Museo diffuso: una definizione che Antonio Paolucci, attuale sovrintendente al polo museale Fiorentino, ex ministro per i Beni culturali, ama ripetere. Perché spiega sono le parole che meglio fotografano la peculiarità del nostro patrimonio artistico, quel suo compenetrarsi capillarmente lungo tutto lo Stivale, a connotare la ricchezza infinita e l'unicità del caso italiano. E proprio alla valorizzazione del patrimonio meno conosciuto della città di Firenze e della sua provincia è finalizzato il progetto di cui Paolucci stesso è curatore, un'operazione che richiederà un impegno temporale di tre anni e un finanziamento di tre milioni, garantiti dall'Ente Cassa di risparmio di Firenze. «Un progetto sperimentale di cui vado molto orgoglioso e che potrebbe diventare propositivo anche per il resto d'Italia». commenta ancora il soprintendente fiorentino. Nato da mini convenzioni triangolari tra sovrintendenza, autorità ecclesiastiche (molti sono infatti i musei d'arte sacra sul territorio) e sindaci, il progetto mira, come risultato finale, alla creazione di una rete che colleghi in percorsi tematici o territoriali le realtà già esistenti, che saranno al contempo valorizzate da un'attenta promozione e una maggiore possibilità di fruizione da parte dei visitatori. Ciò porterà naturalmente a una ricaduta positiva sia sul dato occupazionale che sull'indotto, ma soprattutto garantirà una crescita culturale complessiva e un rafforzamento delle identità storiche delle comunità che saranno coinvolte. Tutti i beni sono già stati censiti e catalogati, attraverso un imponente lavoro scientifico, dai funzionari della sovrintendenza; ai molti musei già esistenti, che saranno oggetto di migliorie e adeguamenti, se ne aggiungeranno anche altri ed è questa la principale novità del progetto. Nel recente convegno «Alla scoperta del territorio», svoltosi a Firenze, è stato presentato un percorso di comunicazione multimediale (Cd-Rom e sito Internet) denominato «Piccoli grandi musei» che, all'interno del progetto generale, mira alla sua diffusione e già individua tre itinerarì principali: il primo collega i musei del collezionismo storico (Fondazione Horne, Museo Bandini, Museo della Fondazione Romano, Museo Stibbert, Museo delle porcellane): il secondo raggiunge i diversi musei scientifici (Specola, Museo di storia della scienza, Museo di mineralogia e litologia) e il terzo viene definito come quello dell'«Anello d'oro. Si tratta di una serie di musei piccoli ma prestigiosi situati nel territorio tutt'intorno a Firenze e non solo dal patrimonio ricchissimo: il Museo del tesoro di Santa Maria all'Impruneta, il Bandini a Fiesole, la Collegiata di Empoli, il Museo di Santa Verdiana a Castelfiorentino, il Museo d'arte sacra a Cerlaldo, il Museo Richard-Ginori della manifattura di Doccia, il Museo d'arte sacra a San Casciano Val di Pesa, il Museo dell'Opera del Duomo di Prato, l'Oratorio dei Binni, la cappella Brancacci nella chiesa del Carmine di Firenze, il Museo diocesano di Santo Stefano al Ponte, vicino al Ponte Vecchio a Firenze, il Museo d'arte sacra a San Donnino, il Museo archeologico della ceramica di Montelupo, la pieve di San Pietro a Cascia, a Reggello. A queste si affiancheranno nuove realtà museali a Pontassieve, Fucecchio, Bosco ai Frati in Mugello, Marradi, Firenzuola, Pescia, Montaione: «In una sorta di restauro del territorio che speriamo possa costituire un esempio», commenta il soprintendente Paolucci.