Categoria: La ricerca de 'La Battaglia di Anghiari' Pubblicato il: 21 marzo, 2012 Nell'annosa ed effervescente vicenda della ricerca della Battaglia di Anghiari, la pittura murale di Leonardo nel Salone dei Cinquecento, ogni giorno c'è una novità che davvero lascia senza parole. Il direttore scientifico della ricerca, ingegner Maurizio Seracini, è stato accusato di aver divulgato i risultati della fase di ricerca appena conclusa, basandosi solo sui risultati di due laboratori . Il primo è della stessa ditta privata di cui è responsabile lo stesso Seracini (Editech) mentre il secondo è a Pontedera; entrambi hanno analizzato i reperti estratti dall'intercapedine che divide il muro "vasariano" da quello di Leonardo. L'accusa, in particolare, è stata quella di non aver voluto scegliere un laboratorio terzo, e in particolare, di non aver scelto quello dell'Opificio delle Pietre Dure. Io credo sinceramente che, fino a questo momento, Seracini abbia fatto benissimo a non scegliere come terzo il laboratorio dell'Opificio per almeno due ragioni: la prima è che, nei confronti della ricerca, solo grazie alla soprintendente Acidini l'Opificio ha svolto quel ruolo di esperto di tutela nei confronti dell'affresco vasariano, mentre fino a quel momento ha spesso rappresentato solo un ostacolo alla ricerca. Fin troppo. Non si può scordare, infatti, che dall'Opificio è partita la campagna contro l'utilizzo dello scanner ad attivazione neutronica per cercare la pittura murale di Leonardo nel Salone, a causa del presunto pericolo di radioattività. E per escluderlo, a suo tempo non servì neanche l'intervento dell'allora ministro della cultura, Bondi, a una puntata di "Voyager", che riferiva i risultati (positivi) di una prova scientifica effettuata nei laboratori dell'Enea a Frascati. Insomma l'Opificio mise in forse i risultati del maggior istituto di fisica d'Italia. Come se non bastasse, sempre dall'Opificio delle Pietre Dure è partita la "fronda" dell'esposto di Italia Nostra, che ha causato mille problemi alla ricerca, l'apertura di un fascicolo in Procura e perfino l'intervento dei carabinieri. Questo aveva per tematica la sospetta "vandalizzazione" dell'affresco di Vasari. Peccato che nessuno, ma nessuno eh, dei firmatari di quell'esposto è mai salito sul ponteggio del Salone dei 500 per controllare con i propri occhi ciò che stava avvenendo. Insomma, un istituto delle Pietre Dure e delle parole in libertà. Ecco, con tutto questo background di "paletti" messi ad arte contro lo svolgimento della ricerca di Seracini, come si fa solo a pensare di considerare quello dell'Opificio il laboratorio terzo più adatto? Di sicuro, con tutto quel che è accaduto durante gli ultimi anni, c'è il sospetto che all'Opificio manchi la necessaria atmosfera di obiettività rispetto alla vicenda e che ogni decisione in merito, finisca purtroppo per diventare strumentale. Senza contare che, normalmente, i laboratori che svolgono analisi sul medesimo tipo di campione, non sanno l'uno dell'altro, e quindi sarebbe venuta già meno la prima regola di una corretta procedura in tal senso. Infine una curiosità: alla Fortezza dove ha sede il laboratorio chimico dell'istituto di restauro mancano alcune attrezzature per completare gli esami necessari, per cui alcuni dovranno essere "appaltati" all'esterno. E su questi chi vigila? Magari l'Opificio poteva essere il laboratorio quarto, quinto etc ma terzo proprio no. Disponibile anche al link: a href"http:webcache.googleusercontent.comsearch?qcache:CpO6EAJNjcJ:www.marcoferri.info20120321opificio-laboratorio-terzo-via-non-scherziamocd1hlitctclnkglit" target"new"Opificio laboratorio terzo? Via, non scherziamoa