Seguo senza gusto le discussioni su piazza Navona e gli altri luoghi della città coi loro piccoli problemi. Come godere di un cibo fatto di elementi disgregati non composti, cotti e mantecati? La cucina, non la farina, è il tutto! Così nelle città. La buca, il lembo d'immondizia, l'insopportabile lanciafiamme che illumina la pizza, plastiche, bancarelle, centurioni, degrado... Tutte cosette di cui discutere, incompatibili con Roma, se si ha idea dico-sa è. A Roma è stata creata, probabilmente fin dall'VIII secolo a.C., una prima monarchia regolata, noi diremmo costituzionale. Due secoli dopo ha conosciuto i tiranni e quindi una prima libera repubblica, dove la legge era uguale per tutti e chi aspirava al regno era morto. Vi giunse poi un capo-pescatore con attitudini manageriali, che viveva a Cafarnao tra la sinagoga e il Lago di Tiberiade e che aveva ospitato Cristo, il Pietro sulla cui pietra il Messia aveva fondato il comizio di suoi seguaci, ucciso infine da Nerone a Roma. E sulla tomba Costantino edificherà la basilica di San Pietro, con ciborio a colonne tortili, come poi Bernini. E noi trattiamo di cosette, senza arrossire? Solo agli asini è concesso di ragliare di scemenze su luoghi che per gli altri sono infiniti, eterni, universali, i monumenti che hanno fatto di Roma e della Penisola l'ombelico del mondo civile. In questa città ridotta a comparsate ridicole, dove si potrebbe ideare un progetto culturale capace di attrarre l'universo, viene la voglia di tacere, di dimenticarsi dell'attualità avvilente, per inseguire realtà storiche enormi, che suggeriscono squarci di paesaggio, oggetti dimenticati in un angolo, un tempo venerati dai pellegrini, in religiosa caccia di sacralità e cultura. Tutto il mondo europeo e nord-americano è passato di qui, nel Gran Tour, e qui si è vertebrato. È un poco come recitare una farsa sul palco di Maria Callas, dire una barzelletta sulla mela che odora di sesso femminile sulle rotaie sotto cui fu trucidato Cesare. Oh città eterna e universale, così mal ridotta, con una Chiesa che sa di incenso quanto di intrigo, con politici per i quali la rivoluzione francese è della fine dell'800, incapaci di guidare i cittadini. Ci vorrebbe un Belli redivivo per ridicolizzare questi «minima» privi di morale. Potrebbe parere un atteggiarsi spocchioso... No, so che la storia è commedia umana di alti e bassi, che ora ci troviamo nel bel mezzo di essi e che il basso non ha colore. Ma come si vive male in questo sotto zero, se ricordiamo Bruto che condanna i figli per tradimento, se nell'orecchio suona Tacito e le follie dei principi Giulio-Claudi da lui tratteggiate, se le rovine ricordano la più bella città del mondo, finita sotto terra e li abbandonata, con noi che camminiamo immemori sui luoghi che hanno formato la storia del globo e che nessun museo narra. Il diritto romano sta dando forma ai rapporti umani perfino in Cina! E a cinesi, asiatici e brasiliani come raccontiamo questa vicenda, che ha solo Gerusalemme come confronto, se continuiamo a combatterci per piccoli interessi, mediocri rivalità, piccoli affarucci, rimuovendo il maggiore inconscio storico del mondo. Ai piedi di un tempio intatto all'ingresso del Foro non vi è un cartello che dica Tempio di Antonino e Faustina. Ma come è possibile! Grandi di Roma, balzate dai sepolcri, inscenate come immensa rimembranza le vostre res gestae, mostrateci la grandezza, per cui noi nani possiamo misurarci e dire a noi stessi: vergogna, fin dove siamo giunti. De minimis non carat praetor.