Già tredici capolavori tornati ai proprietari. Si tratta per una location alternativa a Capodimonte Il Madre sta perdendo pezzi. Un' opera dopo l'altra, è cominciato l'annunciato esodo. Astisti, galleristi e collezionisti che, alla nascita del museo d'arte contemporanea di via Settembrini, hanno prestato quadri, installazioni, sculture e fotografie esposte finora al secondo piano (circa un centinaio) stanno richiedendo indietro tutto. E non sono pochi. Tredici opere sono già state tolte dalle pareti e dalle sale, impacchettate e rispedite ai legittimi proprietari. Sono i tre Manzoni, i tre Twombly la tela di Fontana, «A line in Ireland» di Richard Long il decoupage di Rotella, un'installazione di Mario Merz, «Interior with painting of trees» di Lichtenstein, «Walken» di Richter e la Sofia Loren di Richard Hamilton. Ma il grosso deve ancora essere smontato, soprattutto se la Fondazione Donnaregina dovrà dar seguito a tutte le richieste di restituzione che sono arrivate sulla scrivania del presidente, Pierpaolo Forte, e del direttore Eduardo Cicelyn, in carica fino ad ottobre. Una debacle artistica e una botta economica, perché la spedizione pone seri problemi finanziari al Madre, anche per questo si sta prendendo tempo e si sta cercando di far partire le opere a spese dei prestatori e non del museo, com'è prevede, invece, il contratto. Chi le ha riavute ha preferito pagare di tasca propria pur di non far restare un giorno di più i propri pezzi a Napoli. Dovrebbero tornare a casa, quindi, un'altra cinquantina di opere. Il motivo comune è la preoccupazione per le sorti del museo e la defenestrazione di Cicelyn. Poiché molti prestatori avevano legato quadri e sculture alla presenza del direttore ormai in partenza e del curatore Mario Codognato. Potremmo non vedere più le opere di Hirst, Kounellis, Gilbert George, Fabro, Biasiucci, Rauschenberg, Baselitz, Pistoletto e soprattutto i 34 capolavori prestati dalla galleria newyorchese Sonnabend (in pratica quasi tutta la pop art americana esposta). Quindici andranno presto al museo Reina Sofia di Madrid, per le altre 24 sta invece per aprirsi una seconda vita napoletana. Potrebbero essere trasferite al museo di Capodimonte. C'è una trattativa tra il sovrintendente FabrizioVona e il direttore-proprietario della Sonnabend, il portoghese Antonio Homen. Ma tutto è legato, per volere proprio di Homem, all'assegnazione dell'allestimento a Cicelyn e Codognato. «Non ostacoleremo queste partenze» ammette il presidente Forte. «Anche perché non ne abbiamo gli strumenti giuridici. I contratti sono tutti a deboli, a favore dei prestatori. Ma per il futuro dovremo ripensare completamente la natura del secondo piano. Noi vogliamo rendere il Madre un museo più identitario e in autunno, quando avremo i nuovi vertici chiameremo la città a discutere sul questo tema». Di altro tenore i commenti di artisti e galleristi. «Sono sinceramente dispiaciuto per la vicenda del Madre» spiega al telefono Georg Baselitz. «Ho sentito e letto che ci sono gravi problemi e non mi sento di tenere ancora a Napoli la mia opera "Schlaf-zimmer». Sullo stesso tono anche Jannis Kounellis, tra i primi a prospettare il ritiro: «Nessuna sfiducia nei vertici che verranno, ma il mio rapporto personale con gli attuali curatori e fondamentale, senza di loro non ha senso che io sia presente in quel museo». E lo stesso Homem calca la mano: «Credo che il profilo del Madre cambierà e non so se chi arriverà potrà essere un mio punto di riferimento diretto». Da parte sua, Cicelyn, ormai con la valigia pronta, veste i panni di Cassandra, ma con diplomazia. «Dal prossimo ottobre il museo avrà un direttore nuovo di zecca» spiega «Ma anche Mario Codognato si è dimesso dal suo incarico. Ai nuovi consiglieri della Fondazione ed a i suoi futuri dirigenti non mancheranno certo idee e risorse per reinventare il museo, purché si comprenda che si è davvero chiusa per decisione tutta politica della Regione Campania una stagione a mio avviso straordinaria e memorabile. Per il tempo che mi resta qui proverò a dare una mano perché il nuovo inizio sia finalmente qualcosa di verificabile in concreto». Buio pesto anche per le future mostre. L'8 aprile chiude l'esposizione di Meloni, al terzo piano e niente è stato programmato per i prossimi mesi. Così per l'estate il museo sarà quasi dimezzato. Resteranno solo le opere del primo piano, di proprietà della Regione e i resti, le reliquie della collezione storica. Per l'arte contemporanea a Napoli, si teme di assistere alla Madre di tutte le battaglie perse.