Girolamo Zampieri già direttore dei musei civici e dir. conservatore del museo archeologico Il miracolo del rinnovamento di Giotto, cui Dante gli assegnò il primo posto fra i pittori del suo tempo, costituisce un topos destinato a durare nei secoli e con tale pervicacia da condizionare i modi dell'esercizio storiografico. Ma la Cappella degli Scrovegni è veramente in pericolo? La possibile costruzione del nuovo Auditorium, voluta con ostinazione dal sindaco Flavio Zanonato, può danneggiarne il secolare equilibrio idro-geologico? Un fiume quasi ne sfiora l'abside, e in tempi di piena la già fragile situazione della cripta aumenta. La cripta: ecco il punto. Una parte di essa è costruita sull'area dei muri radiali che sostenevano le volte e le gradinate dell'anfiteatro romano. Ha una superficie pari a quella della navata soprastante, esclusa l'abside; e il suo pavimento, in leggera pendenza verso la parete occidentale, si trova a m. 4,55 sotto quello della chiesa. Il livello della falda freatica, prima dei lavori idraulici effettuati agli inizi degli anni sessanta sbarrando il tronco maestro del fiume Bacchiglione onde estromettere le piene dal centro urbano, si trovava normalmente fra i 35 e i 70 cm. al di sopra del pavimento della cripta, ma dopo gli interventi sul fiume che ne hanno abbassato notevolmente il livello, il pavimento si presentava in condizioni più accettabili, benché a volte l'acqua tornasse - e torna - a invadere il sotterraneo. Ora, se al tempo dello Scrovegni la situazione era quella or ora descritta, come mai - domanda lecita - era stato creato uno spazio sotterraneo di ampie dimensioni sapendo che sarebbe stato invaso dall'acqua? La risposta potremmo cercarla nelle affermazione del Tolomei, il quale sostiene che la vicinanza del fiume potrebbe aver suggerito di "tenere sollevato dalle immediate influenze del suolo il prezioso oratorio". Non v'è dubbio, però, che riesca difficile pensare alla realizzazione d'una cripta con una parete di fondo ben articolata e con un soffitto dipinto se non ci fosse stato un utilizzo diverso da quello di semplice luogo adibito alla raccolta dell'acqua. Infatti, la distribuzione delle stelle colorate nel soffitto della cripta sembra obbedire a un calcolato disegno, il cui percorso potrebbe essere idealmente indirizzato a un centro in cui s'identifica la complessa narrazione figurativa delle storie evangeliche dipinte da Giotto. La cripta, se la volta così concepita alludesse a una sorta di cielo dipinto, avrebbe l'effetto di isolare fantasticamente e staccare quasi dal suolo il tempio sovrastante, nel quale lo spettatore si troverebbe di fronte al più ampio ciclo mariano affrescato che si conosca in Italia. La cripta è quindi rappresentazione d'uno spazio architettonico, in ci si fissa uno spessore di motivi cultuali appartenenti alla storia e alla cultura stessa del monumento. Ma se una validità positiva percorre la dimensione interna della Cappella, l'immobilità della morte e il travaglio silenzioso della decomposizione abitano negli spazi della cripta, sbarrati e inchiodati come un sepolcro, precludendo l'ingresso a tutti coloro che hanno a cuore le sorti della Padova civile. Lungi dall'impostare un sereno confronto sul problema dell'Auditorium e sulle conseguenze della sua costruzione, il sindaco Zanonato non vuole sentire ragioni, giungendo a far rimpiangere perfino la "scarsa" sensibilità culturale del sindaco Cesare Crescente. Così lasciata al suo destino la cripta della Cappella, lo stato di degrado svela l'orrore dell'abbandono e la rappresentazione del fallimento della politica culturale di Zanonato, impedendo anche a chi ne ha delega e intelligenza per condurla (Andrea Colasio) di svolgere serenamente il proprio dovere di Assessore.