Il grand tour Il direttore del museo romano a Bari visita gli spazi dismessi della città suggerendo idee e impressioni Unarea straordinaria con architetture preziose Qui lintera comunità potrebbe riconoscersi in una molteplicità di diverse attività In cerca del museo che verrà. Ci si mette in viaggio per Bari, città del museo che non cè, insieme con Anna Mattirolo, direttore arte del Maxxi di Roma, ovvero una delle più interessanti e moderne realtà espositive del Paese. Giunta nel capoluogo proprio per dialogare, ospite della galleria Bonomo, dellesperienza del Maxxi, Mattirolo accetta linvito di Repubblica a esplorare i luoghi della città attorno ai quali simmagina un domani creativo. A cominciare dal teatro Margherita, embrione della Fondazione Bac (Bari arte contemporanea). Se ne visitano gli spazi nudi, abitato comè dallinstallazione site specific delle vele di Kounellis, a fare gli onori di casa Vito Labarile, consigliere delegato del sindaco alle arti visive, fino ad esplorare i volumi attigui dellex mercato del pesce e della sala Murat, dove locchio di Anna Mattirolo incrocia il grande wall drawing di Sol Lewitt, evidenziandone il cattivo stato di conservazione. Il suo sguardo è stupito dallestetica dei luoghi, ma al tempo stesso disincantato, come quando, a proposito del Margherita, osserva come «pur trattandosi di uno spazio di particolare suggestione e bellezza se ne debbano verificare le condizioni strutturali, al fine di prendere atto della possibilità di tenervi mostre. Ma se cè la volontà di costruire un polo per larte contemporanea ben venga, purché in linea con gli standard museali fissati nelle linee guida del ministero per i Beni culturali». Un interrogativo, piuttosto, lavanza sul coinvolgimento nelloperazione Bac della Fondazione Morra Greco di Napoli. «È curioso che si parta proprio da lì, non fossaltro che, metodologicamente, ritengo sia sempre utile cominciare dal territorio. Si prenda la collezione Baldassarre, per esempio: sarebbe straordinario se avesse una collocazione espositiva pubblica. E, a quanto mi risulta, non è la sola realtà collezionistica degna dinteresse a Bari e in Puglia». Via dal Murattiano, il grand tour continua, inevitabilmente, nella cittadella dellex caserma Rossani. Ed è lesplorazione di questarea a conquistare Anna Mattirolo, che, pochi attimi dopo averne varcato lingresso, dice entusiasta: «Questi spazi sì che sembrano fatti ad hoc per ospitare un museo darte contemporanea, e non solo. Mi fanno pensare al Maxxi, nato proprio nellarea di una ex caserma della quale alcuni spazi sono stati recuperati e altri costruiti ex novo». Ci si avventura così in una giungla di verde incolto, attraverso corridoi e piazze cosparsi derba, attraversano palazzotti e capannoni dal tetto crollato, finché Mattirolo non osserva: «Certo saranno necessari un bel po di soldi, ma sono convinta che possa valerne la pena. Ci vuole poco a dire che si tratta di un luogo fantastico, anzi per essere franca anche rispetto allo stesso Maxxi questi spazi sono decisamente enormi e architettonicamente di estrema bellezza. Chiunque venga in un posto così non può che restarne impressionato. Credo che qui vi si possa riconoscere lintera città: ci si può fare di tutto e, accanto ai luoghi deputati allarte, potrebbero convivere un parco, unarea deputata allo sport, attività commerciali, gallerie e studi per artisti». Ma dove andare a trovare i quattrini per inseguire un sogno così ambizioso? «I tempi sono difficili, daccordo, ritengo tuttavia che lunico percorso praticabile sia il connubio fra pubblico e privato, ovvero tra le progettualità delle istituzioni e la generosità necessaria dei privati. Va da sé, in ogni modo, che non posso certo essere io a dire cosa debba fare Bari di questarea strategica: devessere la città e chi la governa a deciderlo, interrogandosi su quel che è necessario alla comunità e al suo sviluppo». Fatto sta che, a riguardare i numeri del Maxxi, le proporzioni con la Rossani non sono incoraggianti: unimpresa costata 150 milioni di euro, dal 1998 al 2010, anno dellinaugurazione, per rimodellare unarea di tre ettari contro gli otto dellex caserma barese. Accarezzando sogni e suggestioni il grand tour di Anna Mattirolo termina alla pinacoteca provinciale, dove fa da cicerone la direttrice Clara Gelao. Una visita veloce, buona comunque a far concludere al direttore del Maxxi che «a fronte delle opere custodite, alcune davvero dei pezzi da novanta, in America ci avrebbero costruito un museo». Altrove, ma forse non in una Bari che forse, si domandava anni fa il critico Pietro Marino, non ama larte.
BARI - Lex caserma "Altro che Maxxi. La Rossani è un tesoro"
Il direttore del Maxxi di Roma, Anna Mattirolo, visita Bari per esplorare gli spazi dismessi della città e suggerire idee per un futuro museo d'arte contemporanea. Visita il teatro Margherita, l'area del mercato del pesce e la sala Murat, dove trova opere di artisti come Kounellis e Sol Lewitt. Mattirolo è stupita dall'estetica dei luoghi, ma disincantata dalla loro condizione di conservazione. Sottolinea l'importanza di costruire un polo per l'arte contemporanea in linea con gli standard museali e chiede informazioni sulla Fondazione Morra Greco di Napoli, coinvolta nello sviluppo di Bari come polo artistico.
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