Basta farsi concorrenza, per prosperare i musei veneziani devono fare squadra, avverte il Ministero ai Beni Culturali. Si potrebbe partire da poco, una cosa semplice come un biglietto unico o una Venice Art Card che dia accesso contemporaneamente ai musei civici a gestione comunale e ai cinque del polo della statale che hanno come fiore all'occhiello le Gallerie dell'Accademia. Roma indica questa strada per superare l'impasse di mancanza di risorse e di personale che domenica ha tenuto chiusi per tutta la giornata la Ca' d'Oro e palazzo Grimani e fino alle 13,30 le Gallerie dell'Accademia. Ma la strada passa sempre per la stessa strettoia: i musei minori del polo devono ridurre l'orario. E se la Uil conviene che Museo Orientale e Archeologico già si sono adeguati pur con modulazioni orarie vantaggiose, la Cgil stoppa. Perché se rilancio deve essere, non avvenga a scapito dei turisti con chiusure anticipate alle 17 e non sia pagato dai lavoratori, che ci rimetterebbero l'indennità di turno. «Per risolvere i problemi immediati delle aperture domenicali, probabilmente bisognerà differenziare gli orari tra Gallerie dell'Accademia, Palazzo Grimani e Ca' d'Oro», insiste Antonia Pasqua Recchia, segretario generale del Ministero della Cultura. C'era la fila domenica fin sopra il ponte dell'Accademia, tutti visitatori in coda per Gallerie. Possibile che il rilancio del polo museale debba passare per i 200 euro, tra festivi e notturni da togliere ai dipendenti che hanno già stipendi all'osso? «Il basso livello della discussione è un derivato di questa paralisi di rilancio ammette l'architetto Recchia . Ho chiesto alla soprintendente di aver un documento di visione sul polo museale. La visione della soprintendente Giovanna Damiani è di ampio respiro, ma a progetti ambiziosi corrispondono finanziamenti risicati. Neanche adeguati a pagare festivi, notturni e cooperative. «Cominciamo a lavorare adesso, senza attendere le Grandi Gallerie dell'Accademia stimola il segretario generale Recchia . Ci vuole un rilancio di immagine e ci vuole una collaborazione con le strutture museali civiche», suggerisce. Anche perchè il Ducale, che è statale, fa incassi solo comunali sull'ordine di un milione e passa di visitatori l'anno. Giusto per fare la proporzione, le Gallerie fanno 320 mila visitatori con 1 milione e 300 mila euro d'incasso. Riequilibrare la ripartizione d'incassi penalizzante per il polo museale è la parola d'ordine del ministero e della Soprintendenza. «Il Ministero non abbandona Venezia, che è un brillante sulla corona dei musei italiani», sorride il segretario generale. Nell'annus horribilis 2011 si sono comunque trovali 2 milioni di euro per il cantiere dell'Accademia. Ora, mentre il ministro Ornaghi cerca i sette milioni mancanti, bisogna fare squadra. «Bigliettazione unica, per esempio, card dei musei integrata, marketing di rete: non bisogna considerarsi più competitori in concorrenza ma puntare all'integrazione. L'offerta complessiva è maggiore di quella dei singoli musei», sprona la Recchia. Le Grandi Gallerie, una volta ultimate, potranno fare utili e magari ripagarsi anche le bollette del sistema di illuminazione «spaziale» realizzato in fase di restauro. Solo una speranza, al momento, illuminata dal polo museale di Firenze, che sta adoperando il 20 degli introiti - 8 milioni di euro solo dagli Uffizi - per ultimare i Grandi Uffizi. Autosufficienza è la parola d'ordine. Sinergia l'appello lanciato alla Fondazione Musei Civici.
VENEZIA - Musei, Venice Art card per raccogliere fondi Il Ministero: autosufficienza come gli Uffizi
Il Ministero dei Beni Culturali avverte i musei veneziani di fare squadra per prosperare. Si potrebbe iniziare con un biglietto unico o una Venice Art Card che dà accesso ai musei civici e quelli del polo statale. La Cgil e la Uil si oppongono a ridurre l'orario dei musei minori, ma il Ministero insiste. La soprintendente di Venezia propone di differenziare gli orari tra i musei. Il rilancio del polo museale richiede finanziamenti adeguati e una collaborazione con le strutture museali civiche. Il Ministero non abbandona Venezia e cerca di riequilibrare la ripartizione d'incassi penalizzante per il polo museale.
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