Enrico Giovannini Presidente Istat Entro dicembre Cnel e Istat produrranno il primo rapporto sul Benessere equo e sostenbile. Elementi innovativi, il rilievo dato al patrimonio storico, artistico e paesaggistico, e alla ricerca Il Bes aspira a diventare una sorta di «Costituzione della statistica», uno strumento condiviso per definire e valutare gli obiettivi delle istituzioni Il tema della misurazione del benessere degli individui e delle società sta trovando ampi spazi di discussione in tutto il mondo. È affrontato dai decisori politici, dalla statistica ufficiale e da ampi settori della società civile nazionale e internazionale. A partire dal 2001 l'Ocse ha promosso diverse iniziative nell'intento di aumentare la consapevolezza sul tema della misurazione del progresso sodale, messe in rete a livello locale, nazionale o internazionale. Il lavoro più significativo in quest'ambito è il Rapporto finale della «Commissione sulla misurazione della performance economica e del progresso sociale», de12009, a cura della cosiddetta commissione Stiglitz-Sen-Fitoussi. Vi si propone uno «spostamento dell'enfasi dalla misurazione della produzione economica alla misurazione del benessere delle persone». La Commissione raccomanda, inoltre, di misurare il benessere attraverso un approccio multidimensionale che tenga conto anche degli aspetti di valutazione soggettiva dei cittadini e di affiancare alle analisi anche indicatori di sostenibilità, non solo ambientale, ma anche economica e sociale. Tali raccomandazioni hanno il pregio di provenire da una Commissione di eccezionale autorevolezza, potendo contare addirittura sul lavoro di cinque premi Nobel. In questi stessi anni si sono sviluppate numerose iniziative a livello nazionale e locale, come il «Canadian index of wellbeing», il Measures of Australia's progress, la misurazione del Gross national happiness index in Buthan, mentre nel Regno Unito nel 2010 l'Office for national statistics ha lanciato il programma «Measuring national well-being». Anche in Italia si contano diverse esperienze a scala regionale, provinciale e comunale, tra cui quelle dell'Ires Piemonte e «oltre il Pil» promossa in Veneto da Unioncamere e l'Università Ca' Foscari. L'importanza del dibattito sugli indicatori di benessere dipende dal fatto che se gli strumenti di misurazione utilizzati non sono corretti, possono indurre a prendere decisioni inefficaci o sbagliate. La politica ha sempre più bisogno di una base informativa forte e legittimata ed è essenziale che in periodi di crisi le decisioni siano prese con la maggiore cognizione di causa possibile. Ad esempio, il ministero del Tesoro australiano, fin dal 2001, ha elaborato uno schema concettuale basato sul concetto di benessere che considera in particolare i seguenti fattori: le opportunità di cui godono i cittadini; la distribuzione e la sostenibilità delle opportunità; il livello e l'allocazione dei rischi che i cittadini e le comunità devono sostenere; il grado di complessità delle decisioni che cittadini e comunità devono affrontare. Negli Stati Uniti, il General accountability office, la commissione parlamentare con compiti di monitoraggio dell'azione di Governo, in partenariato con l'Accademia nazionale delle scienze, ha promosso la costruzione di un sistema nazionale di indicatori chiave, il «Key national indicator system». Il concetto di benessere cambia secondo tempi, luoghi e culture e non può quindi essere definito univocamente, ma solo attraverso un processo di legittimazione democratica nella selezione degli indicatori. Anche l'Italia è chiamata a rispondere all'esigenza di individuare una misura condivisa nazionale del benessere che diventi un riferimento per il dibattito pubblico e che serva a meglio indirizzare le politiche economiche, sociali e ambientali Si noti come il processo che ha portato allo stato di avanzamento odierno del dibattito è iniziato in tempi non sospetti di crescita economica, il che induce a pensare che si sarebbe probabilmente