Qual è la parola della settimana? Senza dubbio alcuno è Leonardo. Un nome che solo a pronunciarlo scatena la vertigine perché porta a sfiorare la vetta del genio assoluto. E che nei giorni correnti è interessato da una libidine della riscoperta talmente esagerata da risultare incontrollabile. Perché già ritrovarne uno solo, di Leonardo, sarebbe stato davanzo. Ma recuperarne addirittura due in una volta significa rischiare loverdose. E invece succede proprio questo. Succede infatti che dentro Palazzo Vecchio si vada alla riscoperta di vaghe tracce lasciate da Leonardo Da Vinci. E che fuori da Palazzo Vecchio ci simbatta neglinattesi e chiassosi segni di vita di Leonardo Do Menici. Nellun caso o nellaltro il ritrovamento è frutto darduo cimento, causa i severi ostacoli da abbattere per raggiungere lobiettivo. Per il Da Vinci, la presenza dun affresco del Vasari a far da velo alle scarne tracce di unopera incompiuta. Per il Do Menici, lutilizzo dellarma staliniana della rimozione che lo ha confinato nel limbo della dimenticanza. Ma prima o poi verità e giustizia premiano ogni pena. E dunque, ecco i due Leonardi rivedere la luce in contemporanea. Una rivincita della storia contro ogni tentativo di nasconderla dietro una pecettata. Certo, lenfasi con la quale sono stato accolti i due ritrovamenti è stata diversa. Da una parte la stampa internazionale a puntare i riflettori, e il National Geographic mobilitato fin dallinizio per dare la massima pompa a qualcosa la cui sostanza è ancora tutta da vedere. Dallaltra, cronache locali a parte, nisba. Nemmeno Kazzenger a dedicare un flash per il ritrovamento di Do Menici. E questa, diciamolo francamente, è ingiustizia bella e buona. Perché resta da dimostrare il fatto che su quel muro di Palazzo Vecchio sia stata tracciata qualcosa di riconducibile alla Battaglia di Anghiari, anziché lo schema duna partita a tris o frasi in libertà sul lato B di Monna Lisa. Mentre la Battaglia di Castello è una cosa reale, bella fresca e non meno mitografica per i posteri che se ne vorranno occupare. Ma niente, soltanto la profondità del tempo storico proietta sulle cose un alone di fascino. E allora chissà se un giorno, fra cinque secoli, dietro unintercapedine della fu stanza del sindaco a Palazzo Vecchio salterà fuori un documento che costringerà a rileggere misteri e complotti del periodo fiorentino a cavallo dei secoli XX e XXI. Il Codice Do Menici.
FIRENZE - l'intercapedine e i Leonardi ritrovati
Il testo parla del ritrovamento di due opere d'arte attribuite a due personaggi diversi: Leonardo Da Vinci e Leonardo Do Menici. La riscoperta di queste opere è stata possibile grazie a una serie di indagini e ritrovamenti all'interno di Palazzo Vecchio a Firenze. La prima opera, un affresco del Vasari, copre le tracce di un'opera incompiuta di Da Vinci, mentre la seconda opera, un'opera di Do Menici, è stata scoperta grazie all'utilizzo di armi staliniane per rimuovere le tracce di una sua opera.
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