Ecco i giovani «Csi» delle opere d'arte. A Noto un corso di studi specifico con 20 studenti che imparano l'arte del restauro a 360 gradi Noto. Li potresti definire gli «Csi» dei beni culturali: giovani esperti nel restauro di opere d'arte antiche o moderne. Ferrati in chimica, biologia, diagnostica e archeometria (lo studio scientifico di materiali datati condotto attraverso analisi di laboratorio). Hanno meno di 30 anni, ma esperienza e capacità tali da essere chiamati a lavorare subito dopo il diploma di laurea. Si sono formati tra le bianche mura di Villa Dorata dei Principi Nicolaci, uno dei palazzi simbolo della Capitale del Barocco, oggi sede dell'Accademia delle belle arti, sezione distaccata di Siracusa, sezione che conta ogni anno un numero complessivo di 100 iscritti, e 20 sono quelli del corso di restauro. Uno dei «Grissom» che li segue nei cinque anni di preparazione è il professor Michele Romano, che insegna anche a Siracusa e Catania. «A Noto - spiega Romano - siamo riusciti ad attivare un corso di studi specifico che un tempo esisteva solo a Firenze e a Roma. Oggi, mentre al Liceo artistico della città si studia restauro lapideo, all'Accademia i ragazzi apprendono l'arte del restauro a 360 gradi: ligneo, pittorico, lapideo. In piccolo, abbiamo una struttura simile a quella di Catania, che ha la seconda Accademia d'Italia dopo quella milanese di Brera». Solo 20 gli iscritti al corso... «Il perché è presto spiegato: in laboratorio possono entrare non più di 10 ragazzi per volta. Per ragioni di sicurezza dei dipinti e degli stessi studenti. Cinque anni di studio molto impegnativi: bisogna avere una conoscenza tecnico-scientifica, ma anche culturale. Con me, per esempio, si studia Storia e Teoria del reastauro: i ragazzi devono sapere chi era Cesare Brandi, ma allo stesso tempo devono conoscere materie scientifiche come chimica, biologia, diagnostica e archeometria. La novità più recente è quella che riguarda il restauro del contemporaneo». I diplomi? «L'ultimo proprio nei giorni scorsi. Si laureano a gruppi di due-tre. Perché una tesi di laurea segue tutto un excursus ben definito. E non c'è laurea se lo studente non ha eseguito in prima persona un restauro vero e non ha completato uno stage di 100 ore in laboratorio. Sotto la guida diretta di una restauratrice della Soprintendenza. Funziona così: l'Accademia ha due laboratori, uno qui in sede, un altro a Siracusa gestito da una restauratrice professionista. Il laboratorio partecipa a un bando e, una volta avuta la commissione, inizia il lavoro vero e proprio. Al laboratorio viene affidato lo studente che così lavora all'opera. Il lavoro finito costituirà la tesi di laurea. Il tutto con la supervisione di un direttore di restauro, che potrà essere la stessa Soprintendenza, o un docente di restauro, o uno storico dell'arte». Solo corsi di restauro? «Assolutamente no: a Noto abbiamo anche grafica editoriale. Oggi più che mai bisogna anche guardare a questo aspetto. I ragazzi progettano sia i loghi sia i cataloghi d'arte sia i manifesti. Una volta l'Accademia aveva solo corsi di pittura, scenografia, decorazione pittorica, scultura; invece negli ultimi 10 anni abbiamo istituito dei corsi sperimentali. Noi, appunto, abbiamo scelto grafica editoriale e lo facciamo in Accademia con specialisti del settore». Una volta conseguito il diploma, quale sbocco professionale trovano i ragazzi? «Con la legge 508 le Accademie oggi sono equiparate alle Università, e dunque danno un diploma di laurea che è diviso in triennio e biennio. Chi segue il corso di restauro, trova lo sbocco nelle ditte specializzate con le quali partecipa a progetti specifici. E le imprese ci chiedono proprio questo: molti restauratori, infatti, non hanno più allievi in bottega. In futuro sto tentando di avere anche qui, come già ho ottenuto a Catania, il corso di valorizzazione dei beni storico-artistici: non basta solo restaurare, ma bisogna trovare anche il percorso per promuovere l'opera d'arte». Quanti sono i restauratori nel Val di Noto? «Un numero adeguato a far fronte alle richieste di lavoro: l'iscritto all'albo regionale dei restauratori, da Noto può partecipare a un bando della Soprintendenza di Trapani. Quindi, quando la Soprintendenza chiama possono rispondere tutti gli aventi titolo. Il mercato ha i suoi alti e i suoi bassi. In questo momento il pubblico sta offrendo un po' meno. Per contro si va affermando la richiesta dei privati che vogliono restaurare opere d'arte conservate in casa». Ma quanto costa restaurare una tela di medie dimensioni? «Tutto dipende dal danno che ha la tela. In alcuni casi, c'è da rifare il telaio quando questo non è foderato bene, il che rischierebbe di far perdere la pellicola pittorica. Vedere il danno, vedere la cornice e vedere le parti da ritoccare. Alla fine, il costo per il resuro di una tela può oscillare tra i 1.000 e i 3.000 euro». Ma i giovani possono vedere la fine del tunnel della crisi guardando attraverso i beni culturali? «Questo è un lavoro che innanzi tutto richiede professionalità e passione. E già in questo c'è la rivincita. Dunque, o beni culturali o qualcos'altro, fa lo stesso... Ciò che manca ancora è la possibilità di riuscire ad avere ottimi progetti europei. Si lavora molto con il Mediterraneo: si può andare a Malta a studiare o a restaurare opere d'arte. Le possibilità ci sono. Bisogna imparare a programmare meglio. E si deve operare in sinergia. La stessa Comunità europea assieme al recupero delle opere d'arte pretende la cooperazione. Chiede che l'Accademia si coordini con la Sovrintendenza. In questo senso, il singolo non ha futuro laddove non si ponga in un contesto sinergico». «Tutti sognano di diventare "grandi". Ma nella realtà bisogna fare i conti con le esigenze del quotidiano e allora devi imparare subito a stare sulla piazza. I risultati? Li abbiamo quando gli studenti ci scrivono e ci dicono: "Grazie professore, ho capito cosa voglio fare..."». 24032012
SICILIA - A Noto un corso per l'arte del restauro
A Noto, in Sicilia, si è inaugurato un corso di studi specifico per giovani esperti nel restauro di opere d'arte antiche o moderne, chiamati Csi dei beni culturali. Il corso, che dura cinque anni, è stato istituito dall'Accademia delle belle arti, sezione distaccata di Siracusa, e conta 20 studenti. I giovani si formano in chimica, biologia, diagnostica e archeometria, e hanno meno di 30 anni. Il corso include anche la grafica editoriale, con specialisti del settore. I diplomi di laurea sono equiparati a quelli delle università e consentono di lavorare in ditte specializzate con progetti specifici.
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