I veti del ministero per i Beni e le Attività culturali nero su bianco: la tutela dei beni va allo Stato, anche sul Colosseo I veti del ministero per i Beni e le Attività culturali al secondo decreto per Roma Capitale sono scritti nero su bianco: la tutela è affidata dalla Costituzione allo Stato in via esclusiva, e deve rimanere allo Stato. Non solo, perché il campo d'azione del Comune si limita ai beni storici e artistici, mentre vengono esclusi quelli archeologici. In altre parole, il Mibac toglierebbe le mani del Campidoglio dal Colosseo. A questi obiettivi tendono le modifiche concordate con il ministro Lorenzo Ornaghi e con il sottosegretario Roberto Cecchi durante l'istruttoria in commissione Federalismo fiscale. Ma il testa a testa tra governo e Campidoglio sui poteri da dare a Roma in fatto di tutela e valorizzazione dei beni culturali resta ancora uno dei nodi da sciogliere, tanto che continua a slittare il voto definitivo in Commissione bicamerale. Al decreto emendato dal Mibac manca, infatti, la firma di Maurizio Leo (Pdl), relatore insieme a Marco Causi (Pd). Nel documento, che la Dire ha potuto visionare, sono riscritti gli articoli dal 2 bis al 7, con molti commi soppressi. Parlano chiaro le modifiche agli articoli 3 e 4: il ruolo di Roma Capitale sulla valorizzazione è soltanto di "concorso", e non dei beni culturali tout court, ma di quelli "storici, artistici, ambientali e fluviali appartenenti allo Stato". E per quanto riguarda le funzioni assunte da Roma Capitale, queste sono soltanto "in materia di beni storici e artistici". Soppresso il concorso nella procedura di verifica preventiva dell'interesse archeologico a cui Roma Capitale secondo il testo iniziale avrebbe partecipato "anche nel caso in cui non rivesta il ruolo di amministratore appaltante". Al suo posto, arriva il comma 2 bis: "In caso di realizzazione di opere pubbliche ricadenti in aree di interesse archeologico nel territorio di Roma Capitale- si legge nel testo modificato dal Mibac- i competenti uffici ministeriali assicurano in favore della Sovrintendenza capitolina un appropriato flusso informativo, mediante modalità tecniche appositamente concordate, in merito allo svolgimento della procedura di verifica preventiva dell'interesse archeologico". Per quanto riguarda la Conferenza delle soprintendenze, già prevista nel testo iniziale all'articolo 2 bis, è stata modificata dal governo in modo da restringere il campo al solo patrimonio storico e artistico. Non solo: la Conferenza non si pronuncia più "in merito agli interventi di valorizzazione a iniziativa di Roma Capitale", come si legge nel testo iniziale, ma soltanto in merito a "interventi di valorizzazione di particolare rilievo aventi a oggetto i beni storici e artistici caratterizzanti l'immagine di Roma Capitale" la cui individuazione, tra l'altro, avviene "mediante uno o più accordi" da stipulare sulla base del Codice dei Beni culturali. Resta aperta la questione dei pareri di tutela richiesti per iniziative di valorizzazione a cui la Conferenza, secondo il Mibac, "può essere chiamata altresì a pronunciarsi in merito al rilascio dei titoli autorizzatori, nulla osta e pareri preventivi eventualmente necessari per la realizzazione degli specifici interventi di valorizzazione ad essa sottoposti". Infine, il governo incrementa la sua partecipazione alla Conferenza inserendo tra i componenti anche la direzione generale del ministero per la valorizzazione del patrimonio culturale e la Soprintendenza speciale per i Beni archeologici di Roma. Soppressa tra l'altro la definizione di modalità procedurali condivise tra Stato, Regione Lazio e Roma Capitale per l'applicazione di misure sanzionatorie e di repressione di abusi edilizi concernenti beni vincolati, così come tutto il comma 3 dell'articolo 4: no dunque al concorso alla catalogazione dei beni culturali e al coordinamento delle relative attività, no alla definizione di programmi e iniziative scientifiche per la catalogazione, alla stipula di intese e accordi per la definizione di obiettivi, tempi e modalità di attuazione delle attività di valorizzazione dei beni del patrimonio culturale. Infine, il ministero per i Beni e le Attività culturali lascia (spostandolo all'articolo 7) il concorso di Roma Capitale "alla definizione delle politiche di tutela e di valorizzazione del paesaggio di Roma Capitale" e la "definizione di indirizzi e criteri riguardanti le attività di tutela, pianificazione, recupero, riqualificazione e valorizzazione del paesaggio di Roma Capitale e di gestione dei relativi interventi". Unico caso, quest'ultimo, che vede la tutela di un bene culturale diventare appannaggio (condiviso con ministero e Regione Lazio) di Roma Capitale. 22 marzo 2012 Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia Dire» e l'indirizzo «www.dire.it»
ROMA - Roma Capitale, il Mibac riscrive il decreto: ecco tutte le modifiche
Riassunto in 200 parole:
Il ministero per i Beni e le Attività culturali ha emesso un secondo decreto per Roma Capitale, che prevede la tutela dei beni culturali affidata allo Stato. Il testo, che è stato modificato dal governo, esclude la partecipazione di Roma Capitale nella procedura di verifica preventiva dell'interesse archeologico e limita il campo di azione del Comune ai beni storici e artistici. La Conferenza delle soprintendenze, prevista nel testo iniziale, è stata modificata per restringere il campo al solo patrimonio storico e artistico.
Artista / Persona
Bene culturale
Luogo