Il deputato scrive a Ornaghi. E Saiu attacca Cappellacci NUORO. Continua la protesta per l'esclusione della cultura nuorese dai fondi Cipe. Che ha stanziato 4 milioni per «Poli museali di rilevanza nazionale», senza far arrivare in Barbagia nemmeno un euro, decidendo unilateralmente (o con l'aiuto della Regione) che Man e Isre, Nivola e Tribu, Parco letterario e Archeologico non sono degni di attenzione e di sostegno a differenza dei cugini di Cagliari e Sassari. Ad alzare la voce due esponenti locali del Pdl che affondano contro governo nazionale e regionale. A iniziare dal deputato Bruno Murgia che, dopo aver depositato un'interrogazione urgente in commissione cultura, scrive la ministro Ornaghi: «Mi chiedo quali siano stati i criteri per identificare alcuni musei e altri no? Chi, da ultimo, ha fatto le valutazioni decisive?. Le faccio l'esempio della mia Sardegna dove la cultura, con una importante batteria di scrittori, cineasti, interessanti realtà museali e associative, è forse l'unico settore in crescita spiega il componente della commissione Cultura al Ministro Nella delibera del Cipe i finanziamenti vanno interamente ai poli di Cagliari e Sassari. Si tralascia Nuoro che è un po' la patria della cultura per molte ragioni». «A Nuoro e nel territorio esistono realtà piccole ma dal respiro nazionale continua il deputato nuorese Le ho elencate in una interrogazione a risposta orale con cui sarà chiamato a confrontarsi in commissione Cultura. Quesiti che mi auguro possano trovare una risposta quanto prima. Vorrei capire con quali criteri si sia giunti a finanziare alcuni musei con zone definite (Cagliari e Sassari) e altri no. È una scelta dettata da indicazioni provenienti dall'amministrazione regionale? Una autonoma valutazione del suo dicastero?». «Se c'è una realtà che fa della cultura un simbolo è proprio il nuorese conclude Bruno Murgia in virtù di musei vivi e dalla forte identità. Confido nella sua capacità di intervento e comprensione anche perché so che saranno molti gli intellettuali che le chiederanno la stessa cosa». Prua a dritta contro Cappellacci invece per il capogruppo in consiglio comunale Pierluigi Saiu: «È ormai quotidiana la frequenza con la quale su questo territorio si abbatte la scure dei tagli che un pezzo alla volta portano via opportunità e speranze a chi qui ha deciso di vivere e stare. A quei giovani che faticosamente cercano un lavoro, a quei padri e a quelle madri che provano a costruire qui un futuro per i loro figli. L'ultima offesa, l'ultima umiliazione, l'ultima beffa arriva dalla distribuzione dei fondi ai musei sardi. Nuoro non esiste. Non esiste nei finanziamenti assegnati ma soprattutto non esiste nei piani della Regione, perché qualcuno al Cipe come spendere questi fondi lo avrà chiesto, e non può che essere stata la Regione a farlo». «Una volta di più continua Saiu Nuoro è stata sacrificata perché nessuno ha difeso la sua storia e la sua cultura. Con grandi clamori Cappellacci ha ripreso la tessera del partito grazie al quale è stato eletto. Non sarebbe male se riprendesse anche a fare politica, a difendere gli interessi dei sardi e della Sardegna, di tutta la Sardegna. II nuorese è un territorio debole, fiaccato da molti sacrifici e troppe rinunce, un territorio fragile e orgoglioso di cui però la Regione sembra essersi del tutto dimenticata. Troppo facile sarebbe pensare che i soldi sono finiti a Cagliari e Sassari perché di Sassari è l'assessore alla cultura e perché a Cagliari ci sono molti interessi da soddisfare. Ma è altrettanto desolante pensare che Nuoro sia considerata una provincia di serie C, condannata ad accontentarsi delle briciole, quando ci sono. Man, Satta, Università: sono tutte partite sulle quali la Regione si è comportata nei confronti di Nuoro come un antagonista, non come un alleato. Dobbiamo allora pensare che sulla Regione e su chi la governa questo territorio non può contare? Perché se fosse così ci comporteremmo di conseguenza, senza guardare a schieramenti e sigle di partito. Questo territorio e la sua comunità vanno difesi con forza e ci aspettiamo che il primo a farlo sia il presidente della Regione».