Marco Michielli Presidente regionale Confturismo L'emergenza. Palazzo Grimani oggi resta chiuso Pochi soldi e personale, in Veneto i musei sono in sofferenza. Oggi a Venezia resterà chiusa la galleria Giorgio Franchetti alla Ca' d'Oro (Palazzo Grimani); mentre le gallerie dell'Accademia terranno aperte solo nel pomeriggio Le soluzioni «Riorganizzare gli orari» Sul Corriere del Veneto di ieri le parole del sottosegretario alla Cultura, Roberto Cecchi: «La Sovrintendenza è stata invitata a una riorganizzazione degli orario. Ma il problema principale resta quello delle risorse Ci risiamo, nuove chiusure di musei per problemi di personale. Al netto della più elegante considerazione che il grado di sviluppo di un Paese si giudica anche da come tratta la cultura, il proprio patrimonio e la sua accessibilità, vi è una considerazione di carattere economico alla quale non mi posso sottrarre sarei discretamente stufo di sentire dire a seconda del ministro in carica o del pontificatore di turno che dobbiamo incrementare del 30, poi del 50, poi del 100 per cento le presenze turistiche, che l'Italia si salverà solo puntando sul turismo, che il nostro petrolio è il patrimonio artistico, e via così, riempiendosi la bocca di buoni propositi rigorosamente destinati a rimanere tali sino al prossimo seguace di Lapalisse che riscoprirà quell'ovvietà che è sotto agli occhi di tutti. Se mi hanno fatto sempre sorridere le improbabili statistiche che attribuiscono al nostro Paese ben il 70 del patrimonio artistico dell'umanità, anche tagliando il dato anche al 15 o 20 secondo l'Omt (l'Organizzazione mondiale del turismo) avremmo dovuto subire un'autentica invasione. Non l'abbiamo subita perché siamo stati inerti: ci siamo fatti bellamente scavalcare da altri Paesi che non hanno tesori paragonabili ai nostri, ma hanno saputo organizzare, programmare e investire nel settore. I dati crudi del nostro fallimento nel settore museale sono rappresentati dal numero di visitatori espresso in milioni, nel 2011 (fonti: travel and leisure, ministero beni culturali) mi scuso per l'incompletezza dovuta ai tempi ristretti, comunque lo scopo non è quello di uno studio analitico ma di un confronto stimolante, per quanto grossolano. Venezia: con undici musei civici in totale 2 - Galleria dell'Accademia circa 0,35 - Archeologico 0,22; Firenze: Uffizi 1,7 - Accademia 1,2; Roma: cinque principali musei 3,4; Città del Vaticano: musei vaticani 4,7. Ora l'impietoso confronto coi best player mondiali Parigi: Louvre 8,8 - Versailles 6,5 - Notre Dame a 13,5 - Musée d'Orsay 3 - Centre Pompidou 3,2 - Cité des Sciences et de l'Industrie 2,9 - Totale solo di questi 37,9; Londra British 5,9 -Tate modern 5-National Gallery 4,95 - Natural History 4,7 - Science Museum 2,8 - Victoria and Albert 2,6. Totale solo di questi 25,95; Washington: Smithsonian National Air and Space Museum 8,3 - National Gallery 4,8 - Smithsonian National Museum of Natural History 6,8 - Smithsonian National Museum of American History 4,2 Totale solo di questi 24,1; New York : Metropolitan 5,2 - American Museum of Natural History 5 - Moma 3,2 Totale solo di questi 34. Per brevità ometto i dati di altri, sottolineo che a Madrid il solo Prado con 2,7 alita sul collo a tutti i musei romani messi insieme. Il totale delle visite ai musei nazionali italiani è stato di 37, di cui paganti 15,5 confrontate con la selezione che ho fatto dei soli Parigini. Nel mazzo dei best sellers, ci sono musei storici come i nostri, ma anche neonati come la Tate modern. Spicca l'esempio di Parigi con tre musei che hanno meno di 35 anni e un Louvre completamente ristrutturato. E il resto d'Europa non dorme: ricordoi modernissimi musei spagnoli e in nuovissimo museo Nazionale di Atene. Prego non contestarmi che anche da noi abbiamo realizzato il Macro a Roma e ristrutturato lo splendido Museo Egizio di Torino, la mia intenzione non è di svilire il prodotto Italia, ma stimolare una riflessione. Altra questione sul tappeto è che solo nel Veneto i musei sono 231 e, per inciso, fra i 30 musei italiani più visitati nel 2008 vi sono il Palazzo Ducale (4.), il Museo di San Marco (15.), le Gallerie dell'Accademia (19.), la Peggy Guggenheim Collection (21.). Volendo sfidare un tabù, si potrebbe incominciare a ragionare sul fatto che forse 231 da mantenere aperti sono un po' tantini e forse non proprio tutti indispensabili, e che i due o tre custodi di un museo da 800 visitatori l'anno sarebbero meglio impiegati a garantire l'apertura di quelli che ne fanno 8.000 al giorno. Ad esempio, l'Alhambra di Granada da marzo a ottobre, da martedì a sabato, apre al pubblico anche dalle 22.00 alle 23.3o, perché non anche a Venezia o a Roma e Firenze? Come riportato nel XVI Rapporto sul Turismo italiano, le strutture museali si stanno lentamente adeguando per soddisfare i fruitori sia con una gamma più ampia di attività sia dotandosi di nuovi servizi sia, infine, rendendo più flessibili e diversificate le modalità di accesso. Ma la trasformazione è estremamente lenta e certamente non in linea con l'offerta culturale europea E' una questione di approccio culturale, in iperbole sembra quasi che noi trattiamo i musei come luoghi di decoroso deposito di quei contenuti vocati all'ossequio dei pochi iniziati e le file chilometriche ne sono l'emblema, quasi il contrappasso per giungere infine all'agognata meta. All'estero fanno business col merchandising, rivoluzionano e piramidano il Louvre per eliminare le code. Quando ho chiesto ad un augusto dirigente museale perché anche noi non vendiamo in appositi corner le riproduzioni (ben fatte) delle opere esposte, mi ha risposto inorridito che era culturalmente disdicevole. Intanto il Louvre, che ne spaccia a migliaia col marchio del Museo, è in attivo e da noi mancano risorse per i custodi. Non ci manca invece la spocchia da nobile decaduto che si rifiuta di considerare il fatto che tanto meglio potremo conservare il nostro patrimonio se questo crea da solo i fondi per sostentarsi. Con questo non propongo la banalizzazione dei nostri musei, né auspico Disneyland, considero solo un approccio manageriale alla gestione dei beni culturali, nel pieno rispetto della «sacralità» dei luoghi: meglio un museo aperto grazie ai gadget che uno chiuso.