Nessun cittadino di questa terra, anzi nessun cittadino italiano che visita la Reggia borbonica di Carditello può non avere il cuore gonfio di tristezza ma anche di rabbia di fronte al gravissimo stato di degrado in cui versa il sito». Questa la prima dichiarazione del ministro ai beni culturali, Lorenzo Ornaghi, al termine della riunione operativa che si è svolta ieri in prefettura dopo il sopralluogo effettuato a Carditello. Accompagnato dalla soprintendente ai beni culturali di Caserta, Paola Raffaella David, dal presidente della provincia, Domenico Zinzi, dal sindaco di San Tammaro Emiddio Cimmino, il questore Guido Longo e da una folla di funzionari, amministratori, rappresentanti di associazioni, il ministro visita ogni angolo del monumento. Qualche minuto più tardi li raggiunge anche il governatore della Campania Stefano Caldoro. Il sopralluogo è dettagliato: dal piano terra, al terrazzo, al tetto. Dappertutto è devastazione, scempio, degrado. Il ministro, attento, segue le parole della soprintendente, osserva le scale divelte, i camini staccati, gli affreschi scrostati. Terminata la visita, Ornaghi lascia Carditello, destinazione Prefettura di Caserta per la riunione operativa con lo stesso Caldoro, il prefetto, il capo di gabinetto Mibac Salvatore Nastasi, il direttore regionale dei beni culturali, Gregorio Angelini, Cimmino e Zinzi. Al termine dell'incontro, durato oltre un'ora, l'atmosfera è distesa, più che rassicuranti le parole del ministro. Il governo è impegnato a impedire la vendita del bene («lo Stato ha un diritto di prelazione in caso di asta») e dopo il 29 marzo (data della prossima vendita all'incanto), l'impegno del governo, in collaborazione con Regione ed enti locali, è fare in modo che il sito torni agli antichi splendori e abbia una destinazione d'uso consona alla sua importanza storica e architettonica. Gli strumenti finanziari e normativi ci sono, assicura il ministro. E questa volta anche la volontà.