Esposto in Procura degli ambientalisti «Mezzi meccanici nelle vasche interne» RUSSI. «Chi si è trovato a transitare in via Fiumazzo in questi giorni avrà notato che nonostante le misure preventive di tutela poste dalla Soprintendenza, nell'area delle vasche interne dell'ex zuccherificio di Russi sono in corso importanti operazioni di movimento terra con l'utilizzo di mezzi meccanici che stanno radicalmente modificando un'area caratteristica del paesaggio degli ultimi 50 anni». Pertanto, «ritenendo che tali interventi potrebbero essere in contrasto con le prescrizioni contenute all'interno del procedimento in corso», l'associazione Clan-Destino e Ravenna Virtuosa hanno presentato un esposto in Procura chiedendo «di valutare se sussistano reati e conseguentemente di procedere nei confronti degli eventuali colpevoli».Si aggiunge un altro tassello alla guerra a colpi di ricorsi e carte bollate sul progetto di riconversione dell'ex zuccherificio. Al centro della querelle, l'adozione di tutela indiretta di villa Rasponi-Chiesa di San Giacomo avviata nel novembre scorso dalla Soprintendenza e della quale PowerCrop e il Comune di Russi chiedono l'annullamento, previa sospensiva. E quando manca poco meno di un mese all'udienza del Tar di Bologna, prevista l'11 aprile, che si dovrà pronunciare nel merito della richiesta di nullità della delibera regionale che autorizza la realizzazione dell'impianto termoelettrico alimentato a biomasse, si aggiunge anche questo nuovo esposto presentato alla Procura della Repubblica da parte delle associazioni ambientaliste.PowerCrop, che si sente danneggiata dai vincoli posti dalla Soprintendenza per i beni architettonici e paesaggistici, aveva già deciso di presentare ricorso al Tar, contestando la procedura della Soprintendenza e chiedendone la decadenza immediata e un maxi risarcimento. A questa richiesta si era poi unito anche il Comune di Russi, autorizzando il sindaco Sergio Retini a costituirsi in giudizio. L'Amministrazione ritiene che le misure e le prescrizioni poste dalla Soprintendenza costituiscano un danno gravissimo - sono previsti "vincoli di inedificabilità assoluta, di tipologia e di altezza e di mantenimento e ripristino del paesaggio" - che investono aree di proprietà di PowerCrop ed Eridania ricomprese nel progetto del polo energetico, in particolare quelle destinate alla localizzazione dell'impianto a biogas e allo stoccaggio delle materia prima che alimenta la centrale a biomasse. L'area interessata dal vincolo comprende esclusivamente la superficie occupata dalle vasche interne dell'ex zuccherificio, inserite in un'area di pregio ambientale, zona di protezione speciale e sito di importanza comunitaria e confinante con un'area già assoggetta a tutela diretta.In un intervista al Corriere la Soprintendente Antonella Ranaldi ha spiegato che «l'intervento a tutela della superficie delle vasche interne dell'ex zuccherificio, prossime a Palazzo San Giacomo e sulle quali dovrebbero sorgere parti accessorie dell'impianto principale, è stata presa al solo scopo di tutelare l'area e che non c'è alcuna opposizione specifica a PowerCrop». Poi però aveva chiamato in causa gli altri enti pubblici che avrebbero saltato alcuni "passaggi chiave" e avrebbero dovuto prendere in considerazione l'interesse culturale dei luoghi. Ora le associazioni ambientaliste ClanDestino e Ravenna Virtuosa denunciano l'avvio dei lavori nell'area di via Fiumazzo, ritenendo che con il procedimento di tutela indiretta da parte della Soprintendenza il bene in oggetto sia comunque sottoposto alle disposizioni di tutela e che quindi debba essere considerato a tutti gli effetti "vincolato", comportando ciò «in via cautelare la temporanea immodificabilità degli immobili fino alla conclusione del procedimento».«Da parte di EridaniaPowercrop - sostengono Cinzia Pasi e Roberta Babini - pare quasi esserci un comportamento sprezzante nei confronti di un territorio che li ha ospitati per cinquant'anni e che tanto ha pagato dal punto di vista sia ambientale che sanitario e che ancor di più pagherà se si dovesse realizzare la follia dell'inceneritore di biomasse, sostenuta da un sistema politico fatto di "yes man", consueti disertori di pubblici dibattiti sui temi di rilievo, quali la salute e la salvaguardia dell'ambiente in cui viviamo».