giunti a questi stessi risultati anche senza la crisi. Per affrontare la sfida della definizione degli elementi costitutivi del benessere in Italia, il Consiglio nazionale dell'economia e del lavoro e l'Istituto nazionale di statistica hanno costituito un «Comitato di indirizzo sulla misura del progresso della società italiana» composto da rappresentanze delle parti sociali e della società civile. I lavori del Comitato hanno condotto alla fine di settembre 2011 alla definizione di dodici domini in cui si articola il Benessere equo e sostenibile (Bes), cioè un concetto che fosse in grado di valutare lo stato del benessere complessivo. II punto di partenza utilizzato dal Comitato è stato l'insieme di esperienze già condotte a livello internazionale, che però non hanno rappresentato un vincolo: la confrontabilità internazionale non è infatti uno degli obiettivi irrinunciabili del lavoro. Il Comitato deve rispondere a una definizione di benessere propria del nostro Paese. Dal punto di vista metodologico, il Comitato ha concordato sulla necessità, in taluni casi, di utilizzare indicatori relativi a specifici gruppi sociali, quando si ritenga che i fenomeni analizzati richiamino una valutazione complessiva del benessere nel Paese. Esempi di questo tipo potrebbero essere la disoccupazione giovanile, la povertà dei minori, il sovraccarico dei lavori di cura per le donne, o la multicronicità nella salute degli anziani. Una volta definiti i "paletti", la seconda fase dei lavori del Comitato è stata dedicata all'individuazione dei temi rilevanti per la misurazione del benessere (cioè i "domini"). Uno dei suggerimenti emersi per primi, e innovativi rispetto al dibattito internazionale, è stato quello di dare rilievo al patrimonio storico, artistico e paesaggistico del Paese e alla ricerca scientifica, coerentemente con l'articolo 9 della Costituzione italiana, secondo cui «La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica». Rispetto ai domini normalmente identificati in esercizi di questo tipo se ne sono aggiunti così altri due: «paesaggio e il patrimonio culturale» e «ricerca e innovazione». Partendo da indicazioni fornite dai cittadini e dai risultati delle esperienze internazionali, il comitato Cnel-Istat ha sviluppato una definizione condivisa del benessere della società italiana, articolata in 12 domini Nove domini misurano obiettivi primari per il benessere individuale e sociale e tre domini misurano fattori che influenzano il contesto sociale in cui vivono i cittadini e indirettamente il benessere sociale e individuale. Le dimensioni individuate sono: ambiente, salute, benessere economico, istruzione e formazione, lavoro e conciliazione dei tempi di vita, relazioni sociali, sicurezza, benessere soggettivo, paesaggio e patrimonio culturale, ricerca e innovazione, qualità dei servizi, politica e istituzioni. Si è affrontato, inoltre, il problema di come integrare la sostenibilità nel Bes. La sostenibilità è un aspetto fondamentale per stabilire se il livello attuale di benessere potrà essere trasmesso alle generazioni future. Come ha sostenuto anche la Commissione Stiglitz,benessere attuale e sostenibilità non possono essere rappresentati dagli stessi indicatori. Di conseguenza, si procederà a individuare dapprima le misure del benessere umano e ambientale dell'oggi, le quali saranno affiancate da altre che, attraverso la misurazione del capitale economico, umano, sociale e naturale e l'identificazione di alcuni fattori di rischio, permettano di misurare la sostenibilità. Nella primavera del 2012 i previsto che la Commissione scientifica licenzi la lista finale degli indicatori. Una volta approvati gli indicatori, Istat e Cnel provvederanno alla produzione - entro dicembre 2012 del primo rapporto sullo stato del «Benessere equo e sostenibile in Italia». Per raggiungere una misura condivisa a livello nazionale sulla selezione degli indicatori è essenziale un confronto tra i diversi attori rispetto a un'idea di benessere. A