A otto mesi dagli impegni del Comitatone, non sono stati concessi i finanziamenti per la Legge speciale. Il sindaco annuncia vie legali 50 sono i milioni assegnati alla Legge speciale dal Comitatone del 2011 VENEZIA - Questa volta il Comune ci sperava proprio. Anzi, ci credeva. Anche perchè sono passati otto mesi esatti dall'impegno di Roma verso Venezia, alla seduta del Comitatone. Invece, ieri, dal Cipe è arrivata l'ennesima fumata nera: niente via libera ai 50 milioni di Legge speciale promessi il 21 luglio del 2011. Ieri il Comitato interministeriale ha sbloccato «solo» i 7 milioni richiesti dal ministro per i Beni culturali Lorenzo Ornaghi per i lavori di ampliamento e restauro delle Gallerie dell'Accademia. Dopo mesi di pressioni sul governo, però, il sindaco ha deciso di non aspettare più. «Verificheremo se è vero che anche in questa seduta non sono stati deliberati i fondi di legge speciale - dice il sindaco Giorgio Orsoni - e se fosse così, faremo ricorso al Tar ». I 50 milioni che ormai otto mesi fa il Comitatone ha impegnato per Venezia (e in quota parte anche per Chioggia e Cavallino Treporti a cui spettano circa 9,5 milioni) servono per interventi urgenti di manutenzione e per completare la rete antincendio di cui, ad esempio, è sguarnita l'area marciana. Da anni non arriva un centesimo da Roma e alla notizia che nemmeno ieri il Cipe ha sbloccato i soldi veneziani, Orsoni ha perso le staffe. «Ricorreremo per bloccare i finanziamenti del Mose - spiega il primo cittadino - la delibera del Comitatone è stata disattesa». Le richieste, cortesi, e le pressioni politiche sul governo non hanno portato ad alcun esito per Venezia e dunque l'amministrazione, fosse confermata la notizia che la città d'acqua rimane all'asciutto anche questa volta, passerà alle «maniere forti». In quella stessa seduta di luglio, il Comitatone aveva destinato 630 milioni per il Mose. E quelli sono stati approvati e licenziati dal Cipe il 6 dicembre scorso. E' vero che la promessa di finanziamenti per Venezia era arrivata dopo ore di trattativa romana e dopo una sfuriata del sindaco all'ex sottosegretario Gianni Letta contro il quale Orsoni, a luglio, aveva tuonato: «Non me ne vado senza soldi per la città». Ciò non toglie però che il finanziamento sia stato garantito nero su bianco proprio come i 42 milioni, mai arrivati, assicurati all'ex sindaco Massimo Cacciari nel 2008 con il via libera definitivo al Mose. Ora è da capire come il Comune intende ricorrere visto che i 60 giorni per presentare istanza al Tar sono scaduti il 6 febbraio. C'è tuttavia un'altra possibilità. Ca' Farsetti potrebbe cioè presentare ricorso straordinario al presidente della Repubblica il cui limite massimo è di 120 giorni. Fosse questa la strada che il sindaco, nonché avvocato, intende perseguire ci sarebbe tempo fino al 6 aprile per chiedere il blocco dei soldi del Mose fino allo stanziamento dei fondi di legge speciale. L'amministrazione preferirebbe evitare le vie legali, ma con una città che ogni giorno perde un pezzo, ha poche alternative. L'unica notizia positiva del Cipe di ieri sono i 7 milioni per completare il restauro delle Gallerie dell'Accademia e per far dialogare in modo omogeneo la parte nuova con quella vecchia. I soldi sono fondi europei, congelati da mesi. Ancora non ci sono certezze, invece, per i 2 milioni che mancano per completare i restauri della parte nuova delle Gallerie.