Dopo tanti (troppi e inaccettabili) tagli, finalmente una notizia in controtendenza per i Beni culturali italiani. Sia chiaro: i 76 milioni di euro stanziati dal Cipe affrontano emergenze, ma non risolvono il nodo di fondo. Il Patrimonio culturale non diventa nemmeno sotto il governo Monti, come dovrebbe, una delle principali scommesse economico-strategiche per un Paese, il nostro, ormai ricco solo di Arte e di Paesaggio. Però quei fondi hanno molti meriti. Primo: non si finanzia più a pioggia, rischiando (com'è troppo spesso avvenuto in passato) di vanificare in mille rivoli un congruo impegno economico. Altro merito è aver avviato la macchina scandalosamente ferma di Brera, magnifico progetto tanto ricco di prospettive per Milano quanto povero di adeguati finanziamenti. Lo stesso discorso vale per il Museo archeologico di Reggio Calabria, con quei poveri Bronzi di Riace (leggere Sergio Rizzo-Gian Antonio Stella del 2 marzo scorso) ancora sdraiati nell'androne del Consiglio regionale perché privi della loro «casa». Meritorio l'intervento per le Gallerie dell'Accademia a Venezia per non parlare di Palazzo Reale a Napoli e di Capodimonte, mirabile reggia-museo colpevolmente poco valorizzata (120 mila visitatori nel 2010 contro, per esempio, i 600 mila di Caserta). Ce n'è, per fortuna, anche per il Polo museale di Melfi-Venosa. Un numero giustamente limitato di interventi, ma saggiamente indirizzati laddove il progetto c'è da tempo, o addirittura langue. Resta sullo sfondo la miopia cultural-politica di non voler vedere nel nostro Patrimonio un asset fondamentale per lo sviluppo del futuro sistema-Italia. E questo rimane gravissimo. Anzi, imperdonabile.