antignano alle 16 di domani. Una visita privata, prima ancora dellinaugurazione ufficiale, prevista alle 18, con il presidente della Provincia Domenico Zinzi e il presidente della Regione Campania Stefano Caldoro. Un museo fondato nel 1870 per iniziativa del canonico Gabriele Iannelli, che lo volle nel palazzo la cui fondazione risale al IX secolo ed incorpora le vestigia di San Lorenzo ad Crucem. Un monumento di grande pregio, indipendentemente dai reperti custoditi nel museo, non fosse altro che per il portale durazzesco-catalano che vi dà accesso. Ed è qui, nel museo che Amedeo Maiuri definì "il più significativo della civiltà italica della Campania", che sono custoditi reperti archeologici, ma anche sculture e dipinti di epoca medievale e rinascimentale. Opere oggi organizzate lungo un percorso espositivo multisensoriale che gioca sulle più moderne tecnologie, con tanto di approfondimenti multimediali, per far rivivere i tesori di Capua attraverso varie epoche. Senza trascurare il territorio circostante. È la Provincia di Caserta ad aver voluto il restyling (affidato alla Modugno Restauri) e ad aver affidato allex sovrintendente archeologico Maria Luisa Nava la direzione della struttura. «La riapertura del Museo - afferma il presidente della Provincia di Caserta Domenico Zinzi - testimonia limpegno di questa amministrazione nella valorizzazione della cultura e dei beni archeologici. Cultura sulla quale puntiamo con decisione, anche come elemento di promozione del territorio di Terra di Lavoro. Questo complesso è da considerarsi come uno dei più importanti sotto il profilo archeologico in Italia e in Europa e certamente risulterà un forte attrattore, capace di portare nella nostra provincia un gran numero di turisti e visitatori appassionati darte e di storia». Pezzo forte, da sempre, del Museo Campano di Capua, è la collezione delle Mater matutae. «Rinvenute alla fine del 1800 nei pressi dellantica Capua - spiega la Nava -, in corrispondenza di una grande area votiva ricca di fregi architettonici, iscrizioni e statue in tufo, le Madri, statue di tufo riproducenti quasi tutte una donna seduta con una o più pargoletti tra le braccia, costituivano unofferta propiziatoria alla dea tutelare del tempio "Mater Matuta", antica divinità italica dellaurora e della nascita. Spicca, nella collezione delle Madri, una statua che invece di reggere neonati tra le braccia, tiene in una mano una melagrana e nellaltra una colomba, simboli della fecondità e della pace». Ma non è tutto. Le tessere del mosaico culturale di Terra di Lavoro vantano, qui, una ricchezza di materiali testimoniata, tra laltro, da un ricchissimo lapidario studiato per la prima volta dal celebre archeologo tedesco Teodoro Mommsen, una rilevante collezione di vasi, terracotte architettoniche e votive, piccoli oggetti in bronzo, monete e medaglie. Tra le sculture medievali e moderne, ci sono i frammenti provenienti dallArco di Capua di Federico II e i marmi cinquecenteschi tornati recentemente alla ribalta degli studi. E poi la pinacoteca, che conserva dipinti rinascimentali e barocchi ed un affresco della scuola di Cimabue proveniente dalla chiesa capuana di San Salvatore Piccolo; per non parlare della biblioteca, ricca di incunaboli, pergamene e cinquecentine ma anche dei principali periodici editi in Terra di Lavoro dal 1848 ad oggi. La struttura, nelle intenzioni della direttrice e della Provincia, sarà aperta alla città anche oltre le sue collezioni, grazie al recupero dei cortili (uno dei quali è stato coperto per farne un "salotto" per appuntamenti culturali) e dei giardini, destinati ad ospitare conferenze, eventi musicali ed espositivi.