questo scopo l'Istat ha realizzato a febbraio 2011 una prima consultazione dei cittadini sull'importanza delle dimensioni del benessere. La consultazione (condotta su un campione di 45mila persone dai 14 anni in poi rappresentativo della popolazione residente in Italia) è stata realizzata con l'inserimento nell'indagine multiscopo di un set di quesiti sui diversi aspetti importanti per la vita. È stato dunque possibile raccogliere le opinioni di tutti gli strati della popolazione cosicché, da questo punto di vista, tale rilevazione rappresenta un caso unico nel panorama internazionale. Per coinvolgere il più possibile la società civile nel processo di selezione delle dimensioni del benessere Cnel e Istat hanno creato il sito www.misuredelbenessere.it, che offre la possibilità di rispondere a un questionario online eodi collaborare a un blog, consentendo a tutti di contribuire a definire «che cosa conta davvero per l'Italia». Durante i mesi che vanno da ottobre 2011 a febbraio 2012, i cittadini sono stati invitati a rispondere online a un questionario per esprimere le proprie opinioni sul set di 12 dimensioni del benessere proposto dalla Commissione, dando l'opportunità ai rispondenti di segnalare eventualmente dimensioni aggiuntive. Il consenso sull'importanza di andare "oltre il Pil" è quasi unanime. Le dimensioni del benessere considerate più importanti dai rispondenti sono la salute (98), l'ambiente (95,1), l'istruzione e la formazione (92,4) e la qualità dei servizi (91,2). Lavoro e conciliazione dei tempi di vita, ricerca e innovazione, paesaggiopatrimonio culturale e relazioni sociali si trovano in una posizione intermedia, con una percentuale di rispondenti che li considerano importanti che va dal 76 (relazioni sociali) all'89 (lavoro). Molto interessante è poi rilevare che alcune dimensioni vengono considerate meno importanti da una quota non irrilevante di rispondenti, quali: il benessere economico (44,8), la soddisfazione per la propria vita (44,3), la partecipazione politica e la fiducia nelle istituzioni (37,2), la sicurezza (30,3). Un risultato importante della consultazione è che le dimensioni finora considerate sono ritenute sufficienti a misurare il benessere dei cittadini. L'unica mancanza che emerge - grazie a un intervento di Slow food - è quella di una valutazione della qualità del cibo, ritenuto da molti uno degli aspetti fondativi del benessere del nostro Paese. Il Bes aspira a divenire una sorta di «Costituzione statistica» perché la riflessione su come misurare il benessere e su quali ne sono le dimensioni è anche una riflessione su come la politica definisce i suoi obiettivi e valuta i risultati della sua azione. A breve le misure del Benessere equo e sostenibile (Bes) saranno a disposizione dell'opinione pubblica, del Parlamento e del Governo che avranno l'opportunità di adottarle nei propri processi decisionali. L'adozione di strutture analitiche di valutazione ex-ante ed ex-post dell'impatto delle politiche è essenziale al fine di ottenere i risultati attesi. ll tema è tanto più urgente in una fase di crisi durante la quale le risorse sono scarse e non è possibile permettersi l'adozione di misure poco efficaci. L'Italia ha l'opportunità di svolgere un ruolo chiave in questo processo, ponendosi all'avanguardia in un nuovo modo di intendere la politica e il rapporto tra quest'ultima, le parti sociali e i cittadini, nel pieno funzionamento di una democrazia moderna nella cosiddetta «società dell'informazione». 77,8 Priorità alla cultura Questo è il valore attribuito dagli italiani al paesaggio e al patrimonio culturale secondo l'indagine Bes (Cnel-Istat) 1,2 Sacrificata l'istruzione La spesa nominale dei cittadini in istruzione (dato provvisorio 2011) è drammaticamente scesa: nel 2010 rappresentava i15,4 7,24 Musei in crescita I visitatori sono in aumento: 39,8 milioni di persone, con un effetto sui ricavi di 109,5 milioni ( 5,3). Brillano i musei civici veneziani (ricavi in crescita del 76,6)