«Sui capelli della Vergine sui bordi superiori del vestito - racconta - ho rilevato alcune impronte digitali del Maestro, che probabilmente stemperava la pittura con le dita per non lasciare il segno del pennello. E' stato per me un momento magico, una grande emozione». E l'impronta del genio, riapparsa dopo tanti secoli durante il restauro di "Sant'Anna, la Vergine e il Bambino" - il capolavoro che Leonardo da Vinci iniziò a dipingere a Firenze all'inizio del Cinquecento e che dall'Ottocento è ospite del Louvre. L'emozione della scoperta la racconta Cinzia Pasquali, la restauratrice romana che ha "curato", continua a coccolare la sua creatura. Ora che l'opera è compiuta, possono tutti tirare un respiro di sollievo. Le polemiche e i timori sul metodo adottato per il "lifting" appartengono ormai al passato. Ringiovanito, senza più una ruga né una screpolatura, luminoso nei colori che sfumano dal grigio-azzurro del paesaggio al verde scuro degli alberi al blu intenso del mantello della Vergine, il quadro si prepara a ritrovare il posto che gli spetta in una sala del museo parigino. Il trasferimento dall'atelier in cui è rimasto per oltre un anno - fra scanner, microscopi, lettori ottici, analizzatori di densità ed altre macchine sofisticatissime - avrà luogo questa settimana. «In questi ultimi venti mesi a contatto con l'opera ho vissuto in una specie di bolla. Sant'Anna era diventata la mia ossessione, me la sognavo di notte. Adesso devo lasciarla: è un momento doloroso, come se dovessi separarmi da un figlio», dice ancora Cinzia Pasquali. E come ad esorcizzare il distacco dà un ultimo ritocco col bastoncino d'ovatta: «Se avessi potuto far di testa mia, avrei pulito ancora di più. Ma sono i conservatori del Louvre a decidere». Notissima in Francia per i restauri effettuati nella Galleria degli Specchi della reggia di Versailles, Cinzia è una grande appassionata del Louvre e di Leonardo. Sotto i suoi strumenti, nel corso della pulitura di "Sant'Anna, la Vergine e il Bambino", è affiorato quasi con prepotenza il blu luminoso del mantello della Vergine; sono emerse anche tracce di piccole onde che s'infrangono ai piedi della Santa, mai notate fino a quel momento. Leonardo aveva iniziato l'opera nel 1501 per la basilica della Santissima Annunziata di Firenze; aveva ripreso a lavorarci nel 1506 a Milano, poi l'aveva portata con sé in Francia. Fu in quell'occasione che il quadro venne acquistato da Francesco I; all'inizio dell'Ottocento, passò dalle collezioni reali al Louvre. L'olio rappresenta un bambino Gesù di circa un anno che tiene fra le braccia un agnellino, sotto lo sguardo amoroso della Vergine e di Sant'Anna. Molti grandi pittori lo hanno studiato ed ammirato. E Sigmund Freud, che individuò un avvoltoio nella forma del mantello di Maria e ne dedusse... «la rivelazione di un'omosessualità passiva di Leonardo»!
PARIGI - Sul Leonardo restaurato affiora l'impronta del Genio.
Cinzia Pasquali, restauratrice romana, ha lavorato per oltre un anno al restauro di "Sant'Anna, la Vergine e il Bambino" del Louvre. Durante il processo, ha rilevato impronte digitali del Maestro Leonardo da Vinci sulle capelli della Vergine. La Pasquali ha espresso emozione e orgoglio per il lavoro svolto e ha affermato che il quadro è stato "ringiovanito" e "riapparato" durante il restauro. Il quadro, che è stato dipinto da Leonardo da Vinci nel Cinquecento, è stato trasferito in una sala del museo parigino e la Pasquali deve lasciarlo.
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