Se ci sarà l'asta il ministero eserciterà la prelazione. Possibile anche l'esproprio. Visita del ministro nella reggia vandalizzata e abbandonata «Non si venda, via al rilancio» Togliere Carditello dal mercato, acquisire il bene al patrimonio pubblico e, nel contempo, accelerarne il rilancio. La Mercedes bianca del ministro dei Beni culturali Lorenzo Ornaghi lasciala prefettura di Caserta quando è ormai buio. La stessa oscurità che da anni avvolge la strada che conduce alla storica reggia che fu di Ferdinando IV di Borbone, umiliata dall'incuria e devastata dai saccheggi. Un esempio raro di architettura vanvitelliana finito all'asta e in balia di un incredibile intreccio di debiti e fideiussioni: l'ultima seduta per la vendita, una settimana fa, è andata deserta. Un rituale che ormai si ripete da due anni: la Reggia di Carditello non trova un acquirente disposto a tirar fuori almeno 15 milioni di euro. La prossima data utile è quella del 29 marzo. «Ma la vera soluzione è quella di togliere il bene dal mercato», ha tagliato corto Ornaghi dopo aver concluso un itinerario choccante tra arredi vandalizzati, stucchi danneggiati, e uno scempio di fregi e bassorilievi. «Credo che sia estremamente difficile per la ristrettezza dei tempi, ma soprattutto per fattori che attengono al campo del diritto, sospendere la prossima asta - ha spiegato Ornaghi - perché i creditori sono numerosi e occorrerebbe il consenso all'unanimità». D'accordo con lui anche il governatore Caldo-ro: la Regione è pronta a fare la sua parte anche se, per ora, le risorse da mettere sul piatto restano esigue. La storia è drammaticamente chiara nel suo sviluppo lineare: la «piccola Reggia» (che poi tanto piccola non è, con i suoi 2.100 ettari di estensione), realizzata da Francesco Collecini, allievo del Vanvitelli e impreziosita da affreschi di Hackert, apparteneva al Consorzio di bonifica del Basso Volturno, ente che negli anni Novanta aveva accumulato nei confronti del Banco di Napoli debiti per 16 milioni, lievitati poi fino a 35. Nel 2003 il titolo è stato ceduto dalla banca alla Sga (società per la gestione di attività) che ha poi avviato le procedure per il recupero delle somme. Il caso è infine approdato davanti al tribunale fallimentare di Santa Maria Capua Vetere: ma, l'altro giorno, il giudice delegato Valerio Colandrea ha dovuto prendere atto, per l'ennesima volta, della totale assenza di manifestazioni d'interesse. Dunque si procederà a una nuova convocazione per poi arrivare a un ribasso del 20-25 per cento. A conti fatti servirebbero circa 9 milioni e mezzo per chiudere la partita: tre ne avrebbe in cassa la Regione, la Provincia non ha un solo euro da spendere, la Sga sarebbe pure disposta a soprassedere all'asta ma i piccoli creditori ne impugnerebbero la sospensione della procedura. Dunque Ornaghi ha deciso di intervenire e avocare a sé la soluzione della controversia delegando il coordinamento dell'operazione al capo di gabinetto Salvatore Nastasi. Tre le opzioni sul tappeto: nel caso si faccia avanti un acquirente il ministero può esercitare il diritto di prelazione acquistando il bene allo stesso valore stabilito dall'asta; in assenza di un acquirente il ministero ricorrerebbe all'esproprio, procedura perla quale occorre però una perizia da parte dell'Agenzia del Territorio; terza ipotesi, il ricorso a una trattativa privata (con l'intervento dell'Avvocatura dello Stato) direttamente con la Sga. Insomma, da ieri la vicenda sembra essere arrivata a una svolta con Regione, Provincia e Comune di San Tammaro che dovranno impegnarsi a elaborare entro tre mesi un piano di rilancio e valorizzazione del «real sito». A cominciare dalla sicurezza dell'area, senza illuminazione e per di più a breve distanza da una mega-discarica. Domani il sindaco di San Tammaro, Emiddio Cimmino, dopo aver digiunato per una settimana, sarà ricevuto al Quirinale. La Provincia, con il presidente Zinzi, ha messo a disposizione la polizia provinciale, per sorvegliare la zona. Tutto il resto è da definire: fondazione, accademia enogastronomica, istituto agrario nazionale, sede universitaria. Le ipotesi si sprecano. Ma l'essenziale è evitare che uno scrigno di inestimabile valore possa finire in mani private. E forse neppure tanto pulite.
CASERTA - Ornaghi, svolta per Carditello: mai ai privati
La Reggia di Carditello, un'antica residenza di Ferdinando IV di Borbone, è stata vandalizzata e abbandonata. Il ministero dei Beni culturali ha deciso di intervenire e ha tagliato corto la possibilità di vendere il bene al mercato, considerando che non ci sono manifestazioni d'interesse. Il ministro Lorenzo Ornaghi ha deciso di togliere il bene dal mercato e di accelerarne il rilancio. La Regione e la Provincia stanno lavorando per elaborare un piano di rilancio e valorizzazione del sito. La Provincia ha messo a disposizione la polizia provinciale per sorvegliare la zona. Le ipotesi per il futuro del sito includono la creazione di una fondazione, un istituto agrario nazionale e una sede universitaria.
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