Dal giorno 20 gennaio Palazzo Grassi Spa ha un nuovo amministratore delegato, Filippo Berando di Pralormo, in sostituzione del dimissionario Giuseppe Donegà. È lui che ha avuto il mandato di trattare la cessione del ramo veneziano della società di Casa Fiat di cui fa parte anche la Pinacoteca del Lingotto di Torino che gestisce la quadreria Giovanni e Marella Agnelli, e che è destinata ad essere scorporata dalla compravendita della parte veneziana. Intanto, il consiglio di amministrazione del Casinò, nelle due sedute di venerdì e di sabato, ha preso tempo per esaminare le modalità dell'acquisto, soprattutto per quanto attiene le offerte dei soggetti privati disposti a rilevare con il Casinò il 51 della società di proprietà della Fiat. Comunque l'operazione dovrebbe procedere con i tempi previsti, con la firma del preliminare d'acquisto già fissata per il 25 gennaio. Infuria intanto la polemica sulle sorti del personale di Palazzo Grassi, una struttura snella e professionale formata di soli quattordici dipendenti. Sarebbe stato questo il motivo che ha spinto Giuseppe Donegà, amministratore delegato dal 13 ottobre 1984, a rassegnare le proprie dimissioni. Donegà, nel visionare il "piano industriale" redatto dal Comune, ha accertato che «esso prevede oltre a tre persone assorbibili da Casinò spa, la necessità di 12 persone per gestire la predisposizione delle nuove mostre». «Facendo una semplice somma, quindi », osserva Donegà «la nuova organizzazione di Palazzo Grassi dovrà avere 15 unità, cioè più delle 14 attuali. Il costo di queste 12 persone dovrebbe essere "spalmato" sui costi delle mostre, e recuperato dai ricavi, sponsor compresi». Donegà sostiene che nel preliminare di vendita e in documenti riservati del Casinò si parla invece di soli tre dipendenti che sarebbero destinati a seguire le sorti di Palazzo Grassi. «E gli altri?» si chiede Donegà. «A quanto mi consta, nessuno degli altri è stato ancora licenziato da Palazzo Grassi spa, a meno che a procedere ai licenziamenti non sia la nuova proprietà che se ne assumerà la responsabilità sociale». «Ne deduco - prosegue Donegà -che sono quei dipendenti, proprio quelli della Palazzo Grassi attuale, che non vanno bene e che si tenderà a ricostituire l'organico della società con altri, presi non si sa da dove». L'ex amministratore delegato si dice «sconcertato ed incapace di comprendere i singolari percorsi lungo i quali si stia definendo questa storia». Dopo aver sottolineato la professionalità e le qualità dell' attuale staff, Donegà si chiede «se davvero questi dipendenti di Palazzo Grassi hanno fatto così male da licenziarli e sostituirli, tutti tranne tre di loro?». «Sono certo - conclude - che la giunta di Venezia e la sua componente di sinistra in particolare, che non può essere indifferente a queste cose, potrà chiarire».