La scheda Di Lella: "Si sono buttati tanti soldi ma per venirne a capo occorre tornare a ragionare come faceva allora il Guarini" «La Cappella della Sindone? Sarebbe bello capire come siano trascorsi 15 anni e che cosa abbia aggiunto il famoso cantiere della conoscenza. Una situazione che urla vendetta, forse a nessuno interessa il patrimonio culturale, forse a qualcuno interessa non agire: siamo in Italia e lindifferenza verso i nostri monumenti è ormai conclamata da nord a sud». Così si legge in una lettera inviata a Repubblica da Giampiero di Lella, ingegnere che ha prestato tra il '96 e il '97 il servizio civile presso la Soprintendenza ai beni architettonici (aveva potuto ancora vedere il monumento integro, quasi alla fine del precedente restauro), laureatosi poi al Politecnico di Torino nel '99 con una tesi discussa con il professor Vittorio Nascé sugli aspetti strutturali e costruttivi della Cappella di Guarini, mentre ora svolge la professione nella nativa Puglia. Sono passati anni, ma lui quel capolavoro - del quale ha fatto rilievi e raccolto una documentazione accurata, incluso un modello in gesso 1:20 della parte terminale dellinterno, depositato allArchivio di Stato - non lha dimenticato. Anche perché alla fine del 2010 viene contattato e richiesto di una consulenza dalla Corit spa, allora ditta appaltatrice dei lavori di recupero: «Ritorno così per la prima volta nellinterno della cappella della Sindone dopo lincendio. Un tonfo al cuore, un monumento ferito a morte e violentato - si legge ancora nella lettera. - Ma non violentato dallincendio, bensì dallinconsistenza di quel cantiere della conoscenza che tanti fondi ha assorbito. Oggi si ha pure lardire di chiedere altri sei milioni di euro?». La consulenza poi non cè stata, perché poco dopo il suo arrivo sono iniziate le procedure per la recissione dellappalto alla Corit, ritenuta inadempiente. Appalto ora affidato alla ditta torinese Arcas spa, che ha firmato a metà marzo il nuovo contratto. Di Lella sarà di nuovo a Torino il mese prossimo e ascoltato come testimone allinterno del contenzioso che la Corit ha aperto nei confronti del ministero dei Beni culturali, in seguito allinterruzione del contratto nel marzo di un anno fa. Lingegnere non vuole entrare nel merito delle polemiche, bensì creare allarme attorno a un bene straordinario che la collettività rischia di perdere per sempre: «Ma perché il mondo accademico tace, perché non si apre un dibattito internazionale tra studiosi, per cercare una soluzione? Perché la basilica di Assisi è stata recuperata in pochi anni dopo il terremoto e qui dopo tre lustri siamo al punto di partenza? Guardi, io non sono nessuno, ho però la presunzione di conoscere il monumento come pochi, anche per essermi letto i trattati sulle tecniche costruttive utilizzate da Guarini e avere esaminato le pietre a una a una: e posso dirle che se si andrà avanti sulla strada intrapresa, questo restauro non sarà mai completato. O addirittura la cappella verrà giù». Parole grosse, che di Lella lega a due ordini di considerazioni. «Il progetto degli ingegneri Napoli e Macchi, per come mi è stato presentato, è secondo me inadeguato. Perché non tiene conto del fatto che Guarini assemblava i conci in pietra secondo una tecnica portata allestrema perfezione dai francesi per le loro cattedrali. Lui arriva dalla Francia e spinge quella tecnica - la stereotomia - allestremo parossismo, perché conosce la geometria alla perfezione. Se non ci si spoglia della nostra cultura di ingegneri di oggi e non ci si immerge in quella di Guarini, non se ne viene a capo. Questo è il peccato originale di questo restauro, lo dissi già, nel discutere la mia tesi, al professor Nascé nel '99». Laltro punto, collegato al primo, riguarda i marmi: «Guarini utilizzava il marmo nero, o "bigio", di Frabosa, che ora scarseggia - oltretutto già nel Seicento quelle cave si stavano esaurendo - o, se si trova, è fratturato, fessurato. Eppure si è fatto un progetto per riaprire quelle cave, si vuole addirittura attribuire a quel marmo una funzione portante, mentre per lautore della cappella doveva servire come paramento di rivestimento in molti casi autoportante. Ma perché snaturare la concezione strutturale del monumento? E come fanno ad affidare il progetto alla nuova ditta, se il marmo non cè? Se si prosegue su questa strada, e lo dico con grande dolore, la cappella non la vedremo mai finita».
TORINO - "Sindone, quel cantiere inutile". Laccusa dellingegnere che se nè occupato alla fine del 2010
Il progetto di restauro della Cappella della Sindone è stato oggetto di critiche e controversie. L'ingegnere Giampiero di Lella, che ha prestato il servizio civile presso la Soprintendenza ai beni architettonici tra il 1996 e il 1997, ha espresso le sue preoccupazioni riguardo al progetto. Secondo di Lella, il progetto è inadeguato e non tiene conto della tecnica costruttiva utilizzata da Guarini. L'ingegnere sostiene che il progetto non tiene conto della geometria alla perfezione dei francesi per le loro cattedrali e che la tecnica della stereotomia, utilizzata da Guarini, è stata esagerata.
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