Capalbio: due strutture dal diametro di 25 metri vicine alla zona protetta del lago di Burano Immaginate tre "astronavi" alte dieci metri e dal diametro di 25 metri che atterrano improvvisamente in una delle zone più belle della costa del centro Italia, a 500 metri dalla laguna di Burano, nel cuore della prima oasi creata dal Wwf in Italia, nel lontano 1967. Là dove incrociano a gennaio i fenicotteri rosa e ad agosto i vip di ritorno dalla spiaggia del Chiarone sorgerà una centrale a biogas da 990 kilowatt. Nella campagna che annuncia l'Argentario, proprio di fronte alla torre di Buranaccio, esattamente sull'asse ottico che unisce la laguna con il paese di Capalbio, la società Sacra Spa ha chiesto e per ora ottenuto il via libera del comune di Capalbio e della Provincia di Grosseto per costruire un impianto di produzione di energia elettrica che sfrutta la fermentazione degli scarti vegetali con la tecnica del biogas. Se la conferenza di servizi confermerà l'orientamento della Provincia le tre "astronavi" potrebbero atterrare entro dicembre 2012. I tre grandi silos sono "gli stomaci" che rumineranno tonnellate di scarti per ottenere dalla fermentazione della materia prima il gas e l'energia elettrica. Gli scarti vegetali di 500 ettari di terra, in attesa del loro turno, saranno concentrati nel piazzale della centrale su un'estensione di quindicimila metri quadrati dentro gigantesche balle di plastica. Contro questo scenario da incubo la popolazione del piccolo centro della bassa Toscana è insorta. "Se facessero un referendum consultivo", spiega uno dei cittadini più attivi nella battaglia contro l'impianto a biogas, Luigi Corazzini, "certamente il no vincerebbe con percentuali altissime". Dopo un iniziale via libera degli uffici amministrativi, il sindaco di Capalbio, Luigi Bellumori, ha fiutato aria di tempesta e ha tirato con decisione il freno. "Il paesaggio di Capalbio e l'armonia dell'ambiente e dell'agricoltura di questa zona", spiega il sindaco Bellumori, "è una bellezza che il mondo intero ci invidia e se anche ci fosse solo un dubbio che questo equilibrio possa essere danneggiato dal progetto dell'impianto a biogas io penso che bisognerebbe fermare tutto". La svolta nell'atteggiamento del comune è arrivata dopo una riunione infuocata di un sabato di metà gennaio alla quale hanno partecipato 300 persone (tra di loro Furio Colombo e Nicola Caracciolo) contrarie al via libera degli uffici al piano di miglioramento agricolo della società Sacra che prevedeva l'impianto. La Sacra spa è controllata con una quota del 31 per cento dall'accomandita di Carlo Puri Negri e della sua famiglia che possiede ben 1.070 ettari, (8000 all'inizio del '900, poi in parte espropriati) che si estendono dalla spiaggia di Ansedonia, frequentata da Gianfranco Fini al celebre stabilimento balneare Ultima Spiaggia frequentato da molti politici e personaggi vicina al centrosinistra. Non è la prima volta che Puri Negri tenta l'operazione biogas a Capalbio. Già nell'agosto scorso l'immobiliarista celebre per i grandi profitti realizzati grazie alle dismissioni del patrimonio assicurativo dell'Ina-Assitalia con la sua ex società Pirelli-RE, aveva tentato di ottenere l'autorizzazione alla realizzazione della centrale nella località Torba, più vicino ad Ansedonia, ma era stato respinto con perdite dalla rivolta dei frequentatori abituali della zona e dei cittadini del comune toscano. In quel caso il 'partito del no' aveva avuto gioco facile perché l'area prescelta ricadeva all'interno della zona vincolata. Carlo Puri Negri non si è dato per vinto e così pochi mesi dopo la Sacra ha ripresentato domanda per costruire il medesimo impianto su terreni esterni alla tenuta, acquisiti per la bisogna, che però si trovano in un punto ancora più delicato, data la vicinanza alla laguna. L'agricoltura è in crisi e l'affitto degli splendidi casali sparsi per la tenuta ai vip romani e milanesi non basta più a coprire le perdite dovute al prezzo basso del mais e dell'orzo. L'obiettivo di Puri Negri, da poco uscito dal gruppo Pirelli di Marco Tronchetti Provera, è la realizzazione di un impianto che riporti in equilibrio i conti della Sacra grazie agli incentivi statali per la cogenerazione a biogas. Nei progetti della Sacra, la centrale sarà costruita in 8 mesi e lavorerà a ciclo continuo per 8.500 ore l'anno fino a un'erogazione massima di poco inferiore al megawatt oltre il quale scatta il regime molto più stringente delle centrali vere e proprie. Costerà circa 6,5 milioni e dovrà essere smantellata dopo 15 anni. Per stare in piedi dal punto di vista economico, l'operazione