CASTELLAMMARE. L'Associazione "Idea Città" di Castellammare di Stabia lancia un allarme al ministro dei Beni Culturali, Lorenzo Ornaghi sul Palazzo Quisisana che, sottolinea, «rischia di finire come il Real Casino di Carditello: restaurato con i fondi Cipe per ospitare studenti di restauro e visitatori del Museo Archeologico e poi destinato dal Comune a location a pagamento per matrimoni». L'amministrazione comunale di Castellammare di Stabia, guidata da Luigi Bobbio, ha approvato una delibera che destina alcuni importanti siti storici della città alla fruizione di matrimoni civili per i quali il Comune ha stabilito anche le tariffe. «Abbiamo scritto due giorni fa al ministro Ornaghi - afferma il presidente dell'associazione Gianpaolo Valitutti - dopo la sua venuta in Campania per fermare lo scempio alla Reggia di Carditello. Abbiamo apprezzato la sua attenzione per il territorio, e perciò gli abbiamo segnalato il caso della Reggia di Quisisana che rischia di divenire una "nuova Carditello". Avevamo deciso di non rendere pubblica la nostra missiva al ministro dei Beni culturali, ma la nuova uscita dell'amministrazione comunale stabiese che non trova di meglio da fare, dopo aver utilizzato il Palazzo di Quisisana per una fiera di bomboniere ed abiti nuziali, che trasformare la reggia in locale per matrimoni, ci hanno indotto a rendere pubblico l'appello a Ornaghi. Il punto è non tanto se ricavare introiti utilizzando il Quisisana quale location per nozze a pagamento, una scelta che ci può anche stare in un progetto di gestione unitaria del complesso, ma è perché non si dà seguito alle destinazioni per cui la reggia è stata restaurata con fondi pubblici: Scuola nazionale di restauro e museo archeologico di Stabiae. Su questo attendiamo risposte, anche dal Comune stabiese il cui silenzio in materia è ormai ingiustificabile. Il Palazzo di Quisisana è stato restaurato con fondi Cipe non per ospitare banchetti di nozze, ma per ospitare studenti di restauro e visitatori del museo archeologico, oltre che ovviamente tutti i cittadini che hanno diritto al libero accesso alla struttura che è di proprietà comunale».