Oggi a Ibla (17.30) l'inaugurazione della pavimentazione dopo i lavori di restauro che hanno portato alla scoperta di antiche cripte che saranno visibili ai visitatori michele barbagallo E' arrivato il grande giorno per l'inaugurazione della nuova pavimentazione della chiesa dell'Itria: oggi pomeriggio alle 17,30 con il vescovo Paolo Urso, il sindaco Nello Dipasquale e il soprintendente Alessandro Ferrara. Dopo la cerimonia, il parroco Giorgio Scrofani celebrerà la santa messa. La chiesa è uno dei gioielli più belli dell'antico quartiere barocco ed è monumento Unesco. Il progetto nasce dalla lungimiranza del sacerdote Giorgio Scrofani di sostituire il vecchio pavimento in granigliato cementizio degli anni '50. Approvato dalla Soprintendenza e dalla Commissione centri storici, è stato finanziato dalla CEI e dal Comune con la legge regionale 6181. Al progetto, redatto dall'architetto Laura Baragiola, ha collaborato anche l'architetto Salvatore Missud. "Il nuovo pavimento della chiesa, è costituito da elementi di pietra in calcare tenero e pietra pece - spiega Laura Baragiola - La pavimentazione in pietra calcarea bianca, viene intervallata da semplici disegni geometrici e da una croce di Malta inscritta in un ottagono in prossimità del portale di ingresso, in asse con la navata centrale nel punto in cui incontra la cappella laterale della Madonna del Chiodo. Durante la fase di demolizione della vecchia pavimentazione nel primo strato sotto il massetto, nella navata centrale, è stata rinvenuta una cripta di piccole dimensioni costituita da due pareti scavate su banchi di roccia e da altre due pareti su cui è sormontata una volta a botte, che ne fa da copertura. Tale scoperta, mi ha suggerito, in accordo con padre Scrofani e con la supervisione del soprintendente Ferrara, l'idea di renderla visibile per mezzo di una pavimentazione in vetro calpestabile trasparente, illuminata all'interno con delle luci a led. Attorno alla lastra di vetro, una lamina d'acciaio cor-ten fa da cornice, come a voler riprendere il sistema esistente delle lastre tombali in pietra pece, incorniciate sempre da pietra dello stesso materiale". Sempre durante la fase della demolizione e dello scavo, sono state trovate altre cripte che si è scelto di evidenziare con una sottile perimetrazione costituita da acciaio cor-ten. Questa linea sottile che dà alle cripte riconoscibilità e memoria a fedeli e visitatori, non ha modificato in alcun modo il disegno del progetto. Adiacente alla cappella laterale, all'interno della cripta, sono stati ritrovati resti umani, casse lignee ed ossa di cui si è occupata l'archeologa Clorinda Arezzo, con la supervisione di Salvatrice Fiorilla funzionario delegato della Soprintendenza. Secondo gli esperti, tali resti risalirebbero in un periodo compreso tra il settecento e l'ottocento. Tale cripta, è stata resa ispezionabile mediante una botola con un perno centrale e perimetrata anch'essa con una sottile lamina di cor-ten. Nella navata sinistra, vicino alla porta laterale, sempre durante gli scavi sono state ritrovate le vestigia della pavimentazione del primo impianto chiesastico. Con autorizzazione della Soprintendenza, queste sono state messe a vista mediante vetro calpestabile trasparente, la cui sagoma ha seguito il disegno fedele dell'antica pavimentazione sottostante. Le emozioni non sono mai mancate, ma in assoluto il momento più forte è stato quello che ha riguardato i cosiddetti "imprevisti", i ritrovamenti, dove il problem-solving immediato è stato indispensabile. Sono tre le componenti fondamentali affinchè un opera d'architettura riesca: l'architetto, un buon committente e l'impresa esecutrice dei lavori, in questo caso di Salvatore Amica che è stata grandiosa". 24032012