deve essere varata entro l'anno, prima che entri in vigore la nuova normativa che taglia gli incentivi a questa forma di produzione energetica. Per avere un'idea di quello che sta per accadere in questo angolo pacioso della campagna toscana basti un dato riportato nella lettera del 15 marzo 2012 con la quale la Provincia di Grosseto ha confermato il suo atteggiamento positivo: "Sono necessarie 15 mila e 800 tonnellate per alimentare l'impianto". I proprietari dei terreni vicini sono sul piede di guerra: "Ci vorranno 110 viaggi di camion , ciascuno con un enorme carrello da 100 quintali per trasportare il materiale raccolto sui campi verso la centrale e poi per riportare indietro il digestato, il prodotto dalla fermentazione all'interno dell'impianto, che poi sarà usato come fertilizzante", spiega Sabrina Pollini, un avvocato che difende i diritti dei proprietari vicini all'impianto. Secondo i componenti del comitato che si sta costituendo in forma ufficiale per opporsi alla centrale, la viabilità della zona non è in grado di affrontare l'impatto ed effettivamente è difficile immaginare una localizzazione meno infelice per una centrale. Marcello Donati, un agricoltore che come tanti a Capalbio ha investito per cambiare la sua tradizionale attività, aggiungendo alla coltivazione una rivendita di prodotti tipici, osserva atterrito il punto in cui dovranno atterrare le astronavi: "Se il progetto della centrale a biogas passerà", spiega Donati, "dovrò chiudere e con me tanti agricoltori di qualità. Chi comprerà le mie pesche a due passi da una centrale a biogas?". I vicini sono atterriti anche dal cattivo odore che potrebbe essere emanato dal materiale vegetale stoccato per mesi sotto il sole. In realtà il piano di miglioramento agricolo presentato dalla Sacra alle autorità non prevede solo la costruzione della centrale con i suoi enormi capannoni e le sue buste giganti, ma inserisce l'impianto in un progetto di trasformazione radicale dell'attività agricola. Dopo la fermentazione, il materiale vegetale deve tornare sul terreno dal quale proviene come fertilizzante. Nel progetto iniziale della Sacra si prevedeva che il cosiddetto digestato fosse distribuito sul terreno mediante un sistema di tubature interrate che i proprietari dei terreni vicini vedono come il fumo negli occhi: "Potrebbero inquinare le falde acquifere", spiega Lorenzo Astore, uno dei più attivi tra i proprietari dei terreni vicini. A questo punto la Sacra ha ripiegato sui camion per distribuire il digestato sui campi. Ma non è bastato al comitato del no. "A prescindere dalle tubature per la fertirrigazione si tratta di una vera e propria rivoluzione per la nostra zona" , spiega Astore, "l'impianto incide sull'agricoltura della zona. Le piante non saranno più coltivate per raccogliere i frutti, ma solo per ottenere la materia prima da far fermentare". Il proprietario "IN GERMANIA NE ESISTONO OLTRE 5000", ivi Carlo Puri Negri, patron della Sacra, non ci sta: "In Germania ci sono 5000 impianti così, 500 solo in Italia e non c'è mai stato un canaio simile". Non pensa che ci sono zone migliori per fare un impianto a biomasse? Negli ultimi 10 anni sono state costruite a Capalbio circa 30 mila nuove abitazioni mascherate da case dei coltivatori. Sacra è lì dal 1922 e non abbiamo mai costruito nulla a parte alcuni immobili nel centro abitato. La prima oasi del Wwf in Italia l'abbiamo fatta noi privatamente nel 1968, ed è stata riconosciuta dallo Stato negli anni Ottanta. Non abbiamo mai distribuito un dividendo. Se ci mettono in condizioni di non poterlo mantenere, frazioneremo e venderemo a decine di proprietari che non so se saranno così entusiasti di investire per i canali, per mantenere il lago e per tenere bene la tenuta senza guadagnarci nulla. L'impianto porterà un cambiamento dell'agricoltura e del paesaggio. Per non parlare dei viaggi dei camion carichi che intaseranno la viabilità asfittica della zona È una leggenda metropolitana. A Capalbio abbiamo già introdotto le colture nuove e la campagna è bella come sempre. I palloni dell'impianto, che saranno solo due e non tre come da progetto originario, per me sono più belli dei silos che si vedono nelle altre campagne della zona. Quanto al problema dei camion, noi abbiamo offerto la tecnica della fertirrigazione con i tubi sotterranei. Poi siamo disposti anche a usare i camion, ma non è questa la nostra prima scelta.
Il Fatto Quotidiano
20 Marzo 2012
UNA CENTRALE A BIOGAS MINACCIA LA RISERVA DEL WWF
MA
Marco Lillo
Il Fatto Quotidiano
Artista / Persona
Bene culturale
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