INTERVENIRE SU FRANE, PRIORITA' TECNICA PER GOVERNO TECNICI (ANSA) - ROMA, 21 MAR - Unanormativa urgente contro il consumo del suolo sul modello di quanto giá avviene in Germani, sia per le opere pubbliche sia per quelle private: Salvatore Settis, ex presidente della Normale di Pisa, torna a chiedere un intervento di urgenza perun Paesaggio da viver. Lo fa nel corso dell'omonimo convegno di oggi al Maxxi, il primo degli appuntamenti di 'Re-Cycle', che ha visto schierati gli esponenti - da Franco Iseppi (Touring Club) a Ilaria Borletti Buitoni (Fai) a Alessandra Mottola Delfino (Italia Nostra) a Fulco Pratesi (WWf Italia) - delle associazioni che lottano contro la cementificazione per la conservazione e la tutela del paesaggio, per la salvaguardia e la riqualificazione. E i dati - è stato sostenuto nel dibattito - parlano chiaro: tra il 1995 e il 2009 sono state costruite oltre 4 milioni di nuove abitazioni, mentre sono oltre 800 mila gli immobili inutilizzati, in gran parte nei centri storici; nel solo 2010 sono stati usate 34 milioni di tonnellate di cemento (565 chili procapite) e sono 2 milioni gli ettari di terreno agricolo fertile consumati tra il 1990 e il 2005. Per questo Settis rivendica, così come previsto dalla Costituzione, una difesa dell'ambiente da anteporre a qualsiasi interesse economico privato. Dice esplicitamente che la legge da approvare dovrebbe prevedere al primo punto il divieto di costruzione in una determinata regionese ci sono appartamenti sfitti o edifici in abbandon. In attesa, a parere di Settis - c'è un'urgenza da affrontare subito:l'Italia è il paese piú franoso di Europa e non si sta facendo nulla per metterlo in sicurezza. Dovrebbe essere questa la prioritá tecnica per un governo di tecnic. Pio Baldi, presidente della Fondazione Maxxi, si dice d'accordo con Settis e sottolinea che la normativa dovrebbe avere una serie di incentivi e disincentivi:chi costruisce su suolo vergine dovrá pagare di piú, chi, invece, interviene su suolo giá edificato, molto men. Per Baldi tra le emergenz della ricostruzione del paesaggio ci sonoda una parte, la zona intensiva intorno al Vesuvio e, dall'altra, la costa adriatica che sale dalla Puglia fino al Venet. Il paesaggio non è da guardare - conclude Settsi - ma da vivere: la dimensione estetica non basta piú a giustificarne la tutel. (ANSA).