Si abbassa di uno o due millimetri l'anno lo skyline di Venezia sull'orizzonte e il celebre profilo si inclina, anche. Verso est e allo stesso ritmo. La città continua la sua lenta e metodica discesa nelle acque con un accenno di inchino, un movimento millenario largamente studiato e noto col termine di subsidenza che, però, per la prima volta è stato misurato da strumenti ad altissima precisione incrociando misure Gps con quelle satellitari dai ricercatori dello Scripps Institution of Oceano-graphy dell'università della California, dell'università di Miami e di Telerilevamento Europa, società del Politecnico di Milano. Il risultato di dieci anni di rilevazioni sarà pubblicato il 28 marzo sulla rivista Geo-chemistry, Geophysics, Geosystems e conferma quanto le pietre, i palazzi e le colonne di Venezia raccontano da mille anni a questa parte: la città lentamente sprofonda, più nella parte sud (3-4 millimetri l'anno) che in quella nord (2-3 millimetri), mentre il centro storico è più stabile con un ritmo di discesa sul millimetro o due. Considerato che il livello del mare sale al ritmo di due millimetri l'anno, nota Yehuda Bock, ricercatore dell'istituto oceanografico californiano, l'effetto della subsidenza si raddoppia e così tra 20 anni Venezia si abbasserà di 8 centimetri. La notizia oltreoceano è stata accolta con grande stupore e in realtà i ricercatori si aspettavano che il fenomeno si fosse arrestato negli anni Settanta, quando era stata ormai vietata l'estrazione di acqua dal sottosuolo che aveva fatto abbassare la città di 14 centimetri in vent'anni. A Venezia, invece, le conclusioni della ricerca sembrano l'ennesima conferma del lento e costante incedere della subsidenza e desta più curiosità l'estrema precisione delle misurazioni. Sono incuriosito dall'aspetto metodologico, attendo di leggere la ricerca al completo - dice l'ingegner Pierpaolo Campostrini, direttore del Corila - i nostri ricercatori attraverso l'interferometri Sar hanno già misurato il livello di abbassamento del ponte di Rialto e della basilica di San Marco». Il sistema satellitare scannerizza con passaggi ripetuti un punto riflettente e misura se quel punto si è abbassato o meno. Il livello di precisione nuovo è dato, nel caso della ricerca californiana, dall'incrocio col dato Gps. Ma, frazione di millimetro più o meno, lo studio in effetti conferma, quanto gli esperti italiani studiano da decenni. E cioè che il costante inabissarsi dei suoli nelle zone umide, Venezia ma anche Shangai, è un fenomeno geologico, naturale. Che continua con i suoi ritmi, geologici appunto. La causa principale è il lento scivolamento della placca tettonica padana sotto quella appenninica, insieme «al compattamento dei suoli alluvionali per effetto della gravità o alla bonifica di alcune parti della laguna sud», spiega Campostrini. Negli anni Trenta le bonifiche asciugarono le aree di terreno torboso e ogni volta che quel terreno viene smosso di nuovo si libera del gas come in una bottiglia di acqua minerale e il livello scende. Le estrazioni di acqua da sottosuolo per irrigare i campi nel litorale di Cavallino e Desolo, pure, contribuiscono. Sollevare Venezia è la sfida che da un decennio affronta un gruppo di ricercatori dell'università di Padova guidato da Giuseppe Gambolati e Pietro Teatini: l'idea è quella di iniettare acqua di mare nel sottosuolo per innalzare la città trenta centimetri in dieci anni, bucherellando scientificamente la crosta terrestre fino a 800 metri di profondità. Il modello teorico funziona, passare alla pratica potrebbe servire ad aiutare il Mose a difendere la città dalle acque alte azionando le dighe mobili meno spesso. «Per il fenomeno dell'eustatismo, nei prossimi cento anni il mare potrebbe salire fino a sessanta centimetri», ricorda il direttore del Corila. Se c'è una novità nella ricerca californiana è proprio il lento inchino ad est della città dovuto al movimento della placca tettonica e al compattamento dei sedimenti. «Nulla di preoccupante, non ci risveglieremo in Cina da un momento l'altro - sorride Campostrini - Una curiosità, questo sì, ma che non pone problemi di salvaguardia».