I manager culturali in un libro: «Basta soldi pubblici per un'offerta che interessa solo ai pochi ricchi e colti» BERLINO. Quando si tratta di tagliare le spese di pubblico denaro, in Germania nessuno può sentirsi al sicuro. Adesso a tremare sono gli addetti di teatri, musei e biblioteche, che rischiano il posto di lavoro dopo la pubblicazione di una proposta choc, subito accolta con grande favore dalla stampa bipartisan. Nel libro che esce domani in libreria, "Der Kulturinfarkt", cioè l'infarto della cultura, quattro esperti manager di grandi istituzioni culturali, Dieter Haselbach, Pius Knüsel,Armin Klein e Stephan Opitz, chiedono di mettere fine allo spreco di fondi pubblici, dimezzando il numero di scene, musei e biblioteche per finanziare in modo più mirato le istituzioni che meritano le sovvenzioni pubbliche. Dal 1981 il numero dei musei tedeschi è triplicato, mentre raddoppiato dopo la riunificazione è quello dei teatri, saliti a 140, con 84 teatri lirici, più del totale esistente nel resto del mondo, ma sparsi un po' dovunque ci sono 6300 musei e 8200 biblioteche pubbliche. Tutte queste istituzioni si spartiscono una torta di quasi 10 miliardi di euro all'anno. Gli autori del libro polemizzano anche sul fatto che, a dispetto della parola d'ordine "cultura per tutti", questa valanga di denaro serve in pratica solo a favorire lo svago delle classi agiate. "Ad interessarsi all'offerta culturale è solo un'élite colta e ricca, al massimo una percentuale della popolazione compresa tra il 5 ed il 10", scrivono gli autori del pamphlet, secondo i quali "i politici preferiscono inaugurare un nuovo museo o un altro festival invece di chiedersi il senso di queste nuove istituzioni". "Sarebbe un'apocalisse", proseguono i quattro polemisti, "se sparissero la metà dei teatri e dei musei ed alcuni archivi e sale da concerto venissero raggruppate? La cultura non nasce grazie alla politica della cultura". Favorevole alla proposta è il conservatore Frankfurter Allgemeine Zeitung (Faz), che sottolinea lo scadimento attuale della cultura teatrale tedesca, poiché "quasi ad ognuno è capitato di stare in teatro a guardare esterrefatto una valanga di immagini piovute da schermi televisivi, con attori che urlano frammenti del Woyzeck, chiedendosi se il denaro del biglietto non poteva essere speso meglio". La Faz aggiunge che "nessuno al di fuori del borgomastro berlinese Klaus Wowereit, che l'ha voluto, ha ancora capito a che serva la creazione di un nuovo museo". La progressista Süddeutsche Zeitung mette in evidenza che "chiunque viaggia attraverso il Paese si imbatte in 84 teatri lirici in 81 località", con Berlino che ne ha addirittura tre, la Deutsche Oper all'ovest e la Staatsoper e la Komische Oper all'est. "Si tratta di un assurdo spreco di denaro", conclude il giornale, secondo il quale "essere tedeschi significa dover finanziare un teatro lirico in ogni città media".
Proposta choc in Germania: "Chiudiamo teatri e musei, costano"
In Germania, i manager culturali hanno pubblicato un libro che propone di dimezzare il numero di teatri, musei e biblioteche pubbliche per finanziare in modo più mirato le istituzioni culturali che meritano le sovvenzioni pubbliche. Il libro, intitolato "Der Kulturinfarkt", afferma che la torta di denaro destinata alla cultura serve in pratica solo a favorire lo svago delle classi agiate. Gli autori sostengono che la cultura non nasce grazie alla politica della cultura e che sarebbe un'apocalisse se sparissero la metà dei teatri e dei musei.
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