La gente lo applaude. Lui: servono molti soldi e vanno spesi bene Città da ricostruire. «Ma c'è tanta voglia di fare» I fatti Il 6 aprile 2009. È delle 3.32 del mattino la terribile scossa che mette in ginocchio L'Aquila e i comuni vicini: Onna viene distrutto. Nella casa dello studente che crolla perdono la vita otto universitari. Il bilancio complessivo sarà di 308 vittime, più di 1.600 feriti e oltre 10 miliardi di euro di danni stimati Gli investimenti All'Aquila ancora 383 cittadini vivono in albergo. Nei complessi antisismici sostenibili ecocompatibili costruiti a tempo di record a 2.700 euro al metro quadrato, sono state trasportate 12.999 persone. Oggi, a tre anni dal terremoto, ci sono 9.779 aquilani in «autonoma sistemazione»: hanno perso casa e si sono arrangiati Non era mai stato qui, in piazza Duomo, il centro dell'Aquila ancora ferito, con il «ragno» d'acciaio che trattiene come un respiro la cupola delle Anime Sante e impedisce che la chiesa venga giù. «Non me l'aspettavo così», confessa Mario Monti, visitando per la prima volta la città sconvolta dal sisma del 6 aprile 2009. Tre anni fa, appunto. Più di mille giorni. Per questo dice che non se l'aspettava, il premier, facendo capire benissimo dallo sguardo che s'immaginava una ricostruzione più veloce. E invece L'Aquila è ancora la città del vento e dei «palazzi ingessati» come nota il Professore percorrendo lui stesso il corso Federico II, passando sotto i grandi edifici della Banca d'Italia e della nuova prefettura. «Occorreranno molti soldi e dovranno essere spesi bene sospira il presidente del Consiglio . Eppure l'impressione è di una straordinaria bellezza anche così...». La gente lo applaude, non c'è la folla dell'era berlusconiana, che pure negli ultimi tempi era parecchio inferocita. «Avendo visto le scene alla tv all'epoca uno può immaginare cosa sia stato il passato dice Monti . Ma c'è una grande voglia di fare, di ricostruire, l'entusiasmo è palpabile». Il sindaco Massimo Cialente, con la fascia tricolore, lo accoglie davanti alla Casa dello studente, dov'è rimasta la buca in cui morirono otto universitari. Il Professore, accompagnato dalla moglie Elsa, si ferma in silenzio per qualche minuto: «Una breve visita è sufficiente per cogliere la sofferenza e la tragedia dice . Nessun punto come la Casa dello studente ne è il simbolo». Ma L'Aquila, per Monti, è anche emblema «della voglia di rinascita e di riscatto» e anzi in queste ore lui stesso sente di cogliere similitudini tra l'emergenza vissuta in Abruzzo e quella che il suo governo tecnico è chiamato ad affrontare. Ma questa è anche la prima visita aquilana di Gianni Letta senza Berlusconi. All'ex sottosegretario alla presidenza del Consiglio, «un abruzzese eminente» così lo definisce, Mario Monti rivolge a sorpresa una dedica: «Gianni Letta è una fonte perenne di equilibrio e saggezza per la politica italiana». C'è tempo anche per un siparietto al bar dei fratelli Nurzia, in piazza Duomo, uno dei pochi eroici negozi che hanno riaperto nel centro storico. Monti sorseggia il caffè e assaggia uno dei tradizionali torroncini al cioccolato della ditta. Il sindaco Cialente approfitta della guardia bassa e va all'attacco: «Mi servirebbero 40 milioni di euro per l'emergenza...». E il premier, impassibile: «Ce li ho qui in tasca, anzi fosse per me ve li darei subito, ma lo devo chiedere prima al ministro dell'Economia (lui medesimo, ndr) che è un osso duro». La signora Elsa, usciti dal bar, vorrebbe andare a visitare le new town («Dove sono le baracche?», s'informa), ma Monti è atteso nei laboratori di Fisica nucleare del Gran Sasso per il Forum Ocse-Groningen («Abruzzo verso il 2030») sulle strategie di sviluppo nei territori terremotati. Il capo dello Stato, Giorgio Napolitano, ha inviato alla platea un messaggio chiaro: «L'Aquila merita il rilancio». E lì, davanti a una folla di scienziati e autorità, Monti ammonisce: «Le esperienze di altri terremoti ci fanno capire che per il pieno rientro alla normalità sono occorsi molti anni, ma bisogna dare certezze ai cittadini. Quello che adesso tutti si chiedono è: quanto tempo ci vorrà perché la gente torni a vivere nelle proprie case? E decisivo avere certezze e tempi rapidi». E sul pericolo, lanciato dall'Ocse, di possibili infiltrazioni mafiose negli appalti della ricostruzione, taglia corto: «Avere un sistema economico fondato sulla trasparenza è un grosso fattore di riduzione dei rischi». Il presidente della Regione, Gianni Chiodi, alla fine gli dona la statuetta del Guerriero di Capestrano. «È il simbolo di noi abruzzesi: taciturni, ma con le spalle larghe. Visto il momento che sta affrontando per portare il Paese fuori dalla crisi, non potevamo che lasciarle questo ricordo». Monti lo ringrazia, saluta e poi si ferma a cena lì vicino, in un ristorante di Camarda, insieme con Letta e i ministri Barca, Cancellieri e Profumo. Sullo sfondo i resti della torre medievale crollata.