Finiranno mai le polemiche sul ponte di Calatrava? Evidentemente no. Ogni occasione sembra buona per ritornare a parlarne, a polemizzare, a litigare. Anche adesso, che il ponte è ormai entrato del tutto dentro la quotidianità veneziana, e a nessuno, fra coloro che lo attraversano ogni giorno, verrebbe mai in mente di metterlo in discussione. Ad alimentare la polemica, questa volta, è l'inchiesta della Corte dei Conti che vuole andare a vedere come sia stato speso il denaro perla sua costruzione, aumentato via via che i lavori procedevano. Nulla di più normale, ahimè, in Italia Esiste forse un'opera pubblica che sia costata esattamente quanto prevedeva il progetto? Poco probabile. E una delle tante normalità anomale del nostro Paese, questa. E che dire poi di altre grandi opere (domanda forse ingenua, forse fuori luogo), tipo, per esempio, il Mose? Il ponte di Calatrava, che si chiama in realtà Ponte della Costituzione, è da sempre bersaglio di ogni tipo di polemica. Così, la sacrosanta inchiesta della Corte dei Conti, ha riaperto ormai annosi e inutili dibattiti sul fatto se fosse giusto farlo, e se sì, farlo come e, soprattutto, chi avrebbe dovuto idearlo. La critica più stupefacente è ancora quella che riguarda il suo disegno, così apparentemente fuori luogo, secondo alcuni, incongruo alla storia della città e al suo paesaggio. Cè chi dice addirittura che è come se si fosse deciso di far atterrare un'astronave a Venezia. E questa è davvero grossa. Intanto perché non sarebbe male rileggersi Le città invisibili, di Italo Calvino, laddove ogni città fantastica che Marco Polo narra, è una Venezia possibile o auspicabile o da sognare. E poi perché è davvero difficile pensare, nel terzo millennio, a un ponte costruito «in stile». Immaginatevi l'effetto che farebbe un simili Ponte di Rialto rifatto oggi a Piazzale Roma. Al nostro sguardo non si offrirebbe altro che un'immagine tipo la Venezia di Las Vegas. Avete presente? Non solo. Il ponte di Calatrava ha di fronte a uno dei suoi accessi il garage comunale, e di fronte all'altro il palazzo che era delle Fs e che ora ospiterà uffici e negozi. Nulla da spartire dunque con il resto di Venezia. Insomma, il quarto ponte sul Canal Grande una sua più che adeguata coerenza ce l'ha eccome. È la porta d'ingresso ideale alla città, un ingresso che nel suo attraversamento sembra dirci che ecco, stiamo lasciando la quotidianità così come la conosciamo per addentrarci nell'altrove più bello del mondo. Quel ponte rappresenta davvero un passaggio, l'unione fra un di qua e un di là mai così differenti. E se tocca alla Corte dei Conti indagare sui costi di quell'opera, ad altri toccherebbe forse di smettere di lamentarsi. Di farla finita, finalmente, con queste inutili polemiche.