Visita e affollatissimo convegno per la fine dei lavori alla Centrale idrodinamica L'Authority: «Non rinunciamo al Punto franco, qui serve economia» E' costato 3,8 milioni di euro il restauro dell'antica centrale che con le sue pompe ad acqua faceva lavorare tutto il Porto vecchio. Ieri primo sopralluogo agli interni, con progettisti e ingegneri (Favero Milan, Dottor Group), inviati del ministero (Franco Miracco), dirigenti dell'Autorità portuale, di Porto-città (Corrado De Francisco), e con Alfonso Rossi Briganti, il presidente della fondazione Istituto di cultura marittimo-portuale che allestirà il museo del porto nella sua magnifica casa. Si aspetta il collaudo. Ma forse basterà un mese ha detto nel convegno del pomeriggio al Molo IV, affollatissimo di politici e amministratori, la presidente dell'Autorità portuale, Marina Monassi, che peraltro ha toccato anche altri tasti: «L'amore per il passato dev'essere proiettato al futuro, utile all'economia e non di freno, vogliamo far togliere alla Soprintendenza dei vincoli al molo Bersaglieri, e consideriamo il Punto franco un valore economico, questa deve essere zona viva, e non morta, per Greensisam e Porto-città (i due concessionari, ndr) che devono trovare in Porto vecchio un volano per i loro investimenti economici». Non si sposta il Punto franco? Parole che hanno fatto breccia, ma solo due volte. Il deputato della Lega Massimiliano Fedriga assai d'accordo: «Si riconosce il valore del Punto franco, fonte di attività produttive e occupazione, altrimenti perdiamo il vantaggio competitivo della città». Assente il sindaco Cosolini, che ha mandato in sua vece Andrea Dapretto, il neoassessore ai Lavori pubblici, al Patrimonio e al Demanio al suo debutto pubblico, il secondo a esser toccato dalle strategiche parole è stato l'ex sindaco Roberto Dipiazza: «Punto franco? Attenti a non mettere ostacoli, adesso ci sono dei concessionari. Parliamo tanto di industria, ma la prima industria è quella del turismo, approfittiamone perché è arrivato il momento». Essendo questa, si è ricordato, l'unica «centrale idrodinamica» di fine '800 ancora potenzialmente funzionante, e targata Praga, eco di storia di per sè al di là della storia industriale, è un ottimo pezzo per turisti, e il direttore regionale dei Beni culturali Giangiacomo Martines ha lanciato due appelli: «Le macchine tornino funzionanti, e per portare i visitatori si mettano in azione i treni storici del Museo ferroviario». Che oggi languono. Tutto, nella palazzina, è stato conservato com'era, piastrelle a terra originali e in parte anche quelle, bianco-lavabili, che arrivano a mezza parete. Scrostature che sanno ancora di gente e di lavoro. Incombono, poco dopo l'ingresso, gli enormi, ferrigni marchingegni che con caldaie, e poi con un motore elettrico ("sottostazione" il cui restauro è da completare a ruota), pompavano tanta acqua da sollevare 180 fra gru e montacarichi. Il restauro ha conservato non solo le eleganti cornici rosse dipinte sui muri, ma perfino il contro-soffitto in legno di larice, un sistema "lamellare" che ai tempi della costruzione (1890) era stato appena brevettato da un geniale carpentiere. Due grandi sale infine, superata I"'officina di aggiustaggio" che conserva mobili in legno, frese e altri attrezzi governati da una meccanica "cinghia di movimento", sono vuote e pronte per le bacheche. Si devono fare gare per progettazione interna e arredi. I soldi? Fondi europei gestiti dalla Regione. Caroli curatrice del nuovo museo Sarà Antonella Caroli la curatrice del nuovo Museo del porto. Lo ha annunciato ieri al convegno sulla Centrale idrodinamica il presidente della fondazione Istituto di cultura marittimo-portuale, Alfonso Rossi Briganti. Del resto l'appassionata e tenace studiosa è stata da tutti e specialmente dal direttore regionale dei Beni culturali Giangiacomo Martines lodata e ringraziata. Con Italia Nostra non solo ha scritto 8 libri su Porto vecchio, l'ultimo di questi giorni, ma è stata il "motore" di accordi fra enti e dunque di finanziamenti. Si concretizza un'idea nata nel 1988, quando l'ex direttore del Porto Michele Zanetti chiuse la centrale con una cerimonia annunciando: «Qui deve farsi un museo».
Trieste. Porto vecchio, torna vivo il suo motore pulsante
Ieri si è tenuto un convegno per la fine dei lavori alla Centrale idrodinamica di Porto vecchio, con la presenza di progettisti, ingegneri, dirigenti dell'Autorità portuale e della fondazione Istituto di cultura marittimo-portuale. La presidente dell'Autorità portuale, Marina Monassi, ha espresso la sua volontà di far tornare in funzione la centrale, che è stata chiusa nel 1988, e di trasformarla in un museo del porto. Ha anche parlato di un possibile rilancio dell'economia del porto e della zona. Il direttore regionale dei Beni culturali, Giangiacomo Martines, ha lanciato un appello per la ripresa dei treni storici del Museo ferroviario, che sono stati abbandonati.
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