I ladri portano via dal museo quintali di statue, probabilmente per fonderle Erano in otto o dieci con un camion e non agivano su commissione per i collezionisti Hanno lasciato al loro posto altre opere di maggior valore, ma di peso inferiore I pezzi rubati hanno un valore di centinaia di migliaia di euro. Francesco Martani, l'uomo che ha creato l'esposizione: «E' un colpo al cuore, hanno profanato un tempio» Non cercavano il valore dell'opera d'arte. Ma solo il peso del bronzo. Così il colpo grosso messo a segno da una banda di predoni nel museo d'arte contemporanea Cà la Ghironda a Ponte Ronca di Zola altro non sarebbe che una razzia di metallo pregiato. Doppio sfregio alla collezione creata in trent'anni dal medico-artista Francesco Martani all'interno di un parco-giardino di 10 ettari dal quale, nella notte fra giovedì e venerdì scorso, sono state rubate cinque statue in bronzo realizzate da artisti contemporanei. Si tratta di fusioni a cera persa di grandi dimensioni collocate nella parte di museo en plein air denominata collina virgiliana: un terrazzo naturale fra il museo coperto e il corso del torrente Ghironda. Vittorio Spampinato, direttore di un Art museum di rilievo internazionale, si aggira sconfortato fra le piazzole che ospitavano le cinque opere trafugate: La grande mela, fusione in bronzo firmata da Antonio Raffaelli, la Croce dello scultore bolognese Adriano Avanzolini, monolite in bronzo pesante quasi tre quintali, poi due opere di Francesco Martani: Gli adolescenti e Les joeux des enfants, ed infine la scultura surreale del mantovano Lanfranco Frigeri intitolata: La guardia delle stelle. Tutte opere regolarmente acquisite dal museo ed assicurate per diverse centinaia di migliaia di euro. Che i predoni puntassero al peso e non al pregio lo dimostra il fatto che hanno lasciato al loro posto opere di maggior valore, ma più leggere. «SI SA che nell'arte contemporanea è difficile attribuire i valori di mercato. Certo che si tratta di un danno ingente, di opere forse irripetibili. Ma non di questo si tratta dice il direttore Spampinato . Quello che è desolante è il disprezzo dimostrato per opere dello spirito, di creazioni di artisti che attraverso esse esprimono valori di una vita. E la riduzione di tutto a valore materiale. Il solo pensiero che opere di grandi artisti possa essere finito in una fonderia fa rabbrividire». I ladri, probabilmente un gruppo di 8-10 persone, hanno tagliato la rete di recinzione. Hanno divelto le sculture dai piedistalli e poi, a forza di braccia, hanno caricato i bronzi su un furgone, probabilmente un mezzo rubato il giorno precedente ad un muratore di Zola. «Hanno profanato un tempio dell'arte commenta affranto il presidente della fondazione Francesco Martani . Un colpo al cuore».