Quanti anni sono passati da quando la mostra di Burri a Palazzo Citterio sembrò indicare la svolta decisiva per Brera e aprì gli animi alle speranze? All'incirca trenta. Poi subentrò un silenzio interrotto da frequenti litigi fra gli utenti del palazzo, soffocati dalle ristrettezze di spazio, e i piani di fattibilità che si succedettero non riuscirono a sopirli. Finalmente nuove speranze furono accese dalla inattesa possibilità di acquisire per l'Accademia un'intera caserma. Non si poteva uscire da una situazione penosa benché intorno la città si stesse muovendo. Nasceva il Museo del Novecento, s'inauguravano le Gallerie d'Italia della Banca Intesa, ma mancava alla ripresa di Milano quella struttura essenziale che era stata da sempre Brera. Era necessaria una mossa decisiva da parte del governo e questa mossa non poteva consistere in altro che un forte investimento finanziario. Certo, i milioni che arrivano non saranno sufficienti a risolvere tutto, ma già incominciano a essere un segnale di volontà e di mobilitazione. Nel senso che sarà la società civile milanese a interessarsi al destino di Brera con programmi che coinvolgeranno iniziative private accanto a quelle dello Stato. Anche in questo Milano saprà dare un segnale di rinnovamento, in una prospettiva che avrà valore non soltanto per la città, ma per l'intero Paese. Detto queste riflessioni da Strasburgo, dove il museo d'arte costituisce una delle più raffinate collezioni di opere italiane in Europa. E' un museo le cui scelte furono operate da un grandissimo storico dell'arte tedesco, Wilhelm Bode, quando la città era tedesca. A Bode successe il dottor Stoll, che continuò la politica del museo ancora quando la città divenne francese. Nella nostra storia europea vi sono segni forti di continuità che dimostrano come la costruzione di un contesto culturale vada ben al di là dei passaggi politici e, in questo caso, addirittura nazionali. Brera è nata come un'istituzione europea. Europea in tutto: nella Biblioteca, nell'Accademia, nella Pinacoteca. Dovrà essere all'altezza di un confronto europeo. Vi è un appuntamento per Brera molto vicino, che è il 2015, una data in cui Milano si troverà di fronte a un severo giudizio internazionale. Se vi sarà un serio sforzo, dovremo riuscire ad accogliere i visitatori di Milano almeno con la promessa concreta che avranno una Brera degna della propria tradizione e del confronto internazionale. Sono sicuro che una data come questa susciterà le collaborazioni che sono finora mancate perché regnava una grande incertezza su ciò che lo Stato intendeva concretamente fare. Mi piace citare un articolo con cui Giovanni Testori, sul Corriere, salutò la riapertura di Brera dopo una lunga chiusura. Allora Testori scrisse: «Si sono riaperti gli occhi di Milano».