Il Fondo Ambiente Italiano oggi festeggia i suoi vent'anni e dobbiamo dire che ha rappresentato una grande "invenzione" per il nostro Paese: ha saputo mobilitare energie ed esprimere idealità e valori che altrimenti non avrebbero avuto lo spazio che via via hanno conquistato. Credo che il Fai sia stato fondamentale per promuovere conoscenza e consapevolezza di ciò che costituisce il patrimonio storico-artistico e paesaggistico del nostro Paese, l'ambiente italiano per eccellenza. Se ci chiediamo quali possono essere stati i risultati di tante iniziative concrete assunte dal Fai in questi vent'anni, e di tutta la sua complessiva azione anche pedagogica, ebbene i risultati sono stati indubbi, nel senso di suscitare nell'opinione pubblica, tra i cittadini e in modo particolarissimo tra i giovani, più sensibilità e anche più capacità di pressione per i valori dell'ambiente e del patrimonio storico-artistico di cui l'Italia è così ricca. Mentre i risultati sono ancora inadeguati e non poteva bastare soltanto l'azione del Fai sull'impegno delle istituzioni e della politica affinché venissero adottate le decisioni legislative, le decisioni amministrative, le decisioni di bilancio indispensabili per realizzare effettivamente una maggior valorizzazione di queste nostre straordinarie risorse. E, allora, ci si può chiedere che cosa è mancato e manca ancora. Ho visto che tra le tante domande o tra i tanti commenti che mi sono stati indirizzati e ringrazio coloro che lo hanno fatto: purtroppo non sono in grado di rispondere ad una ad una a tante interpellanze, chiamiamole così c'è chi ha detto: «Perché la politica è stata così poco lungimirante finora verso un impegno come la valorizzazione del nostro patrimonio storico-artistico e paesaggistico?». Ma che cosa significa essere lungimiranti? Significa saper guardare lontano, ed effettivamente troppo spesso la politica non ha saputo guardare lontano: ha guardato soltanto all'utile immediato che si poteva ricavare da una decisione di governo nazionale o anche da una decisione di governo locale. Ha guardato troppo spesso al consenso facile: per esempio concedere permessi che non si dovrebbero dare per ottenere un beneficio politico elettorale è divenuta una regola. Bisogna saper resistere anche alle pressioni improprie, bisogna saper valutare qual è l'interesse generale del Paese, e non soltanto quello per il giorno dopo, ma per gli anni a venire, nel periodo lungo, con politiche, appunto, lungimiranti. Questa lungimiranza innanzitutto nasce, o dovrebbe nascere, da una seria considerazione di che cosa significa l'immagine dell'Italia nel mondo, di che cosa significa anche la qualità della vita in Italia, al di là di ogni ragionamento in termini strettamente economici. Ma poi, la cosa importante è sapere che, anche in termini strettamente economici, il patrimonio storico-artistico e paesaggistico dell'Italia costituisce una ricchezza e una risorsa enorme, assai poco sfruttata, assai poco valorizzata. Quindi, bisogna fare attenzione anche a tutte le sottovalutazioni: talvolta ci sono state anche frasi sprezzanti su quello che costa e non rende la cultura. Da qualche mese c'è in Italia una campagna di opinione promossa da un grande quotidiano (Il Sole 24 Ore, ndr) sul tema del rapporto tra cultura e sviluppo economico: credo sia una campagna molto utile e molto significativa. Dobbiamo essere tutti convinti se ne deve convincere la politica, se ne debbono convincere le istituzioni e i governi nazionale e locali che se vogliamo più sviluppo economico, ma anche più occupazione, bisogna saper valorizzare, sfruttare fino in fondo la risorsa della cultura e del patrimonio storico-artistico. Noi abbiamo bisogno di una politica di medio-lungo periodo, cioè qualcosa a cui bisogna lavorare per anni e in modo continuativo, che sia anche, in particolare o innanzitutto, politica di tutela, messa in sicurezza e valorizzazione del nostro territorio, con tutto quello che di meraviglioso si è poi, nel corso dei secoli, costruito, da parte dell'uomo, sul nostro territorio. Ovviamente, non parlo delle costruzioni speculative o dei mostri di bruttura: parlo dei monumenti che da secoli, per non dire da qualche millennio, hanno reso bello e attraente il nostro territorio. C'è davvero anche una questione di difesa della vita dei cittadini, delle popolazioni nelle zone a rischio di dissesto idrogeologico o anche a rischio sismico. Ho partecipato a un convegno, due giorni fa, a Vernazza, nelle Cinque Terre, paese alluvionato in modo pesantissimo, e meravigliosamente rinato in breve tempo grazie allo sforzo dei cittadini, delle istituzioni e dei volontari, proprio per affrontare questi temi. Noi dobbiamo riuscire a prevenire, e prevenendo spendiamo non solo meglio ma spendiamo meno di quanto poi ci tocca necessariamente, inevitabilmente spendere per riparare i danni prodotti da disastri che potevamo prevenire e non abbiamo saputo prevenire, e che, purtroppo, costituiscono un pericolo crescente per via di un cambiamento climatico che provoca fenomeni sempre più violenti e sempre più frequenti come le alluvioni e le frane. Per fare questa politica bisogna tener molto presente l'agricoltura. L'agricoltura non può nemmeno essere solo concepita come nel passato. Rimane importantissima la produzione agricola, quello che riusciamo a produrre nel settore agricolo e agricolo-alimentare per rispondere ai bisogni delle nostre popolazioni e per esportare, rispondendo anche a bisogni mondiali. Però, l'agricoltura è oramai un presidio del territorio, un presidio del paesaggio, è qualche cosa di assolutamente vitale. Quindi, una politica di valorizzazione del paesaggio e del patrimonio storico-artistico passa attraverso anche più attenzione e più impegno per la nostra agricoltura. Ci sono le risorse finanziarie per portare avanti politiche come quelle che io sto rapidamente immaginando? Sappiamo che abbiamo un pesantissimo bilancio dello Stato, indebitato nella misura del 120 per cento del nostro prodotto nazionale. Dobbiamo abbattere questo debito, dobbiamo selezionare la spesa pubblica. Io francamente lo dico tenendo conto di alcune domande che mi sono state rivolte non contrapporrei l'esigenza di più risorse per la cultura, per il patrimonio storico-artistico e paesaggistico alla spesa militare o alla spesa in importanti opere pubbliche: perché la spesa per la difesa è una spesa a cui non ci possiamo sottrarre, perché un grande Paese come l'Italia non può venir meno ai suoi impegni e obblighi verso la comunità internazionale, intervenendo, ad esempio, per la stabilità, per la pacificazione di aree di crisi fuori dell'Europa. Ed egualmente noi non possiamo certamente rinunciare a infrastrutture che sono importanti per lo sviluppo complessivo del Paese. Ma ci sono ben altre voci della nostra spesa pubblica corrente, che derivano anche da ridondanze della nostra architettura istituzionale e da dilatazioni della spesa delle nostre amministrazioni prese tutte nel loro insieme, su cui bisogna intervenire, e di lì bisogna attingere risorse da mettere a disposizione di una politica come quella che il Fai persegue e auspica. Quindi, auguri al Fai e auguri a noi tutti perché si riesca nel futuro a preservare sempre meglio la qualità della vita in Italia, a promuovere sviluppo, valorizzando e garantendo il nostro patrimonio storico-artistico e paesaggistico. 25 marzo